pensareinprofondo

Archivio per Giugno 2008

Viaggiare

In Uncategorized on 27 Giugno 2008 at 11:24 am

Quando ho preso il treno pensavo al solito viaggio palloso, fatto in un giorno feriale in compagnia di gente impegnata a parlare al telefono e con il computer davanti agli occhi.
Una sorta di dilatazione del tempo di lavoro e di produttività che nessuno mai potrà misurare e pagare adeguatamente.

E invece,dalle parti di Ancona, è salito lui con i suoi ottantanni dichiarati subito, la voglia di parlare con tutti e di tutto e la serenità di uno che guarda il mondo con gli occhi ironici dati dalla consapevolezza di dover godere “degli attimi fuggenti”.

Guardandosi attorno ha subito borbottato che “nessuno si sapeva più divertire”. E’ apssato alla narrazione della sua vita e delle sue avventure. Da quel momento chi dormiva si è svegliato e chi lavorava ha smesso quasi subito.

E’ stato un susseguirsi di episodi di guerra di un diciassettenne toscano scampato ai nazisti (grazie ad un fascista) ed impiegato per scavare trincee per la compagnia Todt sull’appennino emiliano.
La fuga e la ferma come volontario nei reparti dell’esercito italiano che combattevano con gli americani.
La morte degli altri, quella data e quella scampata.I trucchi per dormire caldi in montagna.

Il rapporto con il cibo scarso, la fame e la testimonianza che “si sopravvive e si guarda avanti”.
Mille mestieri tra cui quello di marinaio.Lo studio da autodidatta della trigonometria per imparare a fissare il punto nave nell’oceano.
Ha parlato dei giovani declamando Dante Alighieri a memoria. Lo ha fatto perché per lui siamo colpevoli di nascondere la bellezza che è in quei versi alle nuove generazioni, per il fatto che non abbiamo forza nel capovolgere ciò che ci schiaccia e ci rende insensibili al profondo che è in quelle parole, nel non saper trasmettere questo a loro.”Ma loro lo sanno chi è Dante Alighieri veramente?”

Se ne è andato chiedendoci se secondo noi in quello che c’è intorno c’è una forza consapevole della bellezza di quello che è l’ambaradan che ci circonda o se è tutto casuale.
Nessuno ha commentato.Persino l’ingegnere che gli sedeva a fianco sfoggiando la sua cultura “scientifica” non ha proferito parola.A nessuno è venuto in mente di dire “Ma che rompicoglioni”

La sospensione dei processi

In Uncategorized on 27 Giugno 2008 at 5:34 am
Quello che segue è (dovrebbe essere) l’elenco dei reati per i quali si sospendono i processi avviati prima del 2002 in quanto le pene sono inferiori ai 10 anni.
Certamente ci sono delle imprecisioni ma l’elenco offre spunti di riflessione interessanti.
Rimane difficile capire quali siano quelli per i quali “l’emergenza” impone una corsia diversa.
I signori che protestavano contro l’indulto passato adesso saranno soddisfatti.
Ora, io penso che la situazione della giustizia, ed il come questa venga applicata,sono il sintomo di un corpo sociale che in alcune sue parti è in cancrena.
Che un processo abbia un percorso tanto accidentato da durare un decennio è una cosa priva di senso, ed è una di quelle cose che ti portano a pensare che tanto anche se fai qualcosa di “sbagliato” è difficile che per quello tu debba pagare un prezzo.
Berlusconi è il terminale di questa situazione ed il suo degno rappresentante.
C’è, però, una questione banale.I processi durano un’eternità, ma le galere sono di nuovo piene di gente.
Varrebbe la pena capire chi, alla fine, ci finisce dentro le maglie di questo “mostro” inerte.
E in ogni caso anche avessimo un rapporto detenuti/popolazione uguale a quella degli USA ci sentiremmo, solo per questo, tutti più tranquilli?



- aborto clandestino

- abuso d’ufficio
- adulterazione di sostanze alimentari
- associazione per delinquere
- bancarotta fraudolenta
- calunnia
- circonvenzione di incapace
- corruzione
- corruzione giudiziaria – è quella per cui Silvio Berlusconi ha fatto questo decreto
- detenzione di documenti falsi per l’espatrio
- detenzione di materiale pedo-pornografico
- estorsione
- falsificazione di documenti pubblici
- frodi fiscali
- furto con strappo
- furto in appartamento
- immigrazione clandestina (“pensate, dopo tutte le menate che fanno con la storia dell’immigrazione clandestina, adesso sospendono i processi” – Marco Travaglio)
- incendio e incendio boschivo
- intercettazioni illecite
- maltrattamenti in famiglia
- molestie
- omicidio colposo per colpa medica
- omicidio colposo per norme sulla circolazione stradale vietata
- peculato
- porto e detenzione di armi anche clandestine
- rapina
- reati informatici
- ricettazione
- rivelazioni di segreti d’ufficio
- sequestro di persona
- sfruttamento della prostituzione
- somministrazione di reati pericolosi (?)
- stupro e violenza sessuale
- traffico di rifiuti
- truffa alla Comunità Europea
- usura
- vendita di prodotti con marchi contraffatti
- violenza privata

Tutti questi, essendo puniti con pene inferiori ai dieci anni, vengono sospesi.

Lo tsunami prossimo venturo

In economia on 25 Giugno 2008 at 12:37 pm

Bisogna essere fini economisti, candidati al nobel probabilmente, per riuscire a dichiarare quello che il “compagno” Trichet ha detto oggi.

“L’incertezza sulle prospettiva di crescita è notevole”, ha detto infatti Trichet nel corso di un intervento davanti alla commissione Affari economici e monetari del Parlamento europeo a Bruxelles, in cui ha sottolineato anche che l’inflazione resterà elevata per tutto il 2008 per ridursi gradualmente solo nel 2009. Nel 2008 – ha aggiunto il presidente della Banca centrale europea – è previsto un tasso di inflazione tra il 3,2% e 3,6% e per il 2009 tra l’1,8% e il 3,3%.

E , certo, l’incertezza è notevole così come, tanto per non sbagliare, le previsioni sull’inflazione oscillano “sensibilmente” tra il 3,2 ed il 3,6 questo anno e tra l’1.8 ed il 3,3 il prossimo.
Un mito.
Dopo di che ci delizia con una lungimirante analisi di quelli che sono gli elementi che condizionano la crescita economica e la spirale inflazionistica

A pesare sull’inflazione è soprattutto il caro-petrolio, che non dipende soltanto dalla speculazione, ha osservato il presidente della Bce: “E’ mia convinzione che i mercati debbano funzionare nel modo più trasparente ed efficiente possibile, ma non sono sicuro che il principale colpevole di quello che stiamo osservando sia la speculazione, quanto piuttosto un problema di offerta e domanda”. “Il problema principale, se ce n’è uno – ha aggiunto – è che lo spostamento di risorse nei portafogli va principalmente a favore delle materie prime”.

Quindi, per ricapitolare, il genio (dopo aver messo sotto una quarantina di dotti laureati in economia) ci racconta:
1- che l’inflazione oscilla ed oscillerà.
2-per evitare rischi, ed essere accusato di sparare numeri come durante la lotteria di capodanno, si prende un po’ di margine (per usare un eufemismo).Come il mago Telma che predice un guaio nel giro di due anni.
3-non è sicuro che il prezzo del petrolio dipenda dalla speculazione
4-pero’,forse, il prezzo dipende da un problema insito nella dinamica domanda offerta, ma non si sbilancia non avendoci capito un cazzo
5-se c’è un problema è quello che lo spostamento di risorse, nei portafogli(non i vostri) ,va principalmente a favore delle materie prime.In pratica mettono soldi dove c’è una ragionevole probabilità di guadagno.
Da questo ultimo punto, con molta cautela perché il passaggio logico è un po’ oscuro, sembra di capire che forse un cicinino di responsabilità la speculazione finanziaria l’ha.

Per un attimo mi metto al posto di uno sceicco qualsiasi.
Se sono uno sceicco la maggior richiesta, del mio petrolio, da parte del mercato mi mette nella condizione di poter agire sulla leva del prezzo con una certa “tranquillità”.A maggior ragione se opero all’interno di un cartello che concorda quelle che sono le politiche di offerta e, come me, si muove con la stessa logica.
Mi chiedono più petrolio questo mi consente di valutare quello che si chiama “margine di sicurezza”, cioè il punto oltre il quale l’aumento del prezzo, in relazione ai volumi di vendita prodotti ed alla loro probabile riduzione,mette a rischio la marginalità del business e, quindi, mi si può ritorcere contro in termini di una sostanziale diminuzione delle quantità vendute che non vengono compensati dal maggior prezzo per unità di prodotto.
Nello stesso tempo verifico l’interesse ad aumentare l’offerta, nei tempi e nei modi, garantendomi che un eventuale aumento della mia produzione venga fatta nel momento in cui il prezzo di acquisto è sensibilmente salito.

Ora con il petrolio siamo nella situazione per la quale si determinano diversi “fenomeni”.In primo luogo siamo di fronte ad una risorsa della quale si racconta il suo esaurimento a “breve” proprio nel momento in cui la maggior richiesta, da parte di Cina ed India come “competitor” di domanda, si somma alla questione della scarsità.
Il nostro sceicco è quindi di fronte ad uno scenario di esaurimento che di per sé, in mancanza di alternative o di modelli di sviluppo diversi, stressa il prezzo verso l’alto.In più si trova di fronte a più compratori che determinano una ulteriore competizione in termini di domanda, e che compensano, in qualche modo, i vari mercati nelle loro oscillazioni di acquisto garantendo, nel medio periodo, una stabilità nei volumi di acquisto complessivi.
Il tutto rafforzato da un consenso di “colleghi” di cartello che, per vari motivi,ragionano nello stesso modo e che non hanno grandi interessi nel moderare il fenomeno.
In più, di fronte a questi fatti, gli si offre la possibilità di giocare finanziariamente sul prezzo aumentando, con la speculazione, ulteriormente le sue fonti di guadagno.
Se poi quello sceicco gode della compagnia, in vari consigli di amministrazione, del gotha imprenditoriale e politico che insieme a lui giocano su derivati e futures il labirinto non offre uscite.

Se questi, di massima, sono gli elementi che determinano il prezzo e quindi influenzano l’inflazione non si capisce quale è il ruolo che la BCE voglia giocare su quel fronte.Di certo nessuno (considerato anche quello che dovrebbe essere il ruolo) se non il prendere atto che così è e quindi, in nome di mercato ed equilibri politici, nulla si può fare.Possiamo quindi dire che quella variabile (prezzo del petrolio) che a cascata influenza il resto (produzione,distribuzione etc.) è ingovernabile e che così una parte consistente della inflazione la dobbiamo subire.

Se non che l’unica leva di contrasto che sembra rimanere a lor signori, insieme all’aumento dei tassi, è quella di raccomandare moderazione salariale.
Rispettando però un “valore” senza il quale non sapremmo come vivere.Libera concorrenza (che in molti settori non esiste) e nessun intervento sui prezzi.Quindi niente prezzi amministrati, nessuno sconto IVA, nessun vincolo che possa in qualche modo condizionare “l’offerta” od il paniere della spesa.Certo, con l’unica eccezione della carta carità.

Però sono formidabili e surreali nel fissare obiettivi da missione impossibile (1,7 il tasso di inflazione programmato), così come è surreale il ruolo politico che la comunità europea gioca in questo frangente.
Se è vero che siamo di fronte a nuovi scenari, sintesi di macro cambiamenti sul fronte economico così come su quello delle fonti energetiche che hanno garantito lo sviluppo del sistema fino ad oggi, mi aspetterei una presa di coscienza che forse è tempo di cambiare “l’orientamento” e la direzione della nave.Mi focalizzerei su ragionamenti più strategici, sugli indirizzi da dare alla nostra società nel suo complesso, rimetterei in discussione valori assunti come dogmi ed organizzazioni sociali sedimentate.In sostanza “rivoluzionerei” il mio modo di pensare costringendo la società a “ripensarsi” in modo radicale in funzione di come si è organizzata fino ad oggi. Cosa si produce, come si produce, che effetti si determinano nella società (organizzazione, valori, ricchezza ed opportunità, democrazia), chi gestisce e chi gode del sistema dato.
Ed invece quello che ci propongono è un messaggio che recita “diventerete più poveri”, mentre altri massimizzeranno i loro profitti, e dovrete sopportare l’onere del cataclisma perché noi siamo troppo vecchi (ed abbiamo altri cazzi) per aver un qualche interesse di indirizzo nei vostri confronti.

Sapete come si fa per non pagare il canone rai?

In CRONACA on 25 Giugno 2008 at 10:42 am
Come disdire il canone Rai
Se volete rinunciare al televisore, potete venderlo, rottamarlo, farvelo rubare o farlo “sigillare” dalla Rai. Oppure regalarlo a un altro abbonato



<!– –><!– –> Se il televisore viene venduto
o rubato

In questo caso occorre inviare una lettera di disdetta dell’abbonamento Rai per raccomandata a.r. (con avviso di ricevimento) al seguente indirizzo:

Agenzia delle Entrate – 1° Ufficio di Torino
S.A.T – Sportello Abbonamenti Tv
Casella postale 22 – 10121 Torino

allegando rispettivamente le generalità e l’indirizzo dell’acquirente o la denuncia di furto.

Se non volete più utilizzare il televisore

Può succedere che si colga l’occasione di un guasto all’apparecchio per liberarsi della Tv. Occorre allora richiedere il “suggellamento” dell’apparecchio. Questa operazione comporta anche il versamento di 5,16 euro (le vecchie 10.000 lire) con un vaglia postale (attenzione: vaglia, non conto corrente) allo stesso indirizzo sopra riportato. Potete poi procedere in due modi:

  • se non avete il libretto di abbonamento, indicate nel vaglia la seguente causale: “per disdetta dell’abbonamento n. …. e conseguente richiesta di suggellamento” e spedite la ricevuta con raccomandata a.r. assieme alla lettera di disdetta;

  • se avete il libretto di abbonamento, compilate la cartolina D (o B nei libretti più recenti) con l’intestazione “Denuncia di cessazione dell’abbonamento Tv”, barrando la casella 2 (richiesta di suggellamento) e riportando negli spazi bianchi il numero del vaglia e la data del versamento (oppure allegando la ricevuta del vaglia). Spedite sempre con raccomandata a.r.

Conservate sempre una fotocopia fronte/retro della cartolina o della lettera di disdetta, più la ricevuta del vaglia per l’utente.

In risposta a questa richiesta, potreste ricevere, in teoria, la visita di un funzionario Rai che infilerà il vostro televisore in un sacco e lo chiuderà con un inviolabile sigillo del Ministero, lasciandovi in soggiorno un singolare e ingombrante soprammobile. Ma state tranquilli, il rischio che ciò accada è molto remoto: la procedura di suggellamento infatti non viene mai messa in atto nella pratica.

Se il televisore viene buttato via

La procedura più comoda per liberarsi della Tv è comunque quella di rottamare l’apparecchio, facendolo prelevare dal servizio di ritiro rifiuti ingombranti della propria città o portandolo in una delle piattaforme ecologiche presenti sul territorio, e facendosi rilasciare una ricevuta di rottamazione.

In alternativa, si può dichiarare al SAT di aver regalato il televisore (tecnicamente di averlo “ceduto in comodato”) a un amico che sia già titolare di un abbonamento Rai, del quale occorre comunicare le generalità e l’indirizzo. La procedura non è “codificata”, ma poggia sulla norma (art. 27, comma 2, della legge 223/90) secondo cui il canone va pagato solo per il primo apparecchio; quindi se si posseggono più televisori (anche nella seconda casa, ad esempio) non è dovuta alcuna imposta aggiuntiva.

Disdetta, con la Rai una “missione impossibile”

Una piccola nota conclusiva: se cercate sul sito della Rai queste indicazioni, o anche solo la procedura “ufficiale” per la disdetta del canone, non le troverete. Abbondano i dettagli sull’apertura dell’abbonamento, le variazioni e gli obblighi connessi, ma c’è ben poco sulla facoltà di disdetta, che parrebbe contemplata solo in casi estremi come morte, trasferimento all’estero o in casa di riposo (sic!). E’ comprensibile che un salumiere non dia istruzioni su come diventare vegetariani, ma un servizio pubblico dovrebbe fornire informazioni complete anche a chi decide di “andarsene”.

Angelo De Marinis

Giustizia di classe

In Uncategorized on 20 Giugno 2008 at 12:03 pm
La politica del “compagno” Berlusconi si sta concretizzando in una serie di iniziative che sembrano portare indietro l’orologio della storia.
In primo luogo quello che salta all’occhio è la questione della sospensione dei processi perché, questa è la tesi, lui non vuole essere messo sotto ricatto da una banda di magistrati epigoni di Beria e Stalin.
A ieri non mi è mai capitato di leggere nulla che confutasse una delle motivazioni addotte, cioè quella per cui già in altri paesi europei è così. Le maggiori cariche dello stato godono del privilegio di vedere sospese tutte le iniziative di tipo giudiziario che le riguardano.
A prescindere da quella che è la mia personale opinione, che è in ogni caso un privilegio inammissibile, mi è capitato sotto gli occhi quello che scrive Michele Ainis, ieri, sulla Stampa.
La tesi che confuta ciò che è il Berluscazz pensiero è la seguente:

1- Il riferimento alla legislazione francese è improprio in quanto
a- la costituzione francese non ospita una norma chiara al riguardo
b- per molti anni quella norma è stata interpretata circoscrivendo l’immunità del presidente (della repubblica e non del consiglio) ai soli reati funzionali.
c-In tutte le costituzioni occidentali, eccezion fatta per Belgio e Spagna, non esiste immunità di alcun genere per i delitti comuni (compreso spaccio di droga, truffa etc.)
d- La Francia rappresenta un’eccezione, giacché l’immunità totale riguarda i re, non i capi di stato Repubblicani.
2- Questi reati (quelli funzionali) corrono già in Italia, come altrove, su un binario separato. Gli altri no “perché nel 1947 i costituenti pensavano che in tale ipotesi l’interessato si sarebbe dimesso un minuto dopo.”
3- Il presidente degli USA risponde come un privato cittadino per i delitti commessi in quanto tale e viene citata, al riguardo, la corte suprema che in occasione dello scandalo Watergate scrisse:” La dottrina della separazione dei poteri non può fondare un’immunità del presidente assoluta e generalizzata”.
4-Sempre negli USA Clinton fu condannato al pagamento di una somma di denaro, in seguito al processo per molestie sessuali che gli aveva intentato Paula Jones.
Eventuali obiezioni sul merito prego indirizzarle allo scrivente.

Veniamo ora al punto.
La separazione delle possibilità date alla casta (somma di classe politica e classe sociale “agiata”) è già di per sé in quelli che sono i costi ed i tempi per poter accedere a sentenze che diano giustizia.
Se uno volesse rendere “giustizia” ai cittadini, dovrebbe percorrere una strada che sia quella della definizione di una sentenza in tempi ragionevoli e certi,mettendo sullo stesso piano le persone indipendentemente dalle loro possibilità economiche.
Berlusconi ha la possibilità, come altri, di “gestire” un processo in funzione di tempi che gli garantiscano in ogni caso l’immunità.
Non è a caso che noi vetero comunisti continuiamo, ostinatamente, a parlare di giustizia di classe.

In questa roba è veramente comico (tragico in realtà) vedere il modo surreale in cui la materia viene trattata dai partiti dell’ordine e come non viene trattata dagli altri.
Ma come, ci riempite le strade di polizia e carabinieri,blindate le frontiere e volete mettere in un lager, per 18 mesi, uno (bambino o adulto che sia) perché commette il “reato” di non avere il permesso di soggiornare nel nostro amabile paese, ritenete più grave una canna fatta da un adolescente e vi rifiutate di far processare gente che dovrebbe essere “intonsa” per avere l’autorità morale di fare prediche sulle regole agli altri?
Non sarebbe il caso di rendere celere quel processo costruendo per lui, come per i processi sulle morti bianche, una corsia preferenziale fatta da procedure che snelliscano il tutto?
E invece questi mettono la monnezza sotto il tappeto.
Però occhio se fate i posteggiatori abusivi o se vendete un CD taroccato. E, cari miei, lì non si transige e sono cazzi amari.
Di questo, però, onore al merito anche ai “compagni” del PD.

Figura di merda?

In Uncategorized on 18 Giugno 2008 at 3:51 pm

Robin Hood

In economia on 18 Giugno 2008 at 12:10 pm
Il compagno Tremonti usa un linguaggio, e scrive libri,che sono parte di quella cultura nazionale popolare tanto cara ai fascisti.
Un linguaggio che strizza l’occhio agli sfigati, che alza cortine fumogene e che, nella sostanza, è una presa per il culo per gente che ha voglia di sentirsi rassicurata, che è perennemente alla ricerca di un bersaglio su cui scaricare le tensioni e le frustrazioni quotidiane.
Ci dice che la sua Robin Hood tax è una tassa bellissima perché mette le mani nelle tasche di petrolieri e banche.
Non ho idea se questa, che è una misura che in qualche modo discrimina tra “capitalisti”, passerà o se non farà la fine di quello che provò a fare Prodi negando, alle banche, la possibilità di godere dei tagli all’Irap.Cosa che non fu possibile.
Rimane la “forza” del messaggio.
E rimane l’imbarazzo di “certi” riformisti, gli stessi che si scandalizzarono a proposito dei manifesti di rifondazione sul far pagare i ricchi.
Nella sostanza c’è il fatto che se guadagnano tanto, quelle società, è perché aumentano i ricavi in modo spropositato rispetto ad i costi che devono sopportare per stare dietro a tanto ben di dio.
E’ una rendita e chi gliela garantisce siamo noi.
Pagheranno più tasse con i soldi tolti, in ogni caso, dalle nostre tasche e che non ci ritorneranno mai.
Intanto, per gradire, si preparano a farti lavorare di più per darti quello che non ti daranno con i contratti. Una sorte di ritorno al futuro dell’800.
A pagarti di meno se abiti al Sud ma non di più se abiti al Nord, come negli anni 50.Come se la fatica fosse diversa.
A farti abituare all’idea del posto di blocco fatto da militari.
A darti un calcio nel culo se sei un barbone ed a metterti in galera se clandestino, ma non a processarti se picchi chi protesta, perché sei uno sbirro, o fai impoverire qualche migliaio di risparmiatori vendendogli carta straccia.
A controllarti sempre, ma non a tollerare che quello che fanno ed il modo in cui si parlano tra amici degli amici compaia sui giornali.
E quello parla di Robin Hood.

Questi sono pericolosi e c’è qualcuno che ci vuole ancora parlare assieme.
A me non scandalizzano le cose che fanno e che faranno, la strada l’ha spianata quel genio dell’ex sindaco di Roma.
Queste sono esattamente le cose che fa la destra quando governa.Peccato che piacciano tanto anche alla “sinistra” liberal e riformista.
Quello che scandalizza è il torpore di questa gente.La catalessi, la mancanza di idee e la passività alla quale sembra vogliano condannarci.
Quanto ci vorrà ancora e quanti cazzotti alle coscienze sarete disposti a sopportare cari riformisti del cazzo?
Siamo in piena emergenza democratica e fate finta di niente dalle parti del palazzo. Magari perché al fondo pensate che sia giusto così.O no?

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Lanfranco Pace ovvero meglio un coito interrotto

In killer on 17 Giugno 2008 at 3:12 pm

Quello che ogni sera, con la facciona rubiconda e la cravatta bordo’ (il più delle volte), sulla 7 intervista politici ed ammennicoli vari ha un passato “rivoluzionario” di tutto rispetto.
Mi chiedo come si potesse, all’epoca, dar conto a gente di questo tipo.
A sentirli parlare, adesso, insieme ad ex del calibro di Sofri, si capisce anche perché uno come MARINO abbia goduto un sacco a raccontare chi, secondo lui, lo assecondò nell’omicidio Calabresi per fargli provare il gusto delle sbarre.
Gente che se li rivedi in qualche intervista con i capelli lunghi e la faccia da imberbe ti travolge con la “qualità” della critica allo stato.
Mi è capitato di sentire un flash di una dichiarazione di Liguori ventenne (su Blob).Mi chiedo se sono la stessa persona.
Certo nella vita si cambia.
Per certuni, però, si imporrebbe il silenzio quando un percorso accidentato ti ha fatto buttare nel cesso quel minimo di coerenza con cui guardarti allo specchio.
E invece te li ritrovi lì, paciosi con il portafoglio pieno, a raccontarti come vanno le cose.
Ad ogni buon conto questa che copio da Wikipedia è la biografia del nostro giornalista.Tanto perché sappiate da dove arriva, come si è trasformato, con chi collabora e con quale leggerezza d’animo segga a quel tavolo.

“Gli anni di Potere Operaio e delle Brigate Rosse [modifica]

Nel 1968 fa parte all’Università di Roma del comitato di base di ingegneria dove viene in contatto con Oreste Scalzone e Franco Piperno, con cui porterà avanti un sodalizio per oltre trent’anni. Costituisce a fine anni ‘60 il Comitato di Base della fabbrica FATME a Roma.

A Torino, nel 1969 entra in Potere Operaio (partecipa agli scontri di Corso Traiano del 3 Luglio 1969) e rapidamente ne diviene uno dei dirigenti.[1]

Allo scioglimento di Potere Operaio (1973), nell’ambito di Autonomia Operaia, d’intesa con Valerio Morucci, Franco Piperno, Germano Maccari, Luigi Rovati, Piero del Giudice e Paolo Castaldi dà vita ad un progetto di unificazione delle organizzazioni armate rivoluzionarie dell’estrema sinistra denominato Co.Co.Ri. (Comitati Comunisti Rivoluzionari).

Più avanti (1977), fonda, con Oreste Scalzone e Franco Piperno il Progetto Metropoli, una rivista/movimento, con il complemento Pre-Print, con sede al civico 28 di piazza Sforza Cesarini a Roma (successivamente sede di Linea di Condotta).[2]

Il progetto della rivista Metropoli è collegato (stessa sede, stessi nomi delle persone a libro paga: Paolo Virno e Lucio Castellano, oltre a Lanfranco Pace) al CERPET, Centro Ricerche di Programmazione e Pianificazione Economica e Territoriale, nato per iniziativa di Stefania Rossini e Luigi Sticco (sotto il patrocinio del senatore Antonio Landolfi) e che si occupa di ricerche sociali, finanziate in modo molto generoso da Montedison, Formez e Regione Abruzzo.[3] [4]

Coautore con Lucio Castellano e Cristina Cocchioni del libro La fabbrica nel sud. Il mercato del lavoro a Cassino dopo l’insediamento Fiat, Lerici, Cosenza, 1978.

Viene arrestato il 3 aprile 1978 nel corso di una retata nell’ambito della Autonomia Operaia ma resta in carcere un giorno solo, giusto il tempo per essere identificato.[5]

Durante il sequestro Moro (16 marzo – 9 maggio 1978) Pace ha periodici incontri con i brigatisti rossi di origine più movimentista, Valerio Morucci e Adriana Faranda, svolgendo un ambiguo ruolo di mediatore tra l’ala movimentista delle BR (che andava poi a riferire a Mario Moretti) ed il Partito Socialista Italiano (Claudio Signorile, Antonio Landolfi, Bettino Craxi).[6]

Tra il 1978 e l’inizio del 1979 ha diversi contatti con il gruppo dirigente delle BR, al fine di “far da pacière” tra il gruppo di Moretti/Gallinari e il duo Faranda/Morucci.

A tale epoca risale, secondo alcune fonti (pentiti e dissociati) l’appartenenza vera e propria di Lanfranco Pace alle BR, sempre smentita dall’interessato.[7]

Nei primi mesi del 1979, Morucci e Faranda sono ospitati in casa di Aurelio Candido, grafico di Il Messaggero e militante del Partito Radicale, su richiesta di Lanfranco Pace, che non lo informò sulla loro identità.

Successivamente Pace raccomanda i due, appena usciti dalle Brigate Rosse per costituire un altro gruppo terroristico, a Giuliana Conforto perché affitti loro il suo appartamento in viale Giulio Cesare 47 a Roma, dove questi sono posti in arresto il 29 maggio 1979.[8][9]

Nel 1979, imputato nel cosiddetto “Processo 7 Aprile” nell’ambito dell’inchiesta del giudice Calogero, fugge in Francia con Franco Piperno, dove lavora al giornale Liberation. Ai primi di settembre 1980 Lanfranco Pace si costituisce in Francia e tra la fine di ottobre e l’inizio di novembre, Piperno e Pace vengono estradati in Italia.

La carriera giornalistica [modifica]

Attualmente è opinionista politico per la televisione LA7 e per il quotidiano Il Foglio. Dal febbraio 2008, in seguito alla fondazione della lista Pro-life di Giuliano Ferrara, Lanfranco Pace ne ha preso il posto alla conduzione di Otto e mezzo, trasmissione per la quale aveva curato fino a quel momento il servizio d’apertuta, chiamato Il Punto.”

Meglio i soviet della democrazia

In Diritti civili on 16 Giugno 2008 at 7:34 am

Meglio la democrazia od i Soviet?
Veltroni è di sinistra?
Chi sono i proletari?
Le risposte di Odifreddi, da la Stampa
Da leggere ascoltando il pezzo degli zz top ad alto volume

Da:La Stampa
CLAUDIO SABELLI FIORETTI

Un giorno ha voluto spiegare perché nonpossiamo essere cristiani. Il libro ha venduto 200 mila copie. Piergiorgio Odifreddi ci ha preso gusto e ha cominciato la serie del matematico, “impertinente” prima e “impenitente” dopo, sempre a colpi di 100 mila copie. Ateo, laico, anticlericale, sostanzialmente mangiapreti, nonostante quattro anni di seminario, o forse proprio per quello, Odifreddi l’ho incontrato in Spagna, sul Camino de Santiago de Compostela. Roba seria per pellegrini credenti. Impenitente, che ci fai qui? «Sono stato sull’Himalaya. Ho fatto i pellegrinaggi indu. Camminare nei campi ti mette in sintonia con te stesso».

E un libro sul Camino?
«Lo faremo io e Sergio Valzania, il direttore di Radio2 e Radio3. Si chiamerà La via lattea, da Buñuel naturalmente. L’impenitente e il credente camminano insieme e dibattono».

Chi ha vinto?
«Valzania è un muro di gomma. Qualunque cosa tu gli dica è sempre la dimostrazione dell’esistenza di Dio».

Ha vinto il credente, quindi…
«Valzania crede di credere perché chiude gli occhi davanti alla realtà. Persone strutturate intellettualmente come lui non possono essere dei credenti».

La fede è roba per gente semplice?
«Einstein, nell’ultima fase della sua vita, scrisse: “La religione è una superstizione infantile”».

Einstein ha sempre detto di avere uno spirito religioso…
«Ma anch’io ce l’ho. Se non si crede ad un universo ordinato è inutile fare lo scienziato».

Quindi lo scienziato crede.
«Crede all’opposto dei dogmi ai quali dice di credere Valzania, tipo verginità della Madonna».

Basta religione. Politica. La matematica può aiutare il buon governo?
«C’è il teorema dell’impossibilità, valso a Kenneth Arrow il premio Nobel per l’economia. Dice in sostanza che la democrazia non esiste. C’è il paradosso di Condorcet: nel 1976 negli Usa Carter vinse contro Ford, ma Ford aveva vinto contro Reagan. E secondo i sondaggi Reagan avrebbe vinto contro Carter. Chi doveva fare il presidente?»

Ricordi? La democrazia non è un sistema perfetto ma è il migliore.
«Non ne sono sicuro: il sistema democratico è di tre secoli fa, è anacronistico. Oggi abbiamo mezzi elettronici. Oggi il governo dovrebbe limitarsi a fare ordinaria amministrazione».

E per i grandi temi?
«Ridi se vuoi. Però il sistema dei soviet era più moderno».

Rido.
«I soviet erano come le corporazioni. Tu potevi far parte di tanti soviet perché eri contemporaneamente giornalista, filatelico, letterato… Potevi delegare tutto a una sola persona?».

Come spieghi il successo della destra alle elezioni?
«Gli italiani sono sempre stati di destra. I proletari oggi non votano».

Come sarebbe a dire?
«Albanesi, marocchini, rumeni non votano. I proletari italiani sono diventati borghesi».

Sembrava che tu volessi scendere in campo.
«Mi chiamò Veltroni quando nacque il Pd. Ma io sono di sinistra e il Pd è una ricostruzione della Dc”.

E allora?
«Ho pensato: se uno entra nel Pd riesce a fare qualche cosa».

E sei entrato…
«Mi sono sentito subito a disagio. Mi misero nella commissione valori. Cento persone. Accanto a me era seduta la Binetti».

Col cilicio.
«La Binetti è molto gentile. Ma è un’integralista. E poi, diciamolo ma non lo scrivere: è una che non ha mai avuto un uomo, è dell’Opus Dei, vive in una comunità di donne, il suo stipendio lo devolve interamente all’Opus Dei. Però…»

Però?
«Preferisco lei a Veltroni. Lei è una che ha dei principi. Veltroni non sai che cosa vuole. E alla fine ti frega».

Ha fregato anche te?
«C’erano troppi dc nel Pd. Ho chiesto a Veltroni di prendere posizione. Lui ha parlato della funzione pubblica della religione. E allora me ne sono andato».

Di molti dc si diceva che erano laici…
«Si dice che De Gasperi fosse laico perché talvolta rifiutava di obbedire agli ordini di Pio XII. E pensa ad Andreotti».

Cossiga dice che rappresenta il Vaticano in Italia.
«Dice anche: “Andreotti è convinto che la storia la faccia Dio”. Ma Cossiga è un tipo strano… è massone…».

Lui nega di essere massone.
«Gli iscritti alle logge segrete negano di essere massoni. Credimi, Cossiga è massone».

I politici italiani stanno scoprendo la religiosità…
«Ma anche Ferrara. E Magdi Cristiano. Vallo a capire. Dicono che sia diventato cattolico dopo aver letto il Corano. Ma io ho letto la Bibbia e non sono diventato islamico».

I campioni del laicismo?
«Non ne conosco. Quando si è votata l’esenzione dall’Ici per la Chiesa, era il governo Prodi, ci sono stati solo sei voti contro. Dov’erano i cosiddetti laici?»

Prodi odiato da Ruini.
«Quando Prodi fu eletto nel 2006 disse: “Faremo pagare l’Ici alla Chiesa”. Io pensai: “Finalmente un cattolico adulto”. Poi fece una legge che esentava dall’Ici definitivamente tutti gli enti che non sono esclusivamente a scopo di lucro. Cioè: basta avere una cappelletta e non paghi l’Ici».

La sinistra è scomparsa.
«L’unico successo di Veltroni. Hanno appeso un cartello in Campidoglio: “Veltroni santo subito”. Ha fatto il Pd e ha fatto cadere Prodi. Si è presentato da solo e ha fatto vincere Berlusconi. Ha presentato Rutelli e ha fatto vincere Alemanno».

Tutte le volte che Zapatero vince, Veltroni dice: “Abbiamo vinto”.
«Col cavolo che “abbiamo vinto”. Veltroni è l’antitesi di Zapatero. E’ un vecchio democristiano di sinistra. Un vecchio socialdemocratico di destra».

Chi segue gli insegnamenti della Chiesa oggi?
«Nessuno. Cattolici fondamentalisti convivono con le loro compagne senza essere sposati. E solo il 30 per cento va a messa».

Veltroni ti ha definito “la versione caricaturale della laicità”…
«E lui se ne è andato a prendere schiaffi dal Papa il quale gli ha fatto la predica e alla fine ha anche battuto cassa per le scuole religiose. Vergognoso».

Veltroni ha anche detto che la Chiesa non fa ingerenze ma sollecitazioni…
«Beato lui. Se pensi al referendum sulla procreazione assistita… La Chiesa “sollecitò” l’indicazione di “non voto”. Andreotti disse: “Io ci andrei a votare, ma se lo dice Ruini non ci vado”».

Tu sei comunista?
«Credo di esserlo. Mi piace un sistema statalista, governato dal centro».

Non ha dato grande prova di sé…
«I sovietici erano all’avanguardia rispetto ai tempi. Avrebbero avuto bisogno di mezzi informatici altamente avanzati».

Tu hai detto che gli scienziati sono gli unici che difendono la laicità…
«Scrivere libri contro la religione dovrebbe essere il lavoro dei filosofi. Ma in Italia non ci sono filosofi laici…»

Vattimo?
«Vattimo recita il breviario tutti i giorni».

Cacciari?
«E’ un papista». Lui ti chiama “il sedicente laico”… «Ha ragione. Io non sono laico se laico è lui».

Ci sono anche scienziati credenti…
«Ma scienziati che non accettino il darwinismo non ce ne sono. O meglio ce n’è uno, Zichichi, che non è il massimo. Il fatto che lui non creda al darwinismo è un ottimo motivo per crederci».

Tu hai scritto che la Bibbia che è piena di sciocchezze.
«Quando ho letto la Bibbia mi sono sbellicato dal ridere. Non riuscivo a credere che una religione si potesse reggere su cose del genere. Un Dio cattivissimo fa il tifo per un unico popolo. Gli altri li distrugge. La terra promessa? Popolazioni annientate, donne violentate. A volte sembra di leggere Mein Kampf. Hitler citava la Chiesa come sua ispiratrice per i metodi di inquisizione. E gli Usa per come hanno sterminato gli indiani».

Sei anche antiamericano.
«Le leggi razziali contro gli zingari degli Usa sono precedenti a quelle della Germania nazista. Molte delle cose che noi imputiamo al razzismo nazista in realtà sono americane».

Hai firmato il documento contro la visita del Papa alla Sapienza?
«Non ero a Roma. Ma avrei firmato».

Dei professori che hanno firmato Cacciari ha detto: “Sono dei cretini”.
«Cretino, etimologicamente, deriva da “cristiano”».

Non è stato elegante respingere il Papa…
«Perché, è vietata la protesta?».

Zittire il Papa… non farlo parlare…
«Zittire il Papa? Ha giornali, televisioni, tutte le domeniche è su Rai 1. Ha un sacco di deputati che parlano per lui».

Ferrara ti ha definito “estremista dell’ateismo di Stato”.
«Ferrara è una persona gentile, dolce quando tratta a tu per tu. Quando invece scrive gli esce il diavolo dall’ombelico».

I giovani hanno fatto bene a tirargli i pomodori?
«Ferrara è un provocatore. Chi gli ha tirato i pomodori gli ha fatto un piacere».

Di Ferrara hai detto: “E’ in pessima fede”.
«Lui dice: “Fate l’amore e non fate l’aborto”. Dovrebbe dire: “Fate l’amore col preservativo e allora non farete l’aborto”. Non si può essere difensore della vita dell’embrione e fregarsene della vita dei soldati in Iraq».

Le tue risse?
«Me la sono presa con Vattimo quando frequentava gli Agnelli. Scrissi che era un agnellista prezzolato. Per vari mesi non mi ha parlato».

Dopo Vattimo?
«Me la sono presa con Zichichi. Zichichi è come un bambino. Anzi no, i bambini sono svegli».

Perché ce l’avevi con lui?
«Aveva scritto un libro intitolato: “Perché io credo in colui che ha creato il mondo”. Gli feci una recensione dal titolo “Dagli amici si guardi Dio!” Mi querelò. A quel punto ho scritto un libro in cui ho raccolto tutte le sue sciocchezze, comprese le sue, diciamo così, teorie scientifiche. Per tutelarmi chiesi ed ottenni la prefazione dal suo protettore, Giulio Andreotti».

Altre vittime?
«Qualche frecciatina a Severino. E’ una delle cariatidi della filosofia, incomprensibile e antiscientifico. Confonde scienza e tecnologia».

E poi?
«Poi Reale, uno di questi filosofi papisti. Uno che sostiene che Platone era un precursore di Gesù Cristo!»

Se gli italiani ti eleggessero premier, quali leggi faresti?
«Toglierei i finanziamenti alla Chiesa. Sai che il Vaticano possiede un quinto del patrimonio immobiliare italiano? Una casa su quattro a Roma è del Vaticano».

Ce l’hai col Papa.
«Ricomincerei dalla breccia di Porta Pia. Rimanderei il Papa a Gerusalemme. Bisogna liberarsi del fardello vaticano».

E dopo aver sistemato il Papa?
«Abolirei la pubblicità, simbolo di decadenza».

Ma come si fa a vietarla…
«E’ vietato fare la cacca per terra, no? La pubblicità è come la cacca: puzza e fa schifo…».

Che ricordi hai della gioventù?
«Mio padre era geometra. Quando vide che mi ero laureato si seccò e prese la laurea in architettura, studiando la sera».

I politici che ti piacciono.
«Pochi. Forse Franceschini e Diliberto».

E Bertinotti?
«Lo ho votato tante volte ma è troppo aristocratico. Dicono: “Bertinotti ha perso perché non c’erano abbastanza principesse a votarlo”».

Quello che ti piace di meno?
«D’Alema. E’ stato, prima di Veltroni, quello che ha fatto più male alla sinistra. Ha più alterigia che intelligenza».

Hai scritto che Ratzinger si comporta come un “vecchio leone moribondo”.
«La religione cattolica è ormai una burletta. La gente si dice cattolica ma non sa nemmeno quel che vuol dire».

Al Festival del Libro di Torino c’è stato casino quest’anno, proteste contro Israele…
«Hanno fatto bene. Israele è come il Sud Africa di una volta, c’è l’apartheid. E’ uno Stato fascista, imperialista, che pretende di occupare territori non suoi».

Arafat rifiutò le offerte di Barak…
«Perfino Carter, premio Nobel per la pace, disse che le proposte di Barak “erano inaccettabili”. Uno Stato diviso in quattro parti sul 13% dei territori contesi. Tutto il resto inglobato da Israele».

Hai la prova che Dio non esiste?
«Che cosa intendi per Dio? Se intendi la natura, Dio esiste. Se tu mi dici: “Esiste un dio della pioggia?” non posso dimostrare che non c’è, però oggi sappiamo come si forma la pioggia e non abbiamo più bisogno del dio della pioggia».

Nei buchi del sapere la gente inserisce Dio…
«Ma poi i buchi si tappano e Dio che fine fa?»

Due polemiche: è giusto diffondere i dati fiscali come ha fatto Visco? E’ giusto dare la parola a Travaglio in tv?
«Sono dati pubblici, perché non si deve sapere quanto guadagni? Non si vuole difendere la privacy. Si vogliono evadere le tasse. Io non ho nessuna difficoltà a dire quanto denuncio».

Quanto denunci?
«Nel 2005, 150 mila euro, grazie ai diritti d’autore».

Ha protestato anche Grillo.
«Non amo la politica fatta dai comici».

Travaglio?
«I suoi libri sono manichei e tosti. Ma importanti. Pieni di fatti. Ho letto le cose su Schifani. Che Schifani risponda. I libri di Travaglio hanno successo. Vuol dire che la gente vuole sapere».

E Santoro criticato per aver dato spazio a Grillo?
«Sbaglia Santoro. Reintroduce Grillo dentro la Rai in maniera surrettizia. Santoro è troppo egocentrico. Come Piero Angela. Da Angela possono esserci tre Nobel in studio ma parla sempre lui».

Grillo non lo ami molto.
«Grillo è un parvenu. Ho visto la sua dichiarazione dei redditi. Come fa a mettere insieme 5 milioni di euro?».

Direi che sono affari suoi.
«Mischia politica e comicità. E produce populismo».

Gioco della torre. Buttiglione e Cacciari, chi butti?
«Cacciari perché non ride mai».

Anche Gesù Cristo non rideva mai.
«Butterei anche lui dalla torre».

Andreotti o Cossiga?
«Andreotti ha il fascino del male. Io l’ho voluto incontrare solo per toccarlo».

Wojtyla o Ratzinger?
«Butto Wojtyla. Era un furbone mediatico».

Luciani o Giovanni XXIII?
«Butto Luciani. Era viscido».

Padre Pio e Madre Teresa di Calcutta?
«Butto Padre Pio anche perché era fascista».

Non ti sembra di esagerare?
«Andreotti mi ha raccontato che lui agli inizi non voleva andare da Padre Pio, perché Padre Pio era addirittura contrario alla riforma agraria. Era un reazionario. Madre Teresa almeno era atea. Tra atei ci si capisce».

Poesie

In privato on 14 Giugno 2008 at 2:51 pm
Oggi non ho voglia di scrivere nulla.Lascio la costruzione del comunismo in un punto indeterminato dell’universo o del futuro “perché (come mi ha scritto Francesca in un commento qualche post fa) dico chiunque può augurarsi la distruzione del capitalismo, anche un fascista o un prete, soprattutto se mette il termine in un punto indeterminato del futuro”.Capirete che, nella determinazione del punto e, cosa più importante, del come, abbiamo tempo di fare una passeggiata tra le cose più belle che ci siano capitate di ascoltare od osservare in questo peregrinare, pieno di tentativi, illusioni, vittorie e sconfitte .
Io mi sono messo alla ricerca di qualche poesia. Ce ne sono di meravigliose, qui mi limito a qualcuna di quelle che ogni tanto vado a riprendere.Accompagnato magari da qualche melodia un po’ così, perché, al fondo, l’idea della rivoluzione è piena di malinconia per ciò che vorremmo che fosse e che in realtà non è.Come una poesia.

“Con i poveri della terra voglio condividere il mio destino: il ruscello della sierra mi piace più che il mare”
Jose Marti

Io ti chiesi

Io ti chiesi perché i tuoi occhi
si soffermano nei miei
come una casta stella del cielo
in un oscuro flutto.

Mi hai guardato a lungo
come si saggia un bimbo con lo sguardo,
mi hai detto poi, con gentilezza:
ti voglio bene, perché sei tanto triste

- Hermann Hesse

L’Infinito

Sempre caro mi fu quest’ermo colle,
e questa siepe, che da tanta parte
dell’ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interminati
spazi di là da quella, e sovrumani
silenzi, e profondissima quiete
io nel pensier mi fingo; ove per poco
il cor non si spaura. E come il vento
odo stormir tra queste piante, io quello
infinito silenzio a questa voce
vo comparando: e mi sovvien l’eterno,
e le morte stagioni, e la presente
e viva, e il suon di lei. Così tra questa
immensità s’annega il pensier mio:
e il naufragar m’è dolce in questo mare.

- Giacomo Leopardi

Agonia

Morire come le allodole assetate
sul miraggio

O come la quaglia
passato il mare
nei primi cespugli
perché di volare
non ha più voglia

Ma non vivere di lamento
come un cardellino accecato

Ungaretti

Aggiunti su suggerimento di Mauro

È ridicolo credere

È ridicolo credere

che gli uomini di domani
possano essere uomini,
ridicolo pensare
che la scimmia sperasse
di camminare un giorno
su due zampe

é ridicolo
ipotecare il tempo
e lo é altrettanto
immaginare un tempo
suddiviso in piú tempi

e piú che mai
supporre che qualcosa
esista
fuori dall’esistibile,
il solo che si guarda
dall’esistere.

(Eugenio Montale, Satura; Satura II)

Non sono nulla, non posso nulla,
non perseguo nulla.
Illuso, porto il mio essere con me.
Non so di comprendere,
né so se devo essere,
niente essendo, ciò che sarò.
A parte ciò, che è niente, un vacuo vento
del sud, sotto il vasto azzurro cielo
mi desta, rabbrividendo nel verde.
Aver ragione, vincere, possedere l’amore
marcisce sul morto tronco dell’illusione.
Sognare è niente e non sapere è vano.
Dormi nell’ombra, incerto cuore.

Pessoa

Poesie

In privato on 14 Giugno 2008 at 2:51 pm
Oggi non ho voglia di scrivere nulla.Lascio la costruzione del comunismo in un punto indeterminato dell’universo o del futuro “perché (come mi ha scritto Francesca in un commento qualche post fa) dico chiunque può augurarsi la distruzione del capitalismo, anche un fascista o un prete, soprattutto se mette il termine in un punto indeterminato del futuro”.Capirete che, nella determinazione del punto e, cosa più importante, del come, abbiamo tempo di fare una passeggiata tra le cose più belle che ci siano capitate di ascoltare od osservare in questo peregrinare, pieno di tentativi, illusioni, vittorie e sconfitte .
Io mi sono messo alla ricerca di qualche poesia. Ce ne sono di meravigliose, qui mi limito a qualcuna di quelle che ogni tanto vado a riprendere.Accompagnato magari da qualche melodia un po’ così, perché, al fondo, l’idea della rivoluzione è piena di malinconia per ciò che vorremmo che fosse e che in realtà non è.Come una poesia.

“Con i poveri della terra voglio condividere il mio destino: il ruscello della sierra mi piace più che il mare”
Jose Marti

Io ti chiesi

Io ti chiesi perché i tuoi occhi
si soffermano nei miei
come una casta stella del cielo
in un oscuro flutto.

Mi hai guardato a lungo
come si saggia un bimbo con lo sguardo,
mi hai detto poi, con gentilezza:
ti voglio bene, perché sei tanto triste

- Hermann Hesse

L’Infinito

Sempre caro mi fu quest’ermo colle,
e questa siepe, che da tanta parte
dell’ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interminati
spazi di là da quella, e sovrumani
silenzi, e profondissima quiete
io nel pensier mi fingo; ove per poco
il cor non si spaura. E come il vento
odo stormir tra queste piante, io quello
infinito silenzio a questa voce
vo comparando: e mi sovvien l’eterno,
e le morte stagioni, e la presente
e viva, e il suon di lei. Così tra questa
immensità s’annega il pensier mio:
e il naufragar m’è dolce in questo mare.

- Giacomo Leopardi

Agonia

Morire come le allodole assetate
sul miraggio

O come la quaglia
passato il mare
nei primi cespugli
perché di volare
non ha più voglia

Ma non vivere di lamento
come un cardellino accecato

Ungaretti

Aggiunti su suggerimento di Mauro

È ridicolo credere

È ridicolo credere

che gli uomini di domani
possano essere uomini,
ridicolo pensare
che la scimmia sperasse
di camminare un giorno
su due zampe

é ridicolo
ipotecare il tempo
e lo é altrettanto
immaginare un tempo
suddiviso in piú tempi

e piú che mai
supporre che qualcosa
esista
fuori dall’esistibile,
il solo che si guarda
dall’esistere.

(Eugenio Montale, Satura; Satura II)

Non sono nulla, non posso nulla,
non perseguo nulla.
Illuso, porto il mio essere con me.
Non so di comprendere,
né so se devo essere,
niente essendo, ciò che sarò.
A parte ciò, che è niente, un vacuo vento
del sud, sotto il vasto azzurro cielo
mi desta, rabbrividendo nel verde.
Aver ragione, vincere, possedere l’amore
marcisce sul morto tronco dell’illusione.
Sognare è niente e non sapere è vano.
Dormi nell’ombra, incerto cuore.

Pessoa

Gli esami non finiscono mai

In privato on 14 Giugno 2008 at 10:56 am

Tra circa due ore Lucas avrà finito con gli esami di terza media.Alle 14,30 gli tocca l’orale.
A suo dire le prove scritte sono andate bene.
La prova di matematica prevedeva la risoluzione di un problema di geometria con un prisma,tre esercizi di statistica sul concetto di media, mediana e moda,una equazione e la rappresentazione su un piano cartesiano di una funzione del tipo y=ax+b.
Nello scritto d’inglese doveva presentarsi e parlare di un suo amico, il tema di italiano lo ha visto impegnato nello scrivere ad un suo amico di quelli che sono i suoi problemi.
E’ stata dura farlo studiare quest’anno. Tra gli impegni nel calcio con i suoi tre allenamenti settimanali (dalle 17,00 alle 19,00), le partite, le ragazzine che ronzano, le tempeste ormonali, i discorsi sulla necessità di sentirsi libero e non guardato a vista e tutto l’ambaradan legato alla sua crescita,con Carla, abbiamo iniziato la nostra scalata sull’Everest.
Nel rapporto con mio figlio cerco di trovare il giusto equilibrio tra quello che è il modo di vedere la vita e la società e quello che sente lui.
In questo momento non è molto attratto dalla politica.Anzi, direi che per lui le mie incazzature ed i miei sermoni il più delle volte sono incomprensibili.
Mi sembra molto pratico.Una volta, parlando di cultura fascista gli ho detto che una cosa che non avrei mai sopportato sarebbe stata quella di vederlo frequentare ambienti di quel genere.
Mi ha chiesto se potevo fare una eccezione nel caso si fosse innamorato di una bella ragazza di destra.
Quando li avevo io 14 anni giocavo nel cortile di casa. Lui per poter fare la stessa cosa, e trovare uno spazio in cui non prendersi gli improperi di chi non sopporta le urla dei ragazzi quando giocano, attraversa mezza Torino.
Ascolta musica hip hop, rap e reggae. I suoi idoli sono 2pac, che ho scoperto grazie a lui, ed Eminem.
Adesso è teso, non ha pranzato e non vede l’ora che tutto finisca.
Gli ho suggerito di pensarsi da qui a tre anni. Mi ha risposto che non è una bella cosa pensarsi vecchi per superare lo stress.
In bocca al lupo, figlio.

Polemiche confindustriali

In economia on 13 Giugno 2008 at 10:14 am
PIL IN CALO – «Nel 2007 – scrive Confindustria nelle sue note economiche – si avrebbe una decelerazione della crescita del Pil. Nel primo trimestre la crescita scenderebbe allo 0,2% congiunturale, per poi risalire lievemente allo 0,3% a trimestre nella seconda metà dell’anno. Nella media del 2007 l’economia italiana dovrebbe crescere intorno all’1,4 %, vicino al tasso potenziale». Il rischio però – secondo Confindustria – è che gli effetti della Finanziaria all’esame da oggi della Camera, pesino in maniera negativa sulla crescita. «La previsione da noi formulata – spiega infatti il Csc – rappresenta il nostro cosiddetto quadro tendenziale. Non tiene cioè conto dei provvedimenti compresi nella Finanziaria 2007 in corso di definizione. L’effetto restrittivo della manovra, delineata dall’insieme di misure presentate dal governo a settembre, su consumi ed investimenti e, di conseguenza, sull’import dovrebbe comportare una riduzione della crescita del Pil nel 2007 di circa 3 decimi di punto percentuale». Per quanto riguarda il 2008 invece, la previsione di Confindustria riferita al Pil è di «un graduale ritorno verso tassi di crescita più vicini al potenziale di tutta l’area dell’euro» e quindi la stima è «in leggera accelerazione rispetto al 2007, all’1,5%».

Questo è un estratto di ciò che scriveva confindustria nel 2006 (Corriere della sera-Dicembre 2006).
Per ricapitolare : gli analisti,dopo aver fatto girare i loro modelli con dentro tutti i numerini messi in ordine, hanno scritto che, all’epoca, in funzione della manovra finanziaria ci sarebbe stato un probabile peggioramento rispetto alla stima di crescita del 2007 ,che per loro non andava oltre l’1,4%,di ulteriori tre (3) decimi di punto.
Nel 2008 ci saremmo risollevati un po’.

Vale la pena, per loro, mantenere tutto questo ambaradan se il mago Telma ha più o meno lo stesso margine di errore?
La risposta è si, anche perché certe previsioni vengono fatte per sedersi al tavolo e negoziare condizioni migliori per i propri associati.
E si sa che quello che becchi te, in termini di risorse, lo togli a qualcun altro.
Il tutto sotto gli occhi preoccupati di un governo socialcomunista ed antiliberista dell’epoca.
All’epoca, se non ricordo male, i paperoni dovevano piangere per reclamare per i loro associati meno tasse sulle imprese e più risorse.Quindi cosa di meglio che non fare un po’ di disinformazione o terrorismo mediatico.
Il problema, per noi, è che ci manca una confindustria con la stessa faccia da culo.Ci dobbiamo tenere dei sindacalisti a libro paga di lor signori.

Polemiche confindustriali

In economia on 13 Giugno 2008 at 10:14 am
PIL IN CALO – «Nel 2007 – scrive Confindustria nelle sue note economiche – si avrebbe una decelerazione della crescita del Pil. Nel primo trimestre la crescita scenderebbe allo 0,2% congiunturale, per poi risalire lievemente allo 0,3% a trimestre nella seconda metà dell’anno. Nella media del 2007 l’economia italiana dovrebbe crescere intorno all’1,4 %, vicino al tasso potenziale». Il rischio però – secondo Confindustria – è che gli effetti della Finanziaria all’esame da oggi della Camera, pesino in maniera negativa sulla crescita. «La previsione da noi formulata – spiega infatti il Csc – rappresenta il nostro cosiddetto quadro tendenziale. Non tiene cioè conto dei provvedimenti compresi nella Finanziaria 2007 in corso di definizione. L’effetto restrittivo della manovra, delineata dall’insieme di misure presentate dal governo a settembre, su consumi ed investimenti e, di conseguenza, sull’import dovrebbe comportare una riduzione della crescita del Pil nel 2007 di circa 3 decimi di punto percentuale». Per quanto riguarda il 2008 invece, la previsione di Confindustria riferita al Pil è di «un graduale ritorno verso tassi di crescita più vicini al potenziale di tutta l’area dell’euro» e quindi la stima è «in leggera accelerazione rispetto al 2007, all’1,5%».

Questo è un estratto di ciò che scriveva confindustria nel 2006 (Corriere della sera-Dicembre 2006).
Per ricapitolare : gli analisti,dopo aver fatto girare i loro modelli con dentro tutti i numerini messi in ordine, hanno scritto che, all’epoca, in funzione della manovra finanziaria ci sarebbe stato un probabile peggioramento rispetto alla stima di crescita del 2007 ,che per loro non andava oltre l’1,4%,di ulteriori tre (3) decimi di punto.
Nel 2008 ci saremmo risollevati un po’.

Vale la pena, per loro, mantenere tutto questo ambaradan se il mago Telma ha più o meno lo stesso margine di errore?
La risposta è si, anche perché certe previsioni vengono fatte per sedersi al tavolo e negoziare condizioni migliori per i propri associati.
E si sa che quello che becchi te, in termini di risorse, lo togli a qualcun altro.
Il tutto sotto gli occhi preoccupati di un governo socialcomunista ed antiliberista dell’epoca.
All’epoca, se non ricordo male, i paperoni dovevano piangere per reclamare per i loro associati meno tasse sulle imprese e più risorse.Quindi cosa di meglio che non fare un po’ di disinformazione o terrorismo mediatico.
Il problema, per noi, è che ci manca una confindustria con la stessa faccia da culo.Ci dobbiamo tenere dei sindacalisti a libro paga di lor signori.

La categoria dei disoccupati scoraggiati e la produttività

In economia on 12 Giugno 2008 at 9:07 am


Dal Corriere della Sera del 28 Maggio 2008:

IL POPOLO DEGLI «INATTIVI» – Riguardo alla disoccupazione, prosegue il calo iniziato nel 1999. Ma sono sempre di più gli “inattivi”, ossia coloro che non cercano più un lavoro perché sono scoraggiati, sanno di non trovarlo: nel 2007, sono arrivati a quota 1,2 milioni. A questi però vanno aggiunti coloro che non cercano lavoro, anche se però sarebbero disponibili a lavorare (1,3 milioni) e anche coloro che cercano lavoro ma non sono disponibili immediatamente a lavorare (che sono 323mila) per un totale di circa 2,8 milioni di persone scoraggiate. È questa la diagnosi dell’Istat. Nel 2007, in Italia, i disoccupati erano invece poco più di un milione e mezzo, vale a dire circa un milione in meno rispetto a dieci anni prima. Ma c’è da dire che dal 2003 la diminuzione della disoccupazione non si accompagna ad un aumento significativo del tasso di occupazione, bensì ad un allargamento dell’inattività dovuto soprattutto alla rinuncia a cercare attivamente un lavoro.

Quando ho letto questo, che è un estratto di un articolo in cui si parla nel titolo di “Italiani in difficoltà:rilanciare i consumi” come sintesi del rapporto annuale Istat relativo al 2007, mi si sono intrecciati i lobi.
Mi era sfuggita la classe degli “scoraggiati”.
Una volta, noi gente semplice e di poche parole, cianciavamo di disoccupati senza entrare nella psicologia di questa massa di individui dei quali, oltre che scoraggiati, intuivamo un profondo giramento di coglioni.
Quello che mi lascia un pò perplesso è l’approssimazione, data dalla sintesi, dei numeri forniti.
Per fare ordine, chiedendo lumi anche a voi, qui si dice che i disoccupati sono un milione e mezzo in meno rispetto a 10 anni prima.
Però ci sono gli inattivi che vengono classificati in:
a- inattivi che però sono disponibili a lavorare
b-inattivi che non lo sono più e che se glielo chiedete vi fanno un mazzo tanto
c-quelli che non ci pensano proprio e si dedicano a furti e rapine (suppongo)
La somma di questa umanità fa la bellezza di 2,8 milioni di scoraggiati.
Questione:si sommano ai disoccupati (che col culo che hanno e per il solo fatto di non essere classificati tra gli scoraggiati diminuiscono)?

E’ confortante sapere che questo sistema si preoccupi con tanta sensibilità del morale della truppa.

La questione si aggancia ad un altra.

raccontano che c’è un deficit di competitività perché siamo un popolo improduttivo. O meglio dovremmo aumentare la produttività.

Poichè la relazione macro di questa misura (produttività del lavoro)è nel rapporto tra l’indice del valore aggiunto e l’indice di volume dell’input di lavoro (ore lavorate) se all’aumentare delle seconde non corrisponde un aumento del primo, per quanto tu ti danni, l’effetto del “lavorare tanto” non sortisce alcun risultato pratico.

Se, per ipotesi, prendiamo gli scoraggiati e li mettiamo a pulire le strade di Napoli e non ricaviamo un qualche risultato in termini di valore aggiunto possiamo pensare che, in fondo, che siano scoraggiati o meno nun ce pò fregà de meno.

Ne deduco, estremizzando, che quello degli scoraggiati e della disoccupazione è un falso problema che può essere affrontato semplicemente sotto il profilo dell’ordine pubblico (rimanendo nel budget però).

Quello che ci interessa, in realtà, è sto cazzo di valore aggiunto. Ora, se misuro questo in funzione di uno stipendio di un metalmeccanico Fiat, di quanto lavora (quindi costo orario) e rapporto con quanto produce in termini di valore prodotto e faccio questo esercizio mettendo i dati su un asse temporale, mi capita di osservare che con quello che guadagnava 20 anni fa per acquistare un’auto (che produceva lui mentre Agnelli faceva LO shopping) ci impiegava X tempo, adesso impiega X tempo al cubo (sempre prodotta da lui e con i figli di Agnelli che fanno GLI shopping).La macchina costa di più e lui in proporzione deve spendere più tempo di lavoro per acquistarla, quindi guadagna di meno.Però il suo valore aggiunto è cresciuto.

La domanda con cui il mio amico Cippa mi sfracella le palle è “Scusa neh, ma quando cazzo fai che recuperiamo sto tempo?”

Non ho risposte.Mi sono limitato, per rilassarmi, a concentrarmi su questo esercizietto che mio figlio mi ha lasciato.

“Papà fai il calcolo velocemente senza scrivere nulla ed a mente:

Hai 1.000, aggiungi40.Poi ancora 1.000.Quindi ancora 30 e poi 1.000.A questo somma 20 poi ancora 1.000 ed aggiungi altri 10.Dai veloce quanto fa?”

La morale è che i numeri li gestiscono i padroni e voi, facendo i calcoli a mente, non ci capirete mai un cazzo.

Qui si cazzeggia su nazionale,governo ombra ed insegnanti

In Umorismo on 11 Giugno 2008 at 8:52 am

Lunedì sera ero uno dei 18 milioni di italiani che hanno seguito la nazionale in TV.
Dopo il secondo goal orange mi sono rifugiato in India e mi sono rivisto il film su Gandhi sulla 7.
Quei 20 minuti di permanenza mi hanno permesso di ascoltare una delle telecronache più surreali che mi siano mai capitate.
Pensavo di essere uno dei pochi ad aver notato la maestosità con cui quello che considero un eroe adesso, il mitico SALVATORE BAGNI, accompagnava le gesta iniziali dei prodi (sic.) azzurri.
Ieri sera Blob ha fatto giustizia.
Per chi può, si cerchi la cronaca in viva voce di Salvatore.Credo che sia uno dei pezzi di comicità, involontaria (insieme a quella del manager più ignorante e pagato della storia tal Luciani di Telecom), migliori degli ultimi 50 anni.
E’ stato una serie di “la loro difesa è legnosa e pesante”, “non hanno gioco sulle ali”,”sento che vinceremo questa partita proprio sulle ali”,”eh! si vede che la partita è stata preparata bene…..non hanno spazio, guarda non hanno spazio”,
“non hanno fantasia”, “vuoi mettere la nostra fantasia”,”il percorso dell’Olanda è stato modesto, uno dei peggiori”,”lo spogliatoio è diviso”, “si è stato un grande giocatore…però adesso è vecchio” etc.etc.etc.
Il tutto mentre giocavano.Il momento topico è stato quando, serissimo, ha detto”fossi in noi lascerei a loro l’iniziativa”.
Io uno così lo metterei al ministero della propaganda.

Per rimanere sul ridanciano questa mattina mi è capitato di cogliere questa battuta di commento, di un noto opinionista, su quella genialata di idea del governo ombra. Il nostro (commentatore) si è chiesto “mi chiedo: cosa faranno mai alcuni di questi ministri del governo ombra, per esempio quello alle infrastrutture cosa farà mai? gioca con i trenini del lego o fa il plastico a casa? e quello dei rapporti con il parlamento?”
In effetti non ci avevo pensato. Non che la questione fosse dirimente. Però visto che si parla di produttività degli altri la cosa mi intriga.

Già che parliamo di sollazzi e di gente preoccupata della produttività, sempre in mattinata e sempre lo stesso opinionista ha detto “Tutta questa società civile che è arrivata in parlamento adesso non capisce bene cosa deve fare.Molti di loro, imprenditori e professori opinionisti, erano arrivati per fare i ministri. Adesso che hanno perso e che ministri non lo sono in parlamento ci vanno poco.Per questo l’aula è sempre vuota”
Se così è , pretendo che si pubblichi il registro delle presenze del professor Ichino e degli imprenditori Colanino (il raccomandato che sembra Henry Potter) e del mastino ex leghista e difensore dell’evasione fiscale Calearo.

Per farmi male, ieri sera, mi sono fatto anche 5 minuti di otto e mezzo che ha perso molto da quando non c’è sua maestà ciccione.C’era la ministra che da ministra della pubblica istruzione è già stata bocciata dagli italiani.Sembra che nel gradimento sia all’ultimo posto (inizia bene!).
L’introduzione l’ha fatta una giornalista che somiglia un pò ad Adele Faccio, una delle compagne (ex) radicali più serie e purtroppo scomparsa.Peccato che non abbia lo stesso spessore.Tra le tante cazzate anche lei (la giornalista, nella presentazione dell’ospite) ha fatto rifermento ” alla produttività dei professori per misurare e premiare quelli più bravi”.
Io ho fiducia che qualcuno mi spieghi come la misureranno la produttività del professore di musica di mio figlio.In attesa, per ridere e non piangere, attendo la prossima telecronaca di Salvatore contro la Romania.

Qui si cazzeggia su nazionale,governo ombra ed insegnanti

In Umorismo on 11 Giugno 2008 at 8:52 am

Lunedì sera ero uno dei 18 milioni di italiani che hanno seguito la nazionale in TV.
Dopo il secondo goal orange mi sono rifugiato in India e mi sono rivisto il film su Gandhi sulla 7.
Quei 20 minuti di permanenza mi hanno permesso di ascoltare una delle telecronache più surreali che mi siano mai capitate.
Pensavo di essere uno dei pochi ad aver notato la maestosità con cui quello che considero un eroe adesso, il mitico SALVATORE BAGNI, accompagnava le gesta iniziali dei prodi (sic.) azzurri.
Ieri sera Blob ha fatto giustizia.
Per chi può, si cerchi la cronaca in viva voce di Salvatore.Credo che sia uno dei pezzi di comicità, involontaria (insieme a quella del manager più ignorante e pagato della storia tal Luciani di Telecom), migliori degli ultimi 50 anni.
E’ stato una serie di “la loro difesa è legnosa e pesante”, “non hanno gioco sulle ali”,”sento che vinceremo questa partita proprio sulle ali”,”eh! si vede che la partita è stata preparata bene…..non hanno spazio, guarda non hanno spazio”,
“non hanno fantasia”, “vuoi mettere la nostra fantasia”,”il percorso dell’Olanda è stato modesto, uno dei peggiori”,”lo spogliatoio è diviso”, “si è stato un grande giocatore…però adesso è vecchio” etc.etc.etc.
Il tutto mentre giocavano.Il momento topico è stato quando, serissimo, ha detto”fossi in noi lascerei a loro l’iniziativa”.
Io uno così lo metterei al ministero della propaganda.

Per rimanere sul ridanciano questa mattina mi è capitato di cogliere questa battuta di commento, di un noto opinionista, su quella genialata di idea del governo ombra. Il nostro (commentatore) si è chiesto “mi chiedo: cosa faranno mai alcuni di questi ministri del governo ombra, per esempio quello alle infrastrutture cosa farà mai? gioca con i trenini del lego o fa il plastico a casa? e quello dei rapporti con il parlamento?”
In effetti non ci avevo pensato. Non che la questione fosse dirimente. Però visto che si parla di produttività degli altri la cosa mi intriga.

Già che parliamo di sollazzi e di gente preoccupata della produttività, sempre in mattinata e sempre lo stesso opinionista ha detto “Tutta questa società civile che è arrivata in parlamento adesso non capisce bene cosa deve fare.Molti di loro, imprenditori e professori opinionisti, erano arrivati per fare i ministri. Adesso che hanno perso e che ministri non lo sono in parlamento ci vanno poco.Per questo l’aula è sempre vuota”
Se così è , pretendo che si pubblichi il registro delle presenze del professor Ichino e degli imprenditori Colanino (il raccomandato che sembra Henry Potter) e del mastino ex leghista e difensore dell’evasione fiscale Calearo.

Per farmi male, ieri sera, mi sono fatto anche 5 minuti di otto e mezzo che ha perso molto da quando non c’è sua maestà ciccione.C’era la ministra che da ministra della pubblica istruzione è già stata bocciata dagli italiani.Sembra che nel gradimento sia all’ultimo posto (inizia bene!).
L’introduzione l’ha fatta una giornalista che somiglia un pò ad Adele Faccio, una delle compagne (ex) radicali più serie e purtroppo scomparsa.Peccato che non abbia lo stesso spessore.Tra le tante cazzate anche lei (la giornalista, nella presentazione dell’ospite) ha fatto rifermento ” alla produttività dei professori per misurare e premiare quelli più bravi”.
Io ho fiducia che qualcuno mi spieghi come la misureranno la produttività del professore di musica di mio figlio.In attesa, per ridere e non piangere, attendo la prossima telecronaca di Salvatore contro la Romania.

Iniziamo con il napalm, a parlare?

In CRONACA, politica on 10 Giugno 2008 at 9:39 am

Questa foto mi ha colpito e l’ho presa da qui.
I due signori sono Pietro Modiano, direttore generale della banca INTESA SANPAOLO, new entry nella Commissione Trilaterale con sua moglie Barbara Pollastrini, ex ministro delle pari opportunità.
Cosa fa la commissione trilaterale e del perché si riunisce a porte chiuse, in parte, lo potrete sapere leggendo l’articolo segnalato.
Cosa avrebbe dovuto fare la Pollastrini, di sinistra, e del perché non gliene è fregato un belino nel governo di sua santità (Prodi) adesso lo capisco meglio.
Se uno prova a ricostruire le relazioni che esistono tra signori e signore, amici ed amiche,politici (maschi e femmine) con imprenditori (maschi e femmine), figli di con amici dei figli di e, per concludere, manager strapagati con tutte le categorie di cui sopra, può rendersi conto di come la “casta”, di cui si parla, sia in realtà un mostro tentacolare con tessere esclusive di un club in cui, tra tanti cortigiani complici e consapevoli,l’interesse prevalente è fare in modo che il “sistema” garantisca una rendita di posizione al clan, ed ai sotto clan, con cui ognuno di loro si è ritagliato il proprio dominio.
Provate e prendere, a caso, qualche nome noto e ricostruite come la sua “famigghia!!” si è sistemata, più o meno, in attività e posizioni in cui il comune denominatore è il “fancazzismo” unito ad una buona dose di creatività intellettuale.
Scoprirete che ci sono figli di che fanno i cantanti e vendono milioni di dischi, o che ripercorrono le fortune paterne nella politica o nell’imprenditoria oppure, se sposati/e con qualche pezzo da 90, improvvisamente diventano anche loro imprenditori/imprenditrici, manager strapagati o consulenti di, giornalisti/e che fanno status (due nomi per tutti Elkian e Palombelli) anche se molto modesti in quanto a qualità.
Insomma ci vuole una buona dose di culo.
Quando si piantano nel clan e lo fanno crescere, dopo aver messo in cascina un po’ di fieno, per lasciare traccia di se, all’improvviso, si mettono a scrivere libri.
Se entrate in una libreria vedrete tomi su tomi di quello che pensa X o Y delle sorti del mondo.Tutti preoccupati per noi, poveracci, e che per darci qualche consiglio su cosa dovremmo fare ci chiedono soldi per loro.
In questo delirio, tanto per rimarcare le differenze, ci ammorbano ed occupano spazio televisivo con programmi che parlano di loro mentre sono in crisi perché il Giangi è incazzato, o che sperano nella prossima stagione, o che ti fanno vedere il loro attico preso in un momento di depressione, o che ti informano su quale resort frequenteranno a botte di 1.000€ al giorno in qualche paradiso sperduto.
Se non basta quello c’è anche un bel po’ di giornalacci che, dalle edicole, ti mostrano tizio con caia che limona al ristorante e prende, poi, a calci nel culo il fotografo che lo ha pizzicato.
Eccheccazzo mondo infame non vuoi sapere nulla della loro vita? Adesso ti fanno anche un programma (credo sul 2) in cui ti diranno per filo e per segno qualsiasi cosa tu voglia sapere della loro vita.
Io che incazzoso lo sono a botte di quintali di palle che girano però ce l’ho di puiù con la si.ra Maria e quell’imbecille del mio vicino.Ma di checazzovilamentate se in fondo lo alimentate proprio voi sto sistema ?
Chiede “perché ce poi fa qualcosa?”
Dico” Mah!, però un pò di napalm no?”

P.S.

Ho tralasciato il loro curriculum però un ultimo dispetto ve lo faccio, vi copio ed incollo quello di Chicco Testa e poi vi faccio una domanda: ma voi quando davate l’obolo a legambiente lo sapevate di pagare lo stipendio ad un testa di cazzo?

Consigliere d’Amministrazione
FB GROUP

Nato a Bergamo nel gennaio 1952, laureato in filosofia presso l’Università Statale di Milano.

Dal 1980 al 1987 ha ricoperto la carica di Segretario Nazionale e successivamente Presidente di Legambiente.

Dal 1987 al 1994 è stato membro del Parlamento italiano; da tale ultimo anno al 1996 ha rivestito l’incarico di Presidente di A.C.E.A. (Azienda Comunale Energia ed Ambiente del Comune di Roma) e della CISPEL (Confederazione Italiana dei Servizi Pubblici degli Enti Locali), nonché di membro del CNEL (Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro).

Presidente dell’ENEL dal 1996 al 2002.

Presidente della STA (Agenzia per la Mobilità del Comune di Roma) e di Metropolitane di Roma, è anche membro del CdA di Rothschild.
E’ inoltre membro dell’European Advisory Board di The Carlyle Group e membro del CdA di Lloyd Adriatico e del
Gruppo Riello.

Iniziamo con il napalm, a parlare?

In CRONACA, politica on 10 Giugno 2008 at 9:39 am

Questa foto mi ha colpito e l’ho presa da qui.
I due signori sono Pietro Modiano, direttore generale della banca INTESA SANPAOLO, new entry nella Commissione Trilaterale con sua moglie Barbara Pollastrini, ex ministro delle pari opportunità.
Cosa fa la commissione trilaterale e del perché si riunisce a porte chiuse, in parte, lo potrete sapere leggendo l’articolo segnalato.
Cosa avrebbe dovuto fare la Pollastrini, di sinistra, e del perché non gliene è fregato un belino nel governo di sua santità (Prodi) adesso lo capisco meglio.
Se uno prova a ricostruire le relazioni che esistono tra signori e signore, amici ed amiche,politici (maschi e femmine) con imprenditori (maschi e femmine), figli di con amici dei figli di e, per concludere, manager strapagati con tutte le categorie di cui sopra, può rendersi conto di come la “casta”, di cui si parla, sia in realtà un mostro tentacolare con tessere esclusive di un club in cui, tra tanti cortigiani complici e consapevoli,l’interesse prevalente è fare in modo che il “sistema” garantisca una rendita di posizione al clan, ed ai sotto clan, con cui ognuno di loro si è ritagliato il proprio dominio.
Provate e prendere, a caso, qualche nome noto e ricostruite come la sua “famigghia!!” si è sistemata, più o meno, in attività e posizioni in cui il comune denominatore è il “fancazzismo” unito ad una buona dose di creatività intellettuale.
Scoprirete che ci sono figli di che fanno i cantanti e vendono milioni di dischi, o che ripercorrono le fortune paterne nella politica o nell’imprenditoria oppure, se sposati/e con qualche pezzo da 90, improvvisamente diventano anche loro imprenditori/imprenditrici, manager strapagati o consulenti di, giornalisti/e che fanno status (due nomi per tutti Elkian e Palombelli) anche se molto modesti in quanto a qualità.
Insomma ci vuole una buona dose di culo.
Quando si piantano nel clan e lo fanno crescere, dopo aver messo in cascina un po’ di fieno, per lasciare traccia di se, all’improvviso, si mettono a scrivere libri.
Se entrate in una libreria vedrete tomi su tomi di quello che pensa X o Y delle sorti del mondo.Tutti preoccupati per noi, poveracci, e che per darci qualche consiglio su cosa dovremmo fare ci chiedono soldi per loro.
In questo delirio, tanto per rimarcare le differenze, ci ammorbano ed occupano spazio televisivo con programmi che parlano di loro mentre sono in crisi perché il Giangi è incazzato, o che sperano nella prossima stagione, o che ti fanno vedere il loro attico preso in un momento di depressione, o che ti informano su quale resort frequenteranno a botte di 1.000€ al giorno in qualche paradiso sperduto.
Se non basta quello c’è anche un bel po’ di giornalacci che, dalle edicole, ti mostrano tizio con caia che limona al ristorante e prende, poi, a calci nel culo il fotografo che lo ha pizzicato.
Eccheccazzo mondo infame non vuoi sapere nulla della loro vita? Adesso ti fanno anche un programma (credo sul 2) in cui ti diranno per filo e per segno qualsiasi cosa tu voglia sapere della loro vita.
Io che incazzoso lo sono a botte di quintali di palle che girano però ce l’ho di puiù con la si.ra Maria e quell’imbecille del mio vicino.Ma di checazzovilamentate se in fondo lo alimentate proprio voi sto sistema ?
Chiede “perché ce poi fa qualcosa?”
Dico” Mah!, però un pò di napalm no?”

P.S.

Ho tralasciato il loro curriculum però un ultimo dispetto ve lo faccio, vi copio ed incollo quello di Chicco Testa e poi vi faccio una domanda: ma voi quando davate l’obolo a legambiente lo sapevate di pagare lo stipendio ad un testa di cazzo?

Consigliere d’Amministrazione
FB GROUP

Nato a Bergamo nel gennaio 1952, laureato in filosofia presso l’Università Statale di Milano.

Dal 1980 al 1987 ha ricoperto la carica di Segretario Nazionale e successivamente Presidente di Legambiente.

Dal 1987 al 1994 è stato membro del Parlamento italiano; da tale ultimo anno al 1996 ha rivestito l’incarico di Presidente di A.C.E.A. (Azienda Comunale Energia ed Ambiente del Comune di Roma) e della CISPEL (Confederazione Italiana dei Servizi Pubblici degli Enti Locali), nonché di membro del CNEL (Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro).

Presidente dell’ENEL dal 1996 al 2002.

Presidente della STA (Agenzia per la Mobilità del Comune di Roma) e di Metropolitane di Roma, è anche membro del CdA di Rothschild.
E’ inoltre membro dell’European Advisory Board di The Carlyle Group e membro del CdA di Lloyd Adriatico e del
Gruppo Riello.

Di economia e massimi sistemi ? Non ci capisco un cazzo

In economia on 8 Giugno 2008 at 4:12 pm

Siamo in un periodo che definire surreale è dire poco.Sul fronte economico si alternano “letture” che danno l’idea di gente attaccata al palo maestro, su una barchetta, in preda di tempeste non gestibili.
L’impressione che ha il sottoscritto è che si siano consolidate delle tendenze, nei diversi mercati in un qualche modo interdipendenti, che hanno l’obiettivo “disperato”di ricercare, a tutti i costi, aree “remunerative” per i capitali che liberamente viaggiano per il globo.
Lo scopo è quello di equilibrare,con effetti sotto gli occhi di tutti, il proprio portafoglio assicurando con la speculazione, sui diversi “beni” disponibili, la sua remunerazione.
Oggi qualsiasi “cosa”, servizio o bene può essere oggetto di una scommessa su cui investire soldi che non trovano impiego nella economia “classica”.

Se prima la contraddizione, di questo sistema, si manifestava tra capitale e lavoro con la necessità, per il primo, di valorizzare e rendere remunerativo ciò che si investiva in macchine e “capitale morto”, oggi, che la remunerazione di quel capitale non può più essere garantita solo dalla compressione del fattore di produzione lavoro (uomo), si cerca di ottenere un risultato “comprimendo” e spremendo, con la leva speculativa e finanziaria, qualsiasi “bene”, materiale ed immateriale, sia oggetto di una transazione di tipo economico.

Il tutto si scontra con alcune questioni non banali.
In primo luogo, per alcuni di questi beni, con la loro disponibilità nel tempo che funziona da leva moltiplicante di quello che è il loro valore sul mercato (es. petrolio).
In secondo luogo con la necessità di mantenere inalterato un modello di sviluppo, sacrificando la naturale destinazione di alcune di queste risorse (es .produrre bioetanolo per garantire la mobilità)
In terzo luogo con la mancanza di una politica che sappia indirizzare e “controllare” il modo in cui l’economia si sviluppa.

Secondo i fautori del libero mercato quest’ultimo, se lasciato libero, ha in sé gli anticorpi per correggere le proprie distorsioni ed assicurare il ritorno ad un equilibrio perfetto.
Che le cose siano molto incasinate e che i modelli e gli approcci classici siano manifestamente impotenti di fronte all’uragano, lo testimoniano in primo luogo le preoccupazioni di chi in questo sistema si arricchisce.
Basterebbe solo questa nota “tragicomica” per dire come anche i timonieri di questa piovra con i mille tentacoli abbiano in parte perso la rotta:

“The federal government is sending each of us a $600 rebate. If we spend that money at Wal-Mart, the money goes to China. If we spend it on gasoline it goes to the Arabs. If we buy a computer it will go to India. If we purchase fruit and vegetables it will go to Mexico, Honduras and Guatemala. If we purchase a good car it will go to Germany. If we purchase useless crap it will go to Taiwan and none of it will help the American economy. The only way to keep that money here at home is to spend it on prostitutes and beer, since these are the only products still produced in US. I’ve been doing my part, and I thank you for your help, Governor Eliot Spitzer (Governor, New york)”.

Secondo Bruno Chastonay ,Membro della Direzione e Consulente Finanziario Senior della LGT Bank (Svizzera) SA, di Lugano ,“Le fusioni e acquisizioni hanno ridotto il numero delle banche presenti sul territorio. La centralizzazione ha fatto chiudere molti centri operativi, concentrandoli su Londra, Zurigo, New York, Tokyo, HongKong. Con l’avvento dei fondi di investimento o forme collettive di investimento, sono state unificati i capitali e gli operatori partecipanti al mercato finanziario. I centri regionali, che avevano una loro autonomia, sono stati ridimensionati o eliminati, concentrando le decisioni in poche sedi, presso un numero limitato di professionisti.

Con le prime distorsioni dei prezzi, le banche centrali hanno effettuato periodi di interventi diretti, a sostenere il dollaro o altre valute, messe sotto stress. E con importi sempre più elevati, e con maggiore frequenza, e concertandosi con le altre banche centrali delle altre nazioni. (vedi recenti interventi di politica monetaria e sulla liquidità e accesso al credito nel settore subprime del mercato immobiliare). Poi hanno cambiato gradualmente molte regole, come la pubblicazione dei dati, che viene concentrata in date specifiche e ben determinate, ad un certo orario uguale per tutti. Dando maggiore informazione e trasparenza al mercato, consegnando agli operatori anche le prospettive e le previsioni, anticipando le future mosse. Vedi il lavoro della ECB, Trichet e affini. Le crisi e le tensioni nel frattempo sono diventate sempre più importanti, più vaste, più coinvolgenti. Siamo passati da crisi regionali che colpivano un singolo istituto finanziario o settore produttivo, ad una situazione maggiormente globalizzata. Vedi crisi Parmalat, Swissair, poi Messico e Argentina, e ora il subprime americano, con la crisi del settore dei mutui e crediti globale. Sempre nuove pezze e sempre più grandi, a tamponare i buchi nella mongolfiera, che si spera, possa continuare a salire.

Con la globalizzazione abbiamo un aumento netto dei capitali coinvolti e degli effetti collaterali, che vanno a toccare tutti, e non solo il diretto interlocutore (posto di innesco del problema).

Ed ancora:

“Peggiorando il clima finanziario, avremo quindi anche chi “gioca” o investe nel trend negativo, facendo utili sulle disgrazie altrui. È il commercio, e il mercato libero. Se aggiungiamo il ruolo dei “nuovi” investitori, i fondi di investimento di varie tipologie e di varie strategie di investimento, e dell’uso della leva finanziaria, possiamo moltiplicare i capitali investiti e i volumi di transazioni di 10, 20 e anche di 40volte. Questa concentrazione di capitali, (effettuata una volta da singoli individui che investivano con le proprie idee, in momenti differenti, prodotti differenti, e in direzione diversa), è avvenuta con il fallimento delle strategie di singoli (stock-picking ad esempio) a confronto di strategie mirate (Soros). Poi per contenere la grande massa di capitali da gestire, con minori costi e maggiore tempestività e incisività, abbiamo avuto la creazione di fondi di investimento strategici (Warren Buffet). Oggi abbiamo fondi, fondi di fondi, prodotti strutturati di elevata fattura matematica. Prodotti finanziari specifici per singole strategie o prodotti. La possibilità di operare “on-line” da qualsiasi posto nel mondo, basta avere un PC e una linea telefonica. Linee di credito operative che ti permettono una leva finanziaria fino a 40volte il capitale sottostante. Una informazione capillare e all’unisono, per ogni evento di mercato, sia fondamentale o di analisi o di aspettative. Ecco quindi perché abbiamo casi di raddoppio dei prezzi senza necessariamente avere un aumento della domanda, o dei consumi. Con le necessità dei vari Governi, ulteriori interferenze sui prezzi. Un esempio chiaro è il petrolio, e di conseguenza tutta la serie di prodotti energia, o alternativi ad esso. Negli USA il prezzo della benzina è raddoppiato negli ultimi anni, anche se i chilometri percorsi annualmente sono calati. Le sigarette fumate si sono ridotte drasticamente, ma i prezzi sono quasi raddoppiati. Perché ? Chiaro, la parte fiscale è la parte preponderante del prezzo di vendita del prodotto. I Governi hanno un livello di indebitamento elevato, con risorse finanziarie sempre più limitate, e a rischio di ridursi, dall’attuale rallentamento della crescita globale, e peggioramento del settore crediti, impoverimento generale, calo del potere di acquisto, calo entrate fiscali. Un mezzo per aumentare le entrate fiscali, senza dover innalzare la pressione fiscale del singolo individuo, è quella di spingere le tasse sul consumo. Molto più sociali, etiche, benvolute. Anche con cause umanitarie, ecologiche. Mettiamo la tassa sui trasporti e sul Co2, per finanziare la lotta all’inquinamento e la salvaguardia della foresta amazzonica, con obiettivo di ridurre il traffico. Mettiamo la tassa sui prodotti alcolici per ridurne la dipendenza e il consumo. Mettiamo una tassa sulle sigarette per finanziare la salute. Tutto molto etico e bello. Chi consuma paga. Basta consumare meno, o non consumare………e abbiamo anche un mezzo per controllare la domanda. Ora però grazie a questo, abbiamo un peggioramento delle distorsioni già in atto per i fattori descritti qui sopra. Pensiamo al costo di un pieno di benzina fatto a Roma, che costa euro 60. Lo stesso pieno costa a Caracas euro 1.50 e euro 45 a Lugano”
Per concludere:

Il COSTO della merce. Altro fattore che resta di elevata importanza, e sempre maggiormente influenzato da tutti i fattori esposti qui sopra. Prima era solo la quantità a decidere una riduzione dei costi, e quindi un posizionamento migliore nel mercato rispetto alla concorrenza. Oggi conta il luogo di produzione, il cambio con cui paghiamo, le sinergie entro tutta la catena produttiva, la capacità di agevolazioni fiscali e di accesso al credito, l’ampiezza del mercato per il prodotto. Non hai i soldi per pagare la merce ? Non importa. Una volta erano necessari, in quanto il “fare credito” metteva maggiori rischi di non incasso al venditore. Ora, con le carte di credito, contratti leasing, contratto a rate, il rischio viene assunto da società assicurative, dalle ditte costruttrici, o da enti specializzati in questi settori. E cosi, ampliamo la capacità di consumo, di domanda e di vendita, pari pari all’aumento dell’accesso al credito. Compra oggi e paghi il prossimo anno. Le prime rate te le regalo. Il costo tanto lo paga ancora il compratore, che ha ricevuto la facilitazione, senza rendersene conto, o comunque, senza soffrire. Tutto questo gioco, entro domanda e offerta ci sottolinea una cosa di fatale importanza. Il mercato per continuare a prosperare deve mantenere in buona salute i clienti o compratori, unico grande motore della produzione, import/export, fatturato, margini di profitto. Grazie a questo, avremo uno stimolo per la creatività, investimenti produttivi e alla crescita, nuove invenzioni e nuove mode, in poche parole: una crescita. “

Cazzo non ci avevamo pensato che è solo una questione di salute.Vaglielo a spiegare a quelli che guadagnano solo 1 dollaro al giorno e che, ostinatamente, non consumano un belino e quindi impediscono la crescita loro e nostra.

E’ evidente come stiamo assistendo, attraverso una concentrazione di capitali e nodi decisionali nelle mani di pochi ed eletti soggetti,all’emergere di una frattura sempre più profonda tra una società che subisce queste trasformazioni ed una che cerca assetti sempre diversi per garantirsi una “rendita”o una remunerazione nel lungo periodo di quello che è il capitale accumulato.
Questa frattura è nella evidenza di una classe imprenditoriale che non guarda al futuro combinando, ed equilibrando, aspetti di tipo politico e di gestione della cosa pubblica con la necessità di far soldi ma che, al contrario, vive in modo astratto e secondo i propri principi da predatori ante litteram il rapporto con il resto dell’umanità.

Anche con questi principi, ed altre priorità, il disorientamento per lor signori è manifesto.Al di là di tutto quando si manifesta nella vita di tutti i giorni l’insicurezza perché aumenta l’aggressività degli esclusi, quando si restringe lo spazio “sicuro” e quando aumenta il costo per mantenere l’ordine, finite tutte le opzioni possibili, l’unica cosa che rimane da fare è la guerra per distruggere e sperare di poter ricostruire.

Nel delirio del cercare di capire e decifrare il casino, è sicuramente interessante seguire le peripezie di qualche noto opinionista.
Mi limito a due articoli, uno di Turani e l’altro di Scalfari.

Scrive il primo sul suo blog:

“secondo una minoranza (per ora) di esperti, la banca centrale americana sarebbe sul punto di cambiare politica. La priorità numero uno verrebbe data non più al sostegno della congiuntura (l’ipotesi di una recessione appare a molti scongiurata), ma alla lotta all’inflazione (che peraltro in America non è ancora così esplosiva come in Europa).

Questo la porterebbe in autunno, o comunque entro la fine dell’an­no, a rialzare i tassi di interesse. In sostanza, l’attuale politica (molto denaro e a basso prezzo) verrebbe capovolta. La conseguenza di tutto ciò sarebbe, ovviamente, una ripresa del dollaro, che potrebbe guadagnare anche il dieci per cento ri­spetto ai valori attuali. E questo farebbe la gioia delle imprese europee che esportano negli Stati Uniti.

Ma potrebbe anche innescare una corsa a Wall Street, dove si trovano moltissimi titoli (soprattutto bancari) a prezzi scesi anche del 30-40 per cento (a questo proposito si dice che una grande banca italiana sta studiando il dossier di una banca americana, con l’intenzione di comprarsela, visto che ormai costa pochissimo). In sostanza, andando a comprare a Wall Street si potrebbe guadagnare due volte: sul rialzo dei titoli (perché sono molto bassi) e sul rialzo del dollaro.

E’ sensato tutto questo ragionamento? Secondo molti esperti, no. O, meglio, non ancora. Lo scenario, spiegano, ha una base logica e ci si arriverà certamente, magari non in autunno, ma più avanti.

E questo per una serie di ragioni:

1- La crisi del mercato immobiliare non è affatto finita. A settembre saranno messe in vendita le case sequestrate perché comprate con prestiti sub-prime non pagati (i militari sono i maggiori protagonisti di questa vicenda: nelle città dove ci sono basi militari le crisi sub-prime sono il quadruplo rispetto al resto dell’America). Il momento della verità sarà appunto a settembre. E è difficile che la Federal Reserve decida di rialzare i tassi prima di aver visto la conclusione di questa vicenda.

2- Il mondo del credito (banche e istituzioni finanziarie) non è ancora a posto e possono esserci altre sorprese, con conse­guenti crisi. La Fed, quindi, dovrà adottare ancora per un po’ una politica prudente, senza svolte troppo accentuate. E quindi il costo del denaro dovrebbe rimanere bloccato. Cambiare troppo presto potrebbe comportare la necessità di smentirsi nel giro di poche settimane.

3- L’inflazione non è poi così violenta. Il fenomeno è molto più grave in Europa, dove infatti la Banca centrale europea (fra le proteste dei vari governi, interessati a un rilancio delle loro congiunture), resiste e non abbassa i tassi di interesse.

4- Infine, anche se comincia diventare ragionevole pensare a un’America la cui economia rallenta fino alla crescita zero (per qualche mese), e se appare sensato escludere l’ipotesi di una recessione, un po’ di denaro a basso costo ancora per un po’ certo non può fare male. I rischi di un incidente di percorso sono sempre presenti.

Insomma, il momento del cambio di rotta dell’America, con conseguente boom di Wall Street, probabilmente sta già scritto negli oroscopi della Federal Reserve, ma non è detto che sia proprio per dopodomani, appena dopo le vacanze.

Forse bisognerà aspettare di più.”

Della serie, non mi espongo e mi affido agli astri.

Scrive il secondo:

“Tutte queste Autorità lamentano un deficit di domanda e propugnano una politica di crescita ma nello stesso tempo raccomandano vivamente misure che contengano la domanda: tagli di spesa, blocco della redistribuzione del reddito, politiche monetarie restrittive. Bini Smaghi lo dice in modo esplicito: dovremo comprimere la domanda. Draghi applaude, come tutti i suoi colleghi. Gli economisti indipendenti concordano. Ma non c’è uno straccio di spiegazione che ci dica in che modo far crescere l’economia restringendo la domanda sia di consumi sia di investimenti. Il bello è che anche gli industriali concordano con questa strategia sinistramente schizoide. Naturalmente a condizione di essere esentati (loro) da misure restrittive e di essere “accompagnati” verso una riforma dei contratti che agganci il lavoro alla produttività.”
Ed ancora parlando di casa nostra:

Ne ho accennato domenica scorsa e quindi non mi ripeto se non per dire che trovare uno o due miliardi, tra Banca Intesa e qualche Colaninno, magari ci si riesce, ma non serve a niente se non entrerà in campo un vettore internazionale di prima grandezza. Il quale: 1. Per ora non c’è. 2. Se spunterà chiederà tagli assai più gravosi di quelli di Air France di tre mesi fa. Ma se nelle prossime due settimane Bruxelles riterrà di annullare il prestito di 300 milioni portato a patrimonio dallo Stato ad Alitalia, allora la società sarà messa in liquidazione e Tremonti dovrà tirar fuori una bella somma per i ricaschi sociali sul personale di volo e di terra. Insomma una catastrofe. Le speranze e la paura, come è titolato il libro del ministro del Tesoro. Soprattutto la paura.”
In compenso i commentatori che si aggirano malefici sui blog qualche ricetta ce l’hanno:

fonte Jeanluc

“se Trichet aumenterà il tasso in luglio, il dollaro potrebbe fare un altro tuffo e quindi la FED sentirsi in obbligo di ritoccare il suo tasso verso l’alto.
Ma il tema è il costo del petrolio.
Le compagnie aeree stanno andando in bancarotta a venti all’anno.
Se il petrolio andrà a 150 $/BBl chiuderanno almeno il 50% delle compagnie aeree.

I costi logistici diventeranno improponibili, perchè non sarà facile ribaltarli sui prezzi.
I costi di raffinazione saliranno in maniera direttamente proporzionale al costo del petrolio.
I costi di produzione dell’energia elettrica saliranno un po’ meno che in proporzione diretta, ma taglieranno le gambe alla produzione ed alle famiglie.

Anche Tremonti vedrà calare le entrate se l’economia si atrofizzerà, comprese quelle da petrolio, perchè se ne consumerà meno di quanto aumentino le accise per litro.

CHE FARE? disse Lenin.

Togliamo le tasse dal petrolio in modo mirato.
Sui trasporti di ogni tipo.
alle industrie di ogni tipo (con particolare riferimento alla petrolchimica ed al manifatturiero) ed anche alle compagnie che producono energia elettrica.

Sfruttiamo più a fondo il petrolio indigeno, e facciamo contratti a lungo termine con i paesi produttori in modo che lo “spot” non ci sfiori.

Tremonti faccia simulazioni col modello economico italiano e trovi il modo migliore per affrontare la crisi energetica.

Lasciamo il nucleare da fissione a chi ce l’ha!!


Brunetta e Bossi mettano in marcia la concentrazione di 8120 comuni in 120 metrolpoli ( in attesa che maturino le condizioni per fare solo 20 megalopoli -le regioni). Non si devono ridurre le spese per l’amministrazione dello Stato?”

Noi che comunisti e semplificatori lo siamo ancora, lasciando Lenin nei suoi dubbi, pensiamo che sia corretto lasciare che il destino faccia il suo corso.Nell’attesa ci siamo iscritti ad un corso di guerriglia metropolitana.



Di economia e massimi sistemi ? Non ci capisco un cazzo

In economia on 8 Giugno 2008 at 4:12 pm

Siamo in un periodo che definire surreale è dire poco.Sul fronte economico si alternano “letture” che danno l’idea di gente attaccata al palo maestro, su una barchetta, in preda di tempeste non gestibili.
L’impressione che ha il sottoscritto è che si siano consolidate delle tendenze, nei diversi mercati in un qualche modo interdipendenti, che hanno l’obiettivo “disperato”di ricercare, a tutti i costi, aree “remunerative” per i capitali che liberamente viaggiano per il globo.
Lo scopo è quello di equilibrare,con effetti sotto gli occhi di tutti, il proprio portafoglio assicurando con la speculazione, sui diversi “beni” disponibili, la sua remunerazione.
Oggi qualsiasi “cosa”, servizio o bene può essere oggetto di una scommessa su cui investire soldi che non trovano impiego nella economia “classica”.

Se prima la contraddizione, di questo sistema, si manifestava tra capitale e lavoro con la necessità, per il primo, di valorizzare e rendere remunerativo ciò che si investiva in macchine e “capitale morto”, oggi, che la remunerazione di quel capitale non può più essere garantita solo dalla compressione del fattore di produzione lavoro (uomo), si cerca di ottenere un risultato “comprimendo” e spremendo, con la leva speculativa e finanziaria, qualsiasi “bene”, materiale ed immateriale, sia oggetto di una transazione di tipo economico.

Il tutto si scontra con alcune questioni non banali.
In primo luogo, per alcuni di questi beni, con la loro disponibilità nel tempo che funziona da leva moltiplicante di quello che è il loro valore sul mercato (es. petrolio).
In secondo luogo con la necessità di mantenere inalterato un modello di sviluppo, sacrificando la naturale destinazione di alcune di queste risorse (es .produrre bioetanolo per garantire la mobilità)
In terzo luogo con la mancanza di una politica che sappia indirizzare e “controllare” il modo in cui l’economia si sviluppa.

Secondo i fautori del libero mercato quest’ultimo, se lasciato libero, ha in sé gli anticorpi per correggere le proprie distorsioni ed assicurare il ritorno ad un equilibrio perfetto.
Che le cose siano molto incasinate e che i modelli e gli approcci classici siano manifestamente impotenti di fronte all’uragano, lo testimoniano in primo luogo le preoccupazioni di chi in questo sistema si arricchisce.
Basterebbe solo questa nota “tragicomica” per dire come anche i timonieri di questa piovra con i mille tentacoli abbiano in parte perso la rotta:

“The federal government is sending each of us a $600 rebate. If we spend that money at Wal-Mart, the money goes to China. If we spend it on gasoline it goes to the Arabs. If we buy a computer it will go to India. If we purchase fruit and vegetables it will go to Mexico, Honduras and Guatemala. If we purchase a good car it will go to Germany. If we purchase useless crap it will go to Taiwan and none of it will help the American economy. The only way to keep that money here at home is to spend it on prostitutes and beer, since these are the only products still produced in US. I’ve been doing my part, and I thank you for your help, Governor Eliot Spitzer (Governor, New york)”.

Secondo Bruno Chastonay ,Membro della Direzione e Consulente Finanziario Senior della LGT Bank (Svizzera) SA, di Lugano ,“Le fusioni e acquisizioni hanno ridotto il numero delle banche presenti sul territorio. La centralizzazione ha fatto chiudere molti centri operativi, concentrandoli su Londra, Zurigo, New York, Tokyo, HongKong. Con l’avvento dei fondi di investimento o forme collettive di investimento, sono state unificati i capitali e gli operatori partecipanti al mercato finanziario. I centri regionali, che avevano una loro autonomia, sono stati ridimensionati o eliminati, concentrando le decisioni in poche sedi, presso un numero limitato di professionisti.

Con le prime distorsioni dei prezzi, le banche centrali hanno effettuato periodi di interventi diretti, a sostenere il dollaro o altre valute, messe sotto stress. E con importi sempre più elevati, e con maggiore frequenza, e concertandosi con le altre banche centrali delle altre nazioni. (vedi recenti interventi di politica monetaria e sulla liquidità e accesso al credito nel settore subprime del mercato immobiliare). Poi hanno cambiato gradualmente molte regole, come la pubblicazione dei dati, che viene concentrata in date specifiche e ben determinate, ad un certo orario uguale per tutti. Dando maggiore informazione e trasparenza al mercato, consegnando agli operatori anche le prospettive e le previsioni, anticipando le future mosse. Vedi il lavoro della ECB, Trichet e affini. Le crisi e le tensioni nel frattempo sono diventate sempre più importanti, più vaste, più coinvolgenti. Siamo passati da crisi regionali che colpivano un singolo istituto finanziario o settore produttivo, ad una situazione maggiormente globalizzata. Vedi crisi Parmalat, Swissair, poi Messico e Argentina, e ora il subprime americano, con la crisi del settore dei mutui e crediti globale. Sempre nuove pezze e sempre più grandi, a tamponare i buchi nella mongolfiera, che si spera, possa continuare a salire.

Con la globalizzazione abbiamo un aumento netto dei capitali coinvolti e degli effetti collaterali, che vanno a toccare tutti, e non solo il diretto interlocutore (posto di innesco del problema).

Ed ancora:

“Peggiorando il clima finanziario, avremo quindi anche chi “gioca” o investe nel trend negativo, facendo utili sulle disgrazie altrui. È il commercio, e il mercato libero. Se aggiungiamo il ruolo dei “nuovi” investitori, i fondi di investimento di varie tipologie e di varie strategie di investimento, e dell’uso della leva finanziaria, possiamo moltiplicare i capitali investiti e i volumi di transazioni di 10, 20 e anche di 40volte. Questa concentrazione di capitali, (effettuata una volta da singoli individui che investivano con le proprie idee, in momenti differenti, prodotti differenti, e in direzione diversa), è avvenuta con il fallimento delle strategie di singoli (stock-picking ad esempio) a confronto di strategie mirate (Soros). Poi per contenere la grande massa di capitali da gestire, con minori costi e maggiore tempestività e incisività, abbiamo avuto la creazione di fondi di investimento strategici (Warren Buffet). Oggi abbiamo fondi, fondi di fondi, prodotti strutturati di elevata fattura matematica. Prodotti finanziari specifici per singole strategie o prodotti. La possibilità di operare “on-line” da qualsiasi posto nel mondo, basta avere un PC e una linea telefonica. Linee di credito operative che ti permettono una leva finanziaria fino a 40volte il capitale sottostante. Una informazione capillare e all’unisono, per ogni evento di mercato, sia fondamentale o di analisi o di aspettative. Ecco quindi perché abbiamo casi di raddoppio dei prezzi senza necessariamente avere un aumento della domanda, o dei consumi. Con le necessità dei vari Governi, ulteriori interferenze sui prezzi. Un esempio chiaro è il petrolio, e di conseguenza tutta la serie di prodotti energia, o alternativi ad esso. Negli USA il prezzo della benzina è raddoppiato negli ultimi anni, anche se i chilometri percorsi annualmente sono calati. Le sigarette fumate si sono ridotte drasticamente, ma i prezzi sono quasi raddoppiati. Perché ? Chiaro, la parte fiscale è la parte preponderante del prezzo di vendita del prodotto. I Governi hanno un livello di indebitamento elevato, con risorse finanziarie sempre più limitate, e a rischio di ridursi, dall’attuale rallentamento della crescita globale, e peggioramento del settore crediti, impoverimento generale, calo del potere di acquisto, calo entrate fiscali. Un mezzo per aumentare le entrate fiscali, senza dover innalzare la pressione fiscale del singolo individuo, è quella di spingere le tasse sul consumo. Molto più sociali, etiche, benvolute. Anche con cause umanitarie, ecologiche. Mettiamo la tassa sui trasporti e sul Co2, per finanziare la lotta all’inquinamento e la salvaguardia della foresta amazzonica, con obiettivo di ridurre il traffico. Mettiamo la tassa sui prodotti alcolici per ridurne la dipendenza e il consumo. Mettiamo una tassa sulle sigarette per finanziare la salute. Tutto molto etico e bello. Chi consuma paga. Basta consumare meno, o non consumare………e abbiamo anche un mezzo per controllare la domanda. Ora però grazie a questo, abbiamo un peggioramento delle distorsioni già in atto per i fattori descritti qui sopra. Pensiamo al costo di un pieno di benzina fatto a Roma, che costa euro 60. Lo stesso pieno costa a Caracas euro 1.50 e euro 45 a Lugano”
Per concludere:

Il COSTO della merce. Altro fattore che resta di elevata importanza, e sempre maggiormente influenzato da tutti i fattori esposti qui sopra. Prima era solo la quantità a decidere una riduzione dei costi, e quindi un posizionamento migliore nel mercato rispetto alla concorrenza. Oggi conta il luogo di produzione, il cambio con cui paghiamo, le sinergie entro tutta la catena produttiva, la capacità di agevolazioni fiscali e di accesso al credito, l’ampiezza del mercato per il prodotto. Non hai i soldi per pagare la merce ? Non importa. Una volta erano necessari, in quanto il “fare credito” metteva maggiori rischi di non incasso al venditore. Ora, con le carte di credito, contratti leasing, contratto a rate, il rischio viene assunto da società assicurative, dalle ditte costruttrici, o da enti specializzati in questi settori. E cosi, ampliamo la capacità di consumo, di domanda e di vendita, pari pari all’aumento dell’accesso al credito. Compra oggi e paghi il prossimo anno. Le prime rate te le regalo. Il costo tanto lo paga ancora il compratore, che ha ricevuto la facilitazione, senza rendersene conto, o comunque, senza soffrire. Tutto questo gioco, entro domanda e offerta ci sottolinea una cosa di fatale importanza. Il mercato per continuare a prosperare deve mantenere in buona salute i clienti o compratori, unico grande motore della produzione, import/export, fatturato, margini di profitto. Grazie a questo, avremo uno stimolo per la creatività, investimenti produttivi e alla crescita, nuove invenzioni e nuove mode, in poche parole: una crescita. “

Cazzo non ci avevamo pensato che è solo una questione di salute.Vaglielo a spiegare a quelli che guadagnano solo 1 dollaro al giorno e che, ostinatamente, non consumano un belino e quindi impediscono la crescita loro e nostra.

E’ evidente come stiamo assistendo, attraverso una concentrazione di capitali e nodi decisionali nelle mani di pochi ed eletti soggetti,all’emergere di una frattura sempre più profonda tra una società che subisce queste trasformazioni ed una che cerca assetti sempre diversi per garantirsi una “rendita”o una remunerazione nel lungo periodo di quello che è il capitale accumulato.
Questa frattura è nella evidenza di una classe imprenditoriale che non guarda al futuro combinando, ed equilibrando, aspetti di tipo politico e di gestione della cosa pubblica con la necessità di far soldi ma che, al contrario, vive in modo astratto e secondo i propri principi da predatori ante litteram il rapporto con il resto dell’umanità.

Anche con questi principi, ed altre priorità, il disorientamento per lor signori è manifesto.Al di là di tutto quando si manifesta nella vita di tutti i giorni l’insicurezza perché aumenta l’aggressività degli esclusi, quando si restringe lo spazio “sicuro” e quando aumenta il costo per mantenere l’ordine, finite tutte le opzioni possibili, l’unica cosa che rimane da fare è la guerra per distruggere e sperare di poter ricostruire.

Nel delirio del cercare di capire e decifrare il casino, è sicuramente interessante seguire le peripezie di qualche noto opinionista.
Mi limito a due articoli, uno di Turani e l’altro di Scalfari.

Scrive il primo sul suo blog:

“secondo una minoranza (per ora) di esperti, la banca centrale americana sarebbe sul punto di cambiare politica. La priorità numero uno verrebbe data non più al sostegno della congiuntura (l’ipotesi di una recessione appare a molti scongiurata), ma alla lotta all’inflazione (che peraltro in America non è ancora così esplosiva come in Europa).

Questo la porterebbe in autunno, o comunque entro la fine dell’an­no, a rialzare i tassi di interesse. In sostanza, l’attuale politica (molto denaro e a basso prezzo) verrebbe capovolta. La conseguenza di tutto ciò sarebbe, ovviamente, una ripresa del dollaro, che potrebbe guadagnare anche il dieci per cento ri­spetto ai valori attuali. E questo farebbe la gioia delle imprese europee che esportano negli Stati Uniti.

Ma potrebbe anche innescare una corsa a Wall Street, dove si trovano moltissimi titoli (soprattutto bancari) a prezzi scesi anche del 30-40 per cento (a questo proposito si dice che una grande banca italiana sta studiando il dossier di una banca americana, con l’intenzione di comprarsela, visto che ormai costa pochissimo). In sostanza, andando a comprare a Wall Street si potrebbe guadagnare due volte: sul rialzo dei titoli (perché sono molto bassi) e sul rialzo del dollaro.

E’ sensato tutto questo ragionamento? Secondo molti esperti, no. O, meglio, non ancora. Lo scenario, spiegano, ha una base logica e ci si arriverà certamente, magari non in autunno, ma più avanti.

E questo per una serie di ragioni:

1- La crisi del mercato immobiliare non è affatto finita. A settembre saranno messe in vendita le case sequestrate perché comprate con prestiti sub-prime non pagati (i militari sono i maggiori protagonisti di questa vicenda: nelle città dove ci sono basi militari le crisi sub-prime sono il quadruplo rispetto al resto dell’America). Il momento della verità sarà appunto a settembre. E è difficile che la Federal Reserve decida di rialzare i tassi prima di aver visto la conclusione di questa vicenda.

2- Il mondo del credito (banche e istituzioni finanziarie) non è ancora a posto e possono esserci altre sorprese, con conse­guenti crisi. La Fed, quindi, dovrà adottare ancora per un po’ una politica prudente, senza svolte troppo accentuate. E quindi il costo del denaro dovrebbe rimanere bloccato. Cambiare troppo presto potrebbe comportare la necessità di smentirsi nel giro di poche settimane.

3- L’inflazione non è poi così violenta. Il fenomeno è molto più grave in Europa, dove infatti la Banca centrale europea (fra le proteste dei vari governi, interessati a un rilancio delle loro congiunture), resiste e non abbassa i tassi di interesse.

4- Infine, anche se comincia diventare ragionevole pensare a un’America la cui economia rallenta fino alla crescita zero (per qualche mese), e se appare sensato escludere l’ipotesi di una recessione, un po’ di denaro a basso costo ancora per un po’ certo non può fare male. I rischi di un incidente di percorso sono sempre presenti.

Insomma, il momento del cambio di rotta dell’America, con conseguente boom di Wall Street, probabilmente sta già scritto negli oroscopi della Federal Reserve, ma non è detto che sia proprio per dopodomani, appena dopo le vacanze.

Forse bisognerà aspettare di più.”

Della serie, non mi espongo e mi affido agli astri.

Scrive il secondo:

“Tutte queste Autorità lamentano un deficit di domanda e propugnano una politica di crescita ma nello stesso tempo raccomandano vivamente misure che contengano la domanda: tagli di spesa, blocco della redistribuzione del reddito, politiche monetarie restrittive. Bini Smaghi lo dice in modo esplicito: dovremo comprimere la domanda. Draghi applaude, come tutti i suoi colleghi. Gli economisti indipendenti concordano. Ma non c’è uno straccio di spiegazione che ci dica in che modo far crescere l’economia restringendo la domanda sia di consumi sia di investimenti. Il bello è che anche gli industriali concordano con questa strategia sinistramente schizoide. Naturalmente a condizione di essere esentati (loro) da misure restrittive e di essere “accompagnati” verso una riforma dei contratti che agganci il lavoro alla produttività.”
Ed ancora parlando di casa nostra:

Ne ho accennato domenica scorsa e quindi non mi ripeto se non per dire che trovare uno o due miliardi, tra Banca Intesa e qualche Colaninno, magari ci si riesce, ma non serve a niente se non entrerà in campo un vettore internazionale di prima grandezza. Il quale: 1. Per ora non c’è. 2. Se spunterà chiederà tagli assai più gravosi di quelli di Air France di tre mesi fa. Ma se nelle prossime due settimane Bruxelles riterrà di annullare il prestito di 300 milioni portato a patrimonio dallo Stato ad Alitalia, allora la società sarà messa in liquidazione e Tremonti dovrà tirar fuori una bella somma per i ricaschi sociali sul personale di volo e di terra. Insomma una catastrofe. Le speranze e la paura, come è titolato il libro del ministro del Tesoro. Soprattutto la paura.”
In compenso i commentatori che si aggirano malefici sui blog qualche ricetta ce l’hanno:

fonte Jeanluc

“se Trichet aumenterà il tasso in luglio, il dollaro potrebbe fare un altro tuffo e quindi la FED sentirsi in obbligo di ritoccare il suo tasso verso l’alto.
Ma il tema è il costo del petrolio.
Le compagnie aeree stanno andando in bancarotta a venti all’anno.
Se il petrolio andrà a 150 $/BBl chiuderanno almeno il 50% delle compagnie aeree.

I costi logistici diventeranno improponibili, perchè non sarà facile ribaltarli sui prezzi.
I costi di raffinazione saliranno in maniera direttamente proporzionale al costo del petrolio.
I costi di produzione dell’energia elettrica saliranno un po’ meno che in proporzione diretta, ma taglieranno le gambe alla produzione ed alle famiglie.

Anche Tremonti vedrà calare le entrate se l’economia si atrofizzerà, comprese quelle da petrolio, perchè se ne consumerà meno di quanto aumentino le accise per litro.

CHE FARE? disse Lenin.

Togliamo le tasse dal petrolio in modo mirato.
Sui trasporti di ogni tipo.
alle industrie di ogni tipo (con particolare riferimento alla petrolchimica ed al manifatturiero) ed anche alle compagnie che producono energia elettrica.

Sfruttiamo più a fondo il petrolio indigeno, e facciamo contratti a lungo termine con i paesi produttori in modo che lo “spot” non ci sfiori.

Tremonti faccia simulazioni col modello economico italiano e trovi il modo migliore per affrontare la crisi energetica.

Lasciamo il nucleare da fissione a chi ce l’ha!!


Brunetta e Bossi mettano in marcia la concentrazione di 8120 comuni in 120 metrolpoli ( in attesa che maturino le condizioni per fare solo 20 megalopoli -le regioni). Non si devono ridurre le spese per l’amministrazione dello Stato?”

Noi che comunisti e semplificatori lo siamo ancora, lasciando Lenin nei suoi dubbi, pensiamo che sia corretto lasciare che il destino faccia il suo corso.Nell’attesa ci siamo iscritti ad un corso di guerriglia metropolitana.



Storie di irriducibili-3

In politica resistenza on 7 Giugno 2008 at 9:42 am
Partiamo da l fondo e per farlo uso una considerazione amara di Alessia guidi su provocation.net:

L’altra verità di questo sciagurato paese sono i campi petroliferi. Nel nord, a Cabinda, ci sono alcuni tra i più ricchi giacimenti off-shore del mondo. Negli anni Ottanta il presidente americano Reagan aveva proibito alle multinazionali petrolifere di operare in Angola, perché i proventi di quei contratti miliardari finivano nelle casse di un regime comunista. Le multinazionali ignoravano il divieto e Reagan non insisteva. Il problema però era la guerra: i giacimenti andavano presidiati manu militari, tanto più che Cabinda era una zona molto esposta. La difesa era assicurata dai compañeros internacionalistas. E così le piattaforme, i magazzini, il personale della Gulf, della Texaco e di altri mostri dell’imperialismo yankee erano presidiati da batterie missilistiche cubane. Oggi tutto è cambiato. I rapporti tra l’amministrazione americana e il regime angolano (nel frattempo passato dal credo marxista a quello liberista) sono eccellenti. Così va il mondo. Noi facciamo il pieno di benzina e ce ne andiamo per la nostra strada, lasciandoci dietro una scia di gas di scarico nell’aria e al suolo una lunga fila di bambini mutilati dalle mine.

Stiamo parlando dell’Angola e di quello che rappresento’ ,la sua liberazione e la sua resistenza, anche per movimenti come quello di Nelson Mandela in Sudafrica.
A quei companeros è dedicato questo post. In particolare a ciò che fecero in una battaglia che segnò l’inizio della fine non solo della guerra in Angola ma, anche, del regime dell’Apartheid.
Questa battaglia si svolse in un luogo chiamato Cuito Cuanavale.
La sintesi di quel periodo è in queste righe:

“In condizioni quasi disperate, il presidente Neto chiede aiuto a L’Avana. Senza prima
consultarsi con l´Unione Sovietica di Breznev, che stava trattando gli accordi SALT II
con gli Stati Uniti e che perciò non voleva un coinvolgimento diretto, né auspicava un
intervento militare da parte di Cuba, rispondendo alle reiterate richieste del Governo
angolano inizia così la missione internazionalista cubana. Il supporto di 15.000 uomini
delle Forze Armate Rivoluzionarie (FAR) cubane sarà decisivo per respingere l’invasione
sudafricana e porre fine a 400 anni di impero e di colonialismo. Si mette dunque in
marcia l´Operazione “Carlotta”, nome dato in omaggio ad una schiava africana che si
presume fosse arrivata a Cuba dall´attuale territorio angolano e che aveva capeggiato
un´insurrezione durante la colonizzazione spagnola.

Nell’agosto del 1981 il Sudafrica lancia l’azione “Smokeshell” utilizzando 15.000
soldati, mezzi blindati e aerei, per avanzare di 200 km nella provincia meridionale di
Cunene. Nell´ottobre 1987 le Forze Armate Rivoluzionarie cubane (FAR), insieme alle Forze
Armate Popolari per la Liberazione dell’Angola (FAPLA), assediate dalle Forze di Difesa
del Sudafrica (SADF) e dalla Forza Aerea Sudafricana (SAAF) contrattaccano e respingono
gli invasori, nonostante gli Stati Uniti abbiano fornito le armi a Savimbi, seminando
migliaia di mine e uccidendo centinaia di migliaia di civili.

La resistenza militare angolano-cubana fronteggia l’attacco fino al 1988, quando
sull´onda delle pressioni internazionali, del crescere delle spese militari e dei
contrasti interni contro l’apartheid, il Sudafrica accetta di firmare un accordo con
Angola e Cuba che pone fine al conflitto. “


Quello che non poterono le sanzioni dell’Onu o l’isolamento (finto) di parte del mondo “libero”,contro il regime segregazionista, lo fecero i “companeros”.
Presero a calci nel culo bianchi ed addestratissimi soldati.Li cacciarono via, in quella battaglia, combattendo contro uno schiacciante esercito ben armato.Un rapporto di forze di 1 a 6.

Da quelle parti passarono, in 15 anni, circa 300.000 cubani.Volontari.
Sarà anche per quello che Cuba è come un fazzoletto rosso di fronte ad un toro per gli yankee?

Storie di irriducibili-3

In politica resistenza on 7 Giugno 2008 at 9:42 am
Partiamo da l fondo e per farlo uso una considerazione amara di Alessia guidi su provocation.net:

L’altra verità di questo sciagurato paese sono i campi petroliferi. Nel nord, a Cabinda, ci sono alcuni tra i più ricchi giacimenti off-shore del mondo. Negli anni Ottanta il presidente americano Reagan aveva proibito alle multinazionali petrolifere di operare in Angola, perché i proventi di quei contratti miliardari finivano nelle casse di un regime comunista. Le multinazionali ignoravano il divieto e Reagan non insisteva. Il problema però era la guerra: i giacimenti andavano presidiati manu militari, tanto più che Cabinda era una zona molto esposta. La difesa era assicurata dai compañeros internacionalistas. E così le piattaforme, i magazzini, il personale della Gulf, della Texaco e di altri mostri dell’imperialismo yankee erano presidiati da batterie missilistiche cubane. Oggi tutto è cambiato. I rapporti tra l’amministrazione americana e il regime angolano (nel frattempo passato dal credo marxista a quello liberista) sono eccellenti. Così va il mondo. Noi facciamo il pieno di benzina e ce ne andiamo per la nostra strada, lasciandoci dietro una scia di gas di scarico nell’aria e al suolo una lunga fila di bambini mutilati dalle mine.

Stiamo parlando dell’Angola e di quello che rappresento’ ,la sua liberazione e la sua resistenza, anche per movimenti come quello di Nelson Mandela in Sudafrica.
A quei companeros è dedicato questo post. In particolare a ciò che fecero in una battaglia che segnò l’inizio della fine non solo della guerra in Angola ma, anche, del regime dell’Apartheid.
Questa battaglia si svolse in un luogo chiamato Cuito Cuanavale.
La sintesi di quel periodo è in queste righe:

“In condizioni quasi disperate, il presidente Neto chiede aiuto a L’Avana. Senza prima
consultarsi con l´Unione Sovietica di Breznev, che stava trattando gli accordi SALT II
con gli Stati Uniti e che perciò non voleva un coinvolgimento diretto, né auspicava un
intervento militare da parte di Cuba, rispondendo alle reiterate richieste del Governo
angolano inizia così la missione internazionalista cubana. Il supporto di 15.000 uomini
delle Forze Armate Rivoluzionarie (FAR) cubane sarà decisivo per respingere l’invasione
sudafricana e porre fine a 400 anni di impero e di colonialismo. Si mette dunque in
marcia l´Operazione “Carlotta”, nome dato in omaggio ad una schiava africana che si
presume fosse arrivata a Cuba dall´attuale territorio angolano e che aveva capeggiato
un´insurrezione durante la colonizzazione spagnola.

Nell’agosto del 1981 il Sudafrica lancia l’azione “Smokeshell” utilizzando 15.000
soldati, mezzi blindati e aerei, per avanzare di 200 km nella provincia meridionale di
Cunene. Nell´ottobre 1987 le Forze Armate Rivoluzionarie cubane (FAR), insieme alle Forze
Armate Popolari per la Liberazione dell’Angola (FAPLA), assediate dalle Forze di Difesa
del Sudafrica (SADF) e dalla Forza Aerea Sudafricana (SAAF) contrattaccano e respingono
gli invasori, nonostante gli Stati Uniti abbiano fornito le armi a Savimbi, seminando
migliaia di mine e uccidendo centinaia di migliaia di civili.

La resistenza militare angolano-cubana fronteggia l’attacco fino al 1988, quando
sull´onda delle pressioni internazionali, del crescere delle spese militari e dei
contrasti interni contro l’apartheid, il Sudafrica accetta di firmare un accordo con
Angola e Cuba che pone fine al conflitto. “


Quello che non poterono le sanzioni dell’Onu o l’isolamento (finto) di parte del mondo “libero”,contro il regime segregazionista, lo fecero i “companeros”.
Presero a calci nel culo bianchi ed addestratissimi soldati.Li cacciarono via, in quella battaglia, combattendo contro uno schiacciante esercito ben armato.Un rapporto di forze di 1 a 6.

Da quelle parti passarono, in 15 anni, circa 300.000 cubani.Volontari.
Sarà anche per quello che Cuba è come un fazzoletto rosso di fronte ad un toro per gli yankee?

Storie di irriducibili- 2

In politica resistenza on 5 Giugno 2008 at 2:18 pm



Di Maurizio Ferrari, uno dei Brigatisti storici, si occupò l’Espresso con un articolo nel 2004.
Dopo di allora è uscito dal carcere nel maggio del 2005.
Di lui raccontano l’infanzia passata in orfanotrofio ed il fatto che si fece catturare per rivedere la fidanzata.


I

Il brigatista del nucleo storico detenuto dal 27 maggio 1974
Nessuno va a visitarlo, non è mai uscito dal carcere
Ferrari, l’ultimo degli irriducibili
30 anni in cella senza permessi
Condannato per il sequestro Sossi, non per fatti di sangue

Mario Sossi
durante
il sequestro

—————-

ROMA - Trent’anni di carcere senza un permesso, una visita di un parente o un amico, un giorno di semilibertà, senza nemmeno un avvocato. Da 10 mila 950 giorni Paolo Maurizio Ferrari è sepolto vivo dietro le sbarre di un carcere: pochi si ricordano del primo brigatista arrestato il 27 maggio del 1974 dalla polizia del governo di Mariano Rumor, talmente pochi che di quell’irriducibile è difficile pure sapere in quale carcere è rinchiuso.

Ferrari era uno dei fondatori delle Brigate Rosse, del gruppo dei Curcio, dei Franceschini, di Mara Cagol. Il brigatismo degli albori che sequestrava i “capetti” delle fabbriche e che compì come azione più clamorosa il sequestro del giudice Sossi. Un brigatismo che, quando Ferrari varcò il portone di un carcere, ancora non aveva ucciso nessuno. Ed infatti all’ex operaio modenese non vengono imputati fatti di sangue ma la partecipazione al sequestro Sossi.

Quando è entrato in carcere l’Italia era un’altra; c’era l’austerità, il referendum sul divorzio, le bombe sui treni. La Democrazia Cristiana governava incontrastata e il Pci aveva da poco eletto Enrico Berlinguer alla segreteria mentre Craxi era ancora un oscuro funzionario del Psi. Un’Italia che Ferrari aveva scelto di combattere armi in pugno e che, da quando lesse il famoso proclama dalle sbarre dei detenuti al processo di Torino, non conosce più. L’Italia di oggi non l’ha mai vista e nessuno gliel’ha neppure raccontata, dato che in questi 30 anni da ’sepolto vivo’ non ha ricevuto neanche una visita di parenti e amici che non ha.

Quest’anno scade la sua pena e Ferrari potrebbe tornare in libertà. Forse, ma ancora è certo. Nel suo caso l’unica certezza è quella della pena: è stato il primo brigatista ad entrare in carcere e l’ultimo che ne uscirà senza avere mai passato anche un solo giorno fuori, pur non avendo commesso alcun reato di sangue.

Il primo ad essere arrestato quando le Br erano ancora alle origini e forse l’unico detenuto in Italia che abbia scontato 30 anni di carcere senza esserne mai uscito neppure una volta, né beneficiando del lavoro esterno, né in semilibertà. Mai, così almeno risulta al presidente dell’associazione “A Buon Diritto” Luigi Manconi, che nel ‘99 presentò un’interrogazione al ministro Diliberto per un presunto pestaggio nel carcere di Novara del brigatista modenese. Da allora sulla sorte di Ferrari è calato il silenzio.

Oggi ha 58 anni, ha passato l’infanzia in comunità senza aver conosciuto i genitori. Operaio a Torino nel ‘69, poi fondatore e membro del nucleo storico delle Br, da allora Ferrari è rimasto un “irriducibile” ignorato dal mondo e prigioniero anche della propria ostinata coerenza di “rivoluzionario” che lo ha spinto a non “scendere a patti con lo Stato” e a rifiutare perfino l’avvocato d’ufficio.

Senza famiglia e dimenticato dietro le sbarre da tutti, per lui quest’anno potrebbero finalmente spalancarsi le porte del carcere. Ma quale? Dopo aver peregrinato da un supercarcere all’altro fra rivolte e proteste carcerarie, non si sa con certezza se sia ancora a Novara o in qualche altro penitenziario. E a sentire Alberto Franceschini, sulla libertà del suo vecchio compagno non è neppure detta l’ultima parola: “Proprio perché non ha un avvocato non ha mai fatto domanda per il cumulo della pena e quindi non ha diritto a sconti, affidamenti o altri benefici di legge. Potrebbe sommare 80 anni di carcere senza che nessuno intervenga. Quindi non è detto che esca”.


Però fa ancora paura e di lui non si scordano i giudici.

Lettera aperta ai compagni, alle compagne

Un giudice, stavolta di sorveglianza, mi ha cercato, trovato e infine consegnato tramite la polizia una sua “ordinanza”, che, come vedete segue questa lettera. L’ “ordinanza” rende esecutiva una “misura di sicurezza della libertà vigilata per anni uno” decreta 25 anni fa. Una condanna, la chiamo io, in quanto è una restrizione della libertà prima ancora di essere una “vigilanza”; una pena che non è in relazione ad alcun “reato”, ma esclusivamente a quello che sei, per questo, pur se è mostruoso e ridicolo, può essere decretata in anticipo, anche di un quarto di secolo. E quello che sei non viene chiamato nel codice penale con nomi quali, ad esempio, “sovversivo”, “eversore” ecc., ma con il generico “socialmente pericoloso”. Una categoria che per definirsi non ha bisogno di fatti, le basta comporre supposizione, congetture sulle letture, le frequentazione, non so le espressioni del viso. Nazi-fascismo in pieno, ecco di che si tratta. Ed è una condanna usata ampissimamente con disinvoltura. Ma che cosa è accaduto? Il tribunale di sorveglianza di Vercelli (competente nel mio caso poiché sotto la sua cappella di trova anche il carcere di Biella da cui sono uscito) ha “disposto” di “imporre” a me, la “liberà vigilata per anni uno di cui alla sentenza Corte Assise Appello di Firenze del 19.11.1980″. Il giudice di sorveglianza che ha reso esecutiva la condanna poteva dire: nel 1980 tu sei stato condannato ad un anno di liberà vigilata ed io nel 2005 la rendo esecutiva in quanto tu, comunque, eri e sei nemico dello stato. Chiuso. Invece ha voluto farsene una ragione ed è franato nella meschinità. Scrive il giudice: “…il soggetto (uno dei tanti nomi che mi affibbia)…convoca dal Centro Servizio Sociale di Firenze…non si è mai presentato…il Centro Servizio Sociale di Milano…non è riuscito a contattarlo”… Nessun servizio sociale mi ha mai “convocato”, o , “cercato”. Per verificarlo il giudice poteva rivolgersi anche alle persone che mi hanno ospitato, le cui abitazioni conosceva, come scrive nella sua “ordinanza”, anche per avermi recapitato, sempre attraverso la polizia, altri atti nei mesi precedenti. Non lo ha fatto, si è limitato, scrive, a sentire i servizi sociali i quali avranno risposto con il rituale “tutto a posto dottore” – tanto nessuno può provare il contrario e il posto di lavoro non ne viene minacciato. Questo dico anche a difesa delle persone che mi hanno ospitato, dato lavoro, che l’arroganza del giudice cerca deve essere troncata la consegna dei libri, al punto da impedire ogni loro attività intellettuale. Nemmeno quel sadico di Cardullo nel suo apogeo era sceso a tanto; voi di oggi siete vicini a Goebbels più di lui. Fuori sto scoprendo che la condizione della gran parte di chi lavora è discesa nella schiavitù. Nei cantieri, presso i corrieri, ma anche nella scuole e nei call center, si lavora per 5-6 euro l’ora e in una situazione di assoluta indeterminatezza. Quel misero salario è succhiato per il 60-70 percento dall’affitto per la casa, sarebbe più vicino al vero chiamarla, in generale, posto-letto + punto-cucina. Chi ha trasformato i contratti di lavoro in un vero Bengodi per i padroni, ma in una disgrazia micidiale per la classe operaia, per chiunque sia alla ricerca di un posto; chi ha consegnato le case al mercato capitalistico, alle agenzie e al traffico borsistico, chi ha condotto la soddisfazione del bisogno dell’abitazione a divenire un incubo per la gran parte della popolazione; chi, come lei signor giudice, impone con le relative leggi questo immiserimento non solo materiale, voi siete “socialmente pericolosi”, non c’è dubbio. Contro di voi e il vostro stato con il quale ora tormentate e saccheggiate anche il popolo irakeno, la lotta c’è e io sono li. Milano, 26 Marzo 2005


Maurizio

Maurizio adesso si occupa di carcere e gente in galera attraverso il sito: http://www.autprol.org/olga.

E’ uno dei padri cattivi a cui, probabilmente, si riferì Cofferati in una sua intervista un pò di tempo fa.

Noi lo pensiamo a come era cristallizzato in quell’immagine con il pugno chiuso, con un mondo di gente che gli è scorsa attorno.Con i ricordi ed i giorni spesi da solo.Con quella compagna da rivedere, con un debito pagato senza un solo lamento.
A pugno chiuso, Maurizio.

Storie di irriducibili- 2

In politica resistenza on 5 Giugno 2008 at 2:18 pm


Di Maurizio Ferrari, uno dei Brigatisti storici, si occupò l’Espresso con un articolo nel 2004.
Dopo di allora è uscito dal carcere nel maggio del 2005.
Di lui raccontano l’infanzia passata in orfanotrofio ed il fatto che si fece catturare per rivedere la fidanzata.


I

Il brigatista del nucleo storico detenuto dal 27 maggio 1974
Nessuno va a visitarlo, non è mai uscito dal carcere
Ferrari, l’ultimo degli irriducibili
30 anni in cella senza permessi
Condannato per il sequestro Sossi, non per fatti di sangue

Mario Sossi
durante
il sequestro

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ROMA - Trent’anni di carcere senza un permesso, una visita di un parente o un amico, un giorno di semilibertà, senza nemmeno un avvocato. Da 10 mila 950 giorni Paolo Maurizio Ferrari è sepolto vivo dietro le sbarre di un carcere: pochi si ricordano del primo brigatista arrestato il 27 maggio del 1974 dalla polizia del governo di Mariano Rumor, talmente pochi che di quell’irriducibile è difficile pure sapere in quale carcere è rinchiuso.

Ferrari era uno dei fondatori delle Brigate Rosse, del gruppo dei Curcio, dei Franceschini, di Mara Cagol. Il brigatismo degli albori che sequestrava i “capetti” delle fabbriche e che compì come azione più clamorosa il sequestro del giudice Sossi. Un brigatismo che, quando Ferrari varcò il portone di un carcere, ancora non aveva ucciso nessuno. Ed infatti all’ex operaio modenese non vengono imputati fatti di sangue ma la partecipazione al sequestro Sossi.

Quando è entrato in carcere l’Italia era un’altra; c’era l’austerità, il referendum sul divorzio, le bombe sui treni. La Democrazia Cristiana governava incontrastata e il Pci aveva da poco eletto Enrico Berlinguer alla segreteria mentre Craxi era ancora un oscuro funzionario del Psi. Un’Italia che Ferrari aveva scelto di combattere armi in pugno e che, da quando lesse il famoso proclama dalle sbarre dei detenuti al processo di Torino, non conosce più. L’Italia di oggi non l’ha mai vista e nessuno gliel’ha neppure raccontata, dato che in questi 30 anni da ’sepolto vivo’ non ha ricevuto neanche una visita di parenti e amici che non ha.

Quest’anno scade la sua pena e Ferrari potrebbe tornare in libertà. Forse, ma ancora è certo. Nel suo caso l’unica certezza è quella della pena: è stato il primo brigatista ad entrare in carcere e l’ultimo che ne uscirà senza avere mai passato anche un solo giorno fuori, pur non avendo commesso alcun reato di sangue.

Il primo ad essere arrestato quando le Br erano ancora alle origini e forse l’unico detenuto in Italia che abbia scontato 30 anni di carcere senza esserne mai uscito neppure una volta, né beneficiando del lavoro esterno, né in semilibertà. Mai, così almeno risulta al presidente dell’associazione “A Buon Diritto” Luigi Manconi, che nel ‘99 presentò un’interrogazione al ministro Diliberto per un presunto pestaggio nel carcere di Novara del brigatista modenese. Da allora sulla sorte di Ferrari è calato il silenzio.

Oggi ha 58 anni, ha passato l’infanzia in comunità senza aver conosciuto i genitori. Operaio a Torino nel ‘69, poi fondatore e membro del nucleo storico delle Br, da allora Ferrari è rimasto un “irriducibile” ignorato dal mondo e prigioniero anche della propria ostinata coerenza di “rivoluzionario” che lo ha spinto a non “scendere a patti con lo Stato” e a rifiutare perfino l’avvocato d’ufficio.

Senza famiglia e dimenticato dietro le sbarre da tutti, per lui quest’anno potrebbero finalmente spalancarsi le porte del carcere. Ma quale? Dopo aver peregrinato da un supercarcere all’altro fra rivolte e proteste carcerarie, non si sa con certezza se sia ancora a Novara o in qualche altro penitenziario. E a sentire Alberto Franceschini, sulla libertà del suo vecchio compagno non è neppure detta l’ultima parola: “Proprio perché non ha un avvocato non ha mai fatto domanda per il cumulo della pena e quindi non ha diritto a sconti, affidamenti o altri benefici di legge. Potrebbe sommare 80 anni di carcere senza che nessuno intervenga. Quindi non è detto che esca”.


Però fa ancora paura e di lui non si scordano i giudici.

Lettera aperta ai compagni, alle compagne

Un giudice, stavolta di sorveglianza, mi ha cercato, trovato e infine consegnato tramite la polizia una sua “ordinanza”, che, come vedete segue questa lettera. L’ “ordinanza” rende esecutiva una “misura di sicurezza della libertà vigilata per anni uno” decreta 25 anni fa. Una condanna, la chiamo io, in quanto è una restrizione della libertà prima ancora di essere una “vigilanza”; una pena che non è in relazione ad alcun “reato”, ma esclusivamente a quello che sei, per questo, pur se è mostruoso e ridicolo, può essere decretata in anticipo, anche di un quarto di secolo. E quello che sei non viene chiamato nel codice penale con nomi quali, ad esempio, “sovversivo”, “eversore” ecc., ma con il generico “socialmente pericoloso”. Una categoria che per definirsi non ha bisogno di fatti, le basta comporre supposizione, congetture sulle letture, le frequentazione, non so le espressioni del viso. Nazi-fascismo in pieno, ecco di che si tratta. Ed è una condanna usata ampissimamente con disinvoltura. Ma che cosa è accaduto? Il tribunale di sorveglianza di Vercelli (competente nel mio caso poiché sotto la sua cappella di trova anche il carcere di Biella da cui sono uscito) ha “disposto” di “imporre” a me, la “liberà vigilata per anni uno di cui alla sentenza Corte Assise Appello di Firenze del 19.11.1980″. Il giudice di sorveglianza che ha reso esecutiva la condanna poteva dire: nel 1980 tu sei stato condannato ad un anno di liberà vigilata ed io nel 2005 la rendo esecutiva in quanto tu, comunque, eri e sei nemico dello stato. Chiuso. Invece ha voluto farsene una ragione ed è franato nella meschinità. Scrive il giudice: “…il soggetto (uno dei tanti nomi che mi affibbia)…convoca dal Centro Servizio Sociale di Firenze…non si è mai presentato…il Centro Servizio Sociale di Milano…non è riuscito a contattarlo”… Nessun servizio sociale mi ha mai “convocato”, o , “cercato”. Per verificarlo il giudice poteva rivolgersi anche alle persone che mi hanno ospitato, le cui abitazioni conosceva, come scrive nella sua “ordinanza”, anche per avermi recapitato, sempre attraverso la polizia, altri atti nei mesi precedenti. Non lo ha fatto, si è limitato, scrive, a sentire i servizi sociali i quali avranno risposto con il rituale “tutto a posto dottore” – tanto nessuno può provare il contrario e il posto di lavoro non ne viene minacciato. Questo dico anche a difesa delle persone che mi hanno ospitato, dato lavoro, che l’arroganza del giudice cerca deve essere troncata la consegna dei libri, al punto da impedire ogni loro attività intellettuale. Nemmeno quel sadico di Cardullo nel suo apogeo era sceso a tanto; voi di oggi siete vicini a Goebbels più di lui. Fuori sto scoprendo che la condizione della gran parte di chi lavora è discesa nella schiavitù. Nei cantieri, presso i corrieri, ma anche nella scuole e nei call center, si lavora per 5-6 euro l’ora e in una situazione di assoluta indeterminatezza. Quel misero salario è succhiato per il 60-70 percento dall’affitto per la casa, sarebbe più vicino al vero chiamarla, in generale, posto-letto + punto-cucina. Chi ha trasformato i contratti di lavoro in un vero Bengodi per i padroni, ma in una disgrazia micidiale per la classe operaia, per chiunque sia alla ricerca di un posto; chi ha consegnato le case al mercato capitalistico, alle agenzie e al traffico borsistico, chi ha condotto la soddisfazione del bisogno dell’abitazione a divenire un incubo per la gran parte della popolazione; chi, come lei signor giudice, impone con le relative leggi questo immiserimento non solo materiale, voi siete “socialmente pericolosi”, non c’è dubbio. Contro di voi e il vostro stato con il quale ora tormentate e saccheggiate anche il popolo irakeno, la lotta c’è e io sono li. Milano, 26 Marzo 2005


Maurizio

Maurizio adesso si occupa di carcere e gente in galera attraverso il sito: http://www.autprol.org/olga.

E’ uno dei padri cattivi a cui, probabilmente, si riferì Cofferati in una sua intervista un pò di tempo fa.

Noi lo pensiamo a come era cristallizzato in quell’immagine con il pugno chiuso, con un mondo di gente che gli è scorsa attorno.Con i ricordi ed i giorni spesi da solo.Con quella compagna da rivedere, con un debito pagato senza un solo lamento.
A pugno chiuso, Maurizio.

Storie di irriducibili-1

In politica resistenza on 5 Giugno 2008 at 2:04 pm

Dopo il post dedicato Sante Notarnicola iniziamo un viaggio nelle storie di gente che non si è arresa mai.Irriducibili e resistenti nella vita.Accompagnati da Fabrizio De Andrè perché anche a noi “Di respirare la stessa aria dei secondini non ci va” e di perdere la memoria neanche.

Muzio Tosi

Assunto il quattro agosto del ‘17, in qualità di operaio, negli altiforni piombinesi, Muzio vi lavora fino al ventisette ottobre del ‘19, poi, nel ‘24, si sposta a Torino e, nel ‘30, aderisce al gruppo anarchico clandestino della Barriera di Milano, insieme al fratello Vindice, a Dante Armanetti (3), a Arduilio D’Angina, ai fratelli Cornelio e Nuzio Giacomelli di Cascina (4) e al piombinese Settimio Guerrieri (“individuo molto attivo”, che “si occupa di fare emigrare clandestinamente [i] compagni di fede”).

Nella città opera un altro gruppo libertario, quello della Barriera di Nizza, di cui fanno parte il muratore torinese Cesare Sobrito, collaboratore dell’“Adunata dei refrattari” e del “Risveglio anarchico” e strettamente legato a Luigi Bertoni (5), il barbiere vercellese Emilio Bernasconi, che ha una bottega in via Saluzzo, il venditore ambulante Michele Guasco, che risiede in Corso Spezia, il torinese Michele Candela, il meccanico genovese Eugenio Martinelli e il meccanico vercellese Vittorio Levis.
I due gruppi sono in contatto con alcuni compagni di idee, emigrati a Lyon, che fanno capo al Circolo Sacco e Vanzetti. Alle riunioni del Circolo intervengono il meccanico torinese Giovanni Saroglia (6), il meccanico anconitano Alvaro Pietrucci (7), l’operaio piombinese Luigi Ravenni (8), il tappezziere montierino Gemisto Vallesi (9), il pittore livornese Tito Salvatori (10), i meccanici torinesi Mario Garello (11) e Marcello Basso (12), il meccanico piombinese Marino Ripoli (13), l’operaio massetano Socrate Franchi e il manovale modenese Giovanni Matteozzi (14). I rapporti fra gli anarchici di Lyon e quelli di Torino vengono tenuti da Giovanni Saroglia, da Marino Ripoli, da Carlo Oldani, da Pietro Mazzini e da Giuseppe Zagaria, che – secondo la polizia italiana – ha favorito l’espatrio clandestino della calzettaia anarchica Maria Bardazzi, legata sentimentalmente al Ripoli.

Al principio del ‘31 le maglie della polizia fascista si stringono intorno ai due gruppi libertari torinesi e i loro componenti finiscono nei giorni successivi in carcere. Muzio Tosi viene arrestato il dieci febbraio ed è subito deferito alla Commissione provinciale per l’assegnazione al confino. Il ventidue febbraio la Questura del capoluogo piemontese si occupa di lui per sottolineare che si è sempre “dimostrato anarchico irriducibile”, che appartiene “a famiglia i cui membri professano le stesse idee” e che, dai compagni di fede “è ritenuto elemento d’azione, capace cioè di scendere in piazza a prendere parte a movimenti turbolenti qualora si presentasse l’occasione favorevole”. L’undici marzo il sovversivo massetano è assegnato al confino per la durata di due anni “per attività contraria all’ordinamento nazionale dello Stato” e “incorreggibilità” e il quattordici viene schedato: nel Mod. A la Prefettura di Torino scrive che è alto m.1,81 e che ha corporatura esile, fronte alta e capelli castani lisci, che, dal ‘24, ha partecipato a tutte le manifestazioni sovversive del capoluogo piemontese e che è considerato “elemento di azione”, in grado di turbare l’ordine pubblico con le sue iniziative.

Tradotto a Ponza il dieci luglio, Tosi si appella contro la misura restrittiva, ma il suo ricorso viene respinto e, il due settembre, l’anarchico è denunciato per “manifestazione sediziosa” e contravvenzione agli obblighi del confino. Rinchiuso a Poggioreale, viene condannato, il trentuno di ottobre, a quattro mesi di carcere “per avere emesso in luogo pubblico [cioè nel camerone dei confinati] grida sediziose”. Ricondotto a Ponza il quattro gennaio del ‘32, ottiene dalla Corte d’appello di Napoli la riduzione della condanna da quattro a tre mesi di reclusione e il primo aprile indirizza al Ministero dell’Interno la lettera seguente: “E’ vero che l’art.189, testo unico legge di P.S. 1931 dice che il tempo trascorso in espiazione di pena detentiva non è computato nella durata del confino. Ma se si considera che il confino si concreta in una rigorosa vigilanza da parte dell’Autorità di P.S. e che, perciò, il confinato può considerarsi in stato di detenzione, l’espiazione della pena di tre mesi d’arresto nel carcere di Napoli, mentre egli, come confinato, era già in stato di detenzione, rappresenterebbe, a suo modesto avviso, un bis in idem. E, pertanto, il sottoscritto nutre fiducia che cotesto on. Ministero vorrà, esaminato il caso, computare nella durata del confino i suddetti tre mesi di arresto…”

Il primo agosto Tosi viene nuovamente arrestato per violazione degli obblighi del confino, il nove agosto è scarcerato dopo che la Pretura di Ponza l’ha condannato a un’ammenda di 500 lire e il tredici novembre beneficia dell’“amnistia del decennale” e lascia l’isola. Tornato a Torino, abita, fino al novembre del ‘33, in via Spontini 5, poi si trasferisce al n.126 di Corso Giulio Cesare e, nel ‘34, accompagna – senza dar “luogo a rilievi” – l’anarchica Maria Bibbi (15) ad Avenza, dove la donna (16) visita lo zio Francesco Bibbi (17), già arrestato dopo l’attentato di Lucetti a Mussolini.
Rientrato nel capoluogo piemontese, Muzio valica a piedi le Alpi alla fine di aprile del ‘37, emigrando clandestinamente in Francia, poi prosegue fino a Barcellona, dove arriva insieme a Ugo Cardenti (un comunista di Capoliveri, che, in aprile, è evaso dal carcere militare dell’Elba e ha raggiunto la Corsica in barca per andare a battersi contro Franco), a Cornelio Giacomelli, a Bruno Tosarelli, a Vittorio Marchi, a Enea Landini, a Domenico Nizzi, a Giuseppe Formentoni, a Giorgio Rossi, a Armando Bientinesi, a Massimo Morisi e a Cesare Scarazzini, e si arruola in una formazione antifranchista.

Informata dell’espatrio, la Questura di Torino sollecita – il ventotto maggio – l’inclusione del Tosi nel Bollettino delle ricerche quale “anarchico da arrestare”, come si legge nella schedina n.0901 del “supplemento dei sovversivi”. L’otto agosto una spia dei fascisti racconta che Muzio si sarebbe imbarcato a Marsiglia – nel mese di maggio – su una nave diretta a Barcellona, e il cinque ottobre il console della città focese, Ettore Liberati, informa l’Ambasciata di Parigi che tutti i volontari antifascisti, che si trovavano sulla nave “Ciudad de Barcelona”, partita “da questo porto il ventinove maggio” sono morti, dopo il suo siluramento da parte dei sommergibili fascisti. Il diplomatico non è tuttavia in grado di precisare se il Tosi fosse o meno sull’imbarcazione.
Muzio è invece a Barcellona, dove dirige la sezione italiana della C.N.T. e collabora a “Guerra di classe”, il giornale che Aldo Aguzzi (18) e Domenico Ludovici dirigono dopo l’assassinio di Berneri. Nella capitale catalana si unisce in matrimonio a Adela, una militante della C.N.T., e invia più volte ai genitori e al fratello Vindice delle lettere, che giungono a destinazione, dopo essere passate per Parigi, dove – secondo la polizia fascista – è la famiglia del defunto prof. Berneri, che “senza dubbio si incarica” di spedirle a Torino. L’indirizzo, che figura sulle buste, è infatti quello della famiglia Berneri: rue de Terreneuve, 20, Paris.

In Spagna Muzio resta fino all’ottobre del ‘38, poi, tornato a Marsiglia, scrive ai genitori di avere incontrato Aldo Demi, un anarchico piombinese, che è stato volontario nella Brigata Garibaldi. In calce al foglio ci sono i saluti – per i suoi cari – di Albino Zazzeri e di sua moglie: “Saluti cari da noi tutti, famiglia Zazzeri”. Il ventisei marzo del ‘39 Tosi scrive di avere aperto a Marsiglia, assieme alla moglie Adela, un’attività commerciale simile a quella, che aveva a Torino nel ‘31: la sua lettera porta, questa volta, i saluti degli anarchici Settimo Guerrieri e Cornelio Giacomelli, già miliziani in Spagna.
Arrestato nei giorni seguenti, Muzio è rinchiuso, il ventisette aprile, nel terribile campo di internamento di Argelès, dove aderisce al gruppo anarchico “Libertà o morte”, insieme a altri 116 compagni di idee. Lasciati i reticolati, le guardie mobili e gli “spahis”, riannoda i legami con i familiari e nelle lettere nomina spesso Cornelio Giacomelli, Settimo Guerrieri, Aldo Demi e Dario Franci: del primo racconta – nel febbraio del ‘42 – che è ricoverato in ospedale, del secondo riferisce che è a Parigi, di Franci dice – l’otto ottobre 1942 – di non sapere nulla da molto tempo. Il due giugno 1943 Tosi è al Barrage de l’Aigle, da dove scrive ai genitori di non ricevere “posta” da più di tre mesi da Demi e da Guerrieri, mentre Giacomelli gli ha annunciato che gli manderà un pacco di pomodori da Perpignan.
Muzio collabora con i partigiani francesi della zona di Tolosa fino alla liberazione, poi, dopo nove anni di esilio, rientra a Torino. E nel capoluogo piemontese partecipa alle lotte operaie del dopoguerra e rimane fino alla morte, che lo coglie il tredici settembre 1990.

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Storie di irriducibili-1

In politica resistenza on 5 Giugno 2008 at 2:04 pm

Dopo il post dedicato Sante Notarnicola iniziamo un viaggio nelle storie di gente che non si è arresa mai.Irriducibili e resistenti nella vita.Accompagnati da Fabrizio De Andrè perché anche a noi “Di respirare la stessa aria dei secondini non ci va” e di perdere la memoria neanche.

Muzio Tosi

Assunto il quattro agosto del ‘17, in qualità di operaio, negli altiforni piombinesi, Muzio vi lavora fino al ventisette ottobre del ‘19, poi, nel ‘24, si sposta a Torino e, nel ‘30, aderisce al gruppo anarchico clandestino della Barriera di Milano, insieme al fratello Vindice, a Dante Armanetti (3), a Arduilio D’Angina, ai fratelli Cornelio e Nuzio Giacomelli di Cascina (4) e al piombinese Settimio Guerrieri (“individuo molto attivo”, che “si occupa di fare emigrare clandestinamente [i] compagni di fede”).

Nella città opera un altro gruppo libertario, quello della Barriera di Nizza, di cui fanno parte il muratore torinese Cesare Sobrito, collaboratore dell’“Adunata dei refrattari” e del “Risveglio anarchico” e strettamente legato a Luigi Bertoni (5), il barbiere vercellese Emilio Bernasconi, che ha una bottega in via Saluzzo, il venditore ambulante Michele Guasco, che risiede in Corso Spezia, il torinese Michele Candela, il meccanico genovese Eugenio Martinelli e il meccanico vercellese Vittorio Levis.
I due gruppi sono in contatto con alcuni compagni di idee, emigrati a Lyon, che fanno capo al Circolo Sacco e Vanzetti. Alle riunioni del Circolo intervengono il meccanico torinese Giovanni Saroglia (6), il meccanico anconitano Alvaro Pietrucci (7), l’operaio piombinese Luigi Ravenni (8), il tappezziere montierino Gemisto Vallesi (9), il pittore livornese Tito Salvatori (10), i meccanici torinesi Mario Garello (11) e Marcello Basso (12), il meccanico piombinese Marino Ripoli (13), l’operaio massetano Socrate Franchi e il manovale modenese Giovanni Matteozzi (14). I rapporti fra gli anarchici di Lyon e quelli di Torino vengono tenuti da Giovanni Saroglia, da Marino Ripoli, da Carlo Oldani, da Pietro Mazzini e da Giuseppe Zagaria, che – secondo la polizia italiana – ha favorito l’espatrio clandestino della calzettaia anarchica Maria Bardazzi, legata sentimentalmente al Ripoli.

Al principio del ‘31 le maglie della polizia fascista si stringono intorno ai due gruppi libertari torinesi e i loro componenti finiscono nei giorni successivi in carcere. Muzio Tosi viene arrestato il dieci febbraio ed è subito deferito alla Commissione provinciale per l’assegnazione al confino. Il ventidue febbraio la Questura del capoluogo piemontese si occupa di lui per sottolineare che si è sempre “dimostrato anarchico irriducibile”, che appartiene “a famiglia i cui membri professano le stesse idee” e che, dai compagni di fede “è ritenuto elemento d’azione, capace cioè di scendere in piazza a prendere parte a movimenti turbolenti qualora si presentasse l’occasione favorevole”. L’undici marzo il sovversivo massetano è assegnato al confino per la durata di due anni “per attività contraria all’ordinamento nazionale dello Stato” e “incorreggibilità” e il quattordici viene schedato: nel Mod. A la Prefettura di Torino scrive che è alto m.1,81 e che ha corporatura esile, fronte alta e capelli castani lisci, che, dal ‘24, ha partecipato a tutte le manifestazioni sovversive del capoluogo piemontese e che è considerato “elemento di azione”, in grado di turbare l’ordine pubblico con le sue iniziative.

Tradotto a Ponza il dieci luglio, Tosi si appella contro la misura restrittiva, ma il suo ricorso viene respinto e, il due settembre, l’anarchico è denunciato per “manifestazione sediziosa” e contravvenzione agli obblighi del confino. Rinchiuso a Poggioreale, viene condannato, il trentuno di ottobre, a quattro mesi di carcere “per avere emesso in luogo pubblico [cioè nel camerone dei confinati] grida sediziose”. Ricondotto a Ponza il quattro gennaio del ‘32, ottiene dalla Corte d’appello di Napoli la riduzione della condanna da quattro a tre mesi di reclusione e il primo aprile indirizza al Ministero dell’Interno la lettera seguente: “E’ vero che l’art.189, testo unico legge di P.S. 1931 dice che il tempo trascorso in espiazione di pena detentiva non è computato nella durata del confino. Ma se si considera che il confino si concreta in una rigorosa vigilanza da parte dell’Autorità di P.S. e che, perciò, il confinato può considerarsi in stato di detenzione, l’espiazione della pena di tre mesi d’arresto nel carcere di Napoli, mentre egli, come confinato, era già in stato di detenzione, rappresenterebbe, a suo modesto avviso, un bis in idem. E, pertanto, il sottoscritto nutre fiducia che cotesto on. Ministero vorrà, esaminato il caso, computare nella durata del confino i suddetti tre mesi di arresto…”

Il primo agosto Tosi viene nuovamente arrestato per violazione degli obblighi del confino, il nove agosto è scarcerato dopo che la Pretura di Ponza l’ha condannato a un’ammenda di 500 lire e il tredici novembre beneficia dell’“amnistia del decennale” e lascia l’isola. Tornato a Torino, abita, fino al novembre del ‘33, in via Spontini 5, poi si trasferisce al n.126 di Corso Giulio Cesare e, nel ‘34, accompagna – senza dar “luogo a rilievi” – l’anarchica Maria Bibbi (15) ad Avenza, dove la donna (16) visita lo zio Francesco Bibbi (17), già arrestato dopo l’attentato di Lucetti a Mussolini.
Rientrato nel capoluogo piemontese, Muzio valica a piedi le Alpi alla fine di aprile del ‘37, emigrando clandestinamente in Francia, poi prosegue fino a Barcellona, dove arriva insieme a Ugo Cardenti (un comunista di Capoliveri, che, in aprile, è evaso dal carcere militare dell’Elba e ha raggiunto la Corsica in barca per andare a battersi contro Franco), a Cornelio Giacomelli, a Bruno Tosarelli, a Vittorio Marchi, a Enea Landini, a Domenico Nizzi, a Giuseppe Formentoni, a Giorgio Rossi, a Armando Bientinesi, a Massimo Morisi e a Cesare Scarazzini, e si arruola in una formazione antifranchista.

Informata dell’espatrio, la Questura di Torino sollecita – il ventotto maggio – l’inclusione del Tosi nel Bollettino delle ricerche quale “anarchico da arrestare”, come si legge nella schedina n.0901 del “supplemento dei sovversivi”. L’otto agosto una spia dei fascisti racconta che Muzio si sarebbe imbarcato a Marsiglia – nel mese di maggio – su una nave diretta a Barcellona, e il cinque ottobre il console della città focese, Ettore Liberati, informa l’Ambasciata di Parigi che tutti i volontari antifascisti, che si trovavano sulla nave “Ciudad de Barcelona”, partita “da questo porto il ventinove maggio” sono morti, dopo il suo siluramento da parte dei sommergibili fascisti. Il diplomatico non è tuttavia in grado di precisare se il Tosi fosse o meno sull’imbarcazione.
Muzio è invece a Barcellona, dove dirige la sezione italiana della C.N.T. e collabora a “Guerra di classe”, il giornale che Aldo Aguzzi (18) e Domenico Ludovici dirigono dopo l’assassinio di Berneri. Nella capitale catalana si unisce in matrimonio a Adela, una militante della C.N.T., e invia più volte ai genitori e al fratello Vindice delle lettere, che giungono a destinazione, dopo essere passate per Parigi, dove – secondo la polizia fascista – è la famiglia del defunto prof. Berneri, che “senza dubbio si incarica” di spedirle a Torino. L’indirizzo, che figura sulle buste, è infatti quello della famiglia Berneri: rue de Terreneuve, 20, Paris.

In Spagna Muzio resta fino all’ottobre del ‘38, poi, tornato a Marsiglia, scrive ai genitori di avere incontrato Aldo Demi, un anarchico piombinese, che è stato volontario nella Brigata Garibaldi. In calce al foglio ci sono i saluti – per i suoi cari – di Albino Zazzeri e di sua moglie: “Saluti cari da noi tutti, famiglia Zazzeri”. Il ventisei marzo del ‘39 Tosi scrive di avere aperto a Marsiglia, assieme alla moglie Adela, un’attività commerciale simile a quella, che aveva a Torino nel ‘31: la sua lettera porta, questa volta, i saluti degli anarchici Settimo Guerrieri e Cornelio Giacomelli, già miliziani in Spagna.
Arrestato nei giorni seguenti, Muzio è rinchiuso, il ventisette aprile, nel terribile campo di internamento di Argelès, dove aderisce al gruppo anarchico “Libertà o morte”, insieme a altri 116 compagni di idee. Lasciati i reticolati, le guardie mobili e gli “spahis”, riannoda i legami con i familiari e nelle lettere nomina spesso Cornelio Giacomelli, Settimo Guerrieri, Aldo Demi e Dario Franci: del primo racconta – nel febbraio del ‘42 – che è ricoverato in ospedale, del secondo riferisce che è a Parigi, di Franci dice – l’otto ottobre 1942 – di non sapere nulla da molto tempo. Il due giugno 1943 Tosi è al Barrage de l’Aigle, da dove scrive ai genitori di non ricevere “posta” da più di tre mesi da Demi e da Guerrieri, mentre Giacomelli gli ha annunciato che gli manderà un pacco di pomodori da Perpignan.
Muzio collabora con i partigiani francesi della zona di Tolosa fino alla liberazione, poi, dopo nove anni di esilio, rientra a Torino. E nel capoluogo piemontese partecipa alle lotte operaie del dopoguerra e rimane fino alla morte, che lo coglie il tredici settembre 1990.

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Sante

In politica resistenza on 5 Giugno 2008 at 8:08 am
Sante, bandito e proletario.Protagonista nel 67 insieme a Cavallero (pentito nel 1988) di una feroce rapina a Milano. Quattro morti e sedici feriti al termine di una sparatoria che coinvolse mezza città.
Sante era un “terrone” che quando arrivò si trovo immerso in una realtà della quale la prima cosa che colse era la netta separazione tra chi i soldi li faceva e chi li faceva fare.
Sante è stato un militante del PCI. Iscritto alla FGCI, colpito dalle storie che i partigiani si raccontavano in sezione. In attesa, come molti, di una rivoluzione che doveva venire.
Crepaldi, partigiano, gli insegnò ad usare il mitra.
Con quello iniziò la sua avventura di “bandito”.
E’ stato uno dei primi, in quegli anni, a dare alle rapine una connotazione di esproprio per una giusta causa. Pensava che i soldi che prendeva servissero a finanziare armi e rivoluzioni in america latina.
Solo poco prima di essere catturato Cavallero gli raccontò che quei soldi eranoo stati sperperati.
Erano gli anni 60 ancora prima del 68.

Da una sua lettera

Volterra, gennaio 1971.
19 settembre 1970. Sono da poco le sette del mattino, passi cadenzati si odono nella sezione, la terza superiore del penitenziario di Volterra… Odo i passi arrestarsi di fronte alla mia cella, la n. 23, lo scatto del pesante passante che blocca la porta, che viene spalancata, innanzi a me due brigadieri ed una decina di guardie, vengo invitato ad uscire, obbedisco, ed in mezzo al plotone mi incammino verso l’uscita. Faccio una domanda, mi viene risposto che non sono tenuti a darmi delle spiegazioni, replico la domanda, mi informano che debbo essere isolato.
Scendo tranquillamente le scale sino ai sotterranei del castello, ove con mia grande meraviglia altri miei compagni sono già stati condotti prima. Vengo introdotto in una cella, con un letto di contenzione al centro, mi spogliano completamente nudo intorno ci sono una ventina di guardie.
In un istante mi sono addosso con calci e pugni, cerco di coprirmi, grido, chiedo il motivo di quel linciaggio, ricevo altri calci, pugni, con una cattiveria ed una selvaggità mai veduta. Fortunatamente la lunga pratica sportiva, la difesa del caraté e la robustezza fisica acquisita praticando il sollevamento pesi negli anni passati, mi sono di aiuto a parare molti colpi, che avrebbero potuto provocarmi serie lesioni. Odo gridare anche gli altri compagni nelle celle accanto, addirittura piangere e gemere di dolore. Un poderoso pugno mi raggiunge in pieno volto, mi sanguina il naso, continuano a picchiarmi, selvaggiamente, quasi la vista del sangue li avesse infuriati di più, proprio come l’istinto degli animali feroci, sto per crollare nonostante la mia resistenza fisica. Smettono, mi trascinano nel corridoio ove in uno stanzino c’è un lavabo, mi ordinano di lavarmi il volto che è ormai una maschera di sangue (forse temono che mi restino troppi segni evidenti), vengo spinto ancora fuori del corridoio, vi sono ad attendermi un numero considerevole di guardie, disposte ai due lati, vengo di nuovo preso di mira, infieriscono ancora, soprattutto con calci, il dolore mi fa annebbiare la vista, mi ritrovo pesto e dolorante nella cella, completamente nudo, mi alzo da terra a fatica, cerco di adagiarmi sul letto, mi gira il capo, la nausea, vomito, forse svengo, mi risveglio sul tardi intirizzito dal freddo, chiedo qualcosa per coprirmi, mi viene risposto che non c’è l’autorizzazione.
Intanto ho scolpito nella mia mente alcuni nomi, tre sottufficiali e un agente: P., Z., J. e M. Nelle notti seguenti sono preso da incubi, mi sveglio di soprassalto, mi sembra che ad ogni istante arrivino i miei carnefici.
Ho finalmente modo di vedere gli altri miei compagni, in condizioni pietose, A. Z. e M. A., quest’ultimo forse il più malconcio, è caduto a terra, dove numerosi calci lo hanno raggiunto in pieno.
Gli altri due, M. V. e M. C., non sono stati molto malmenati per la loro avanzata età. Sei giorni dopo dal sotterraneo siamo trasferiti in un’altra sezione, sempre punitiva ed in isolamento, dove poi ci resteremo quasi cento giorni.
La sera del 25 settembre vengo convocato sul tardi dal sostituto procuratore della repubblica generale di Firenze, il quale con mia grande meraviglia sa ogni cosa, evidentemente un compagno è riuscito ad informare la magistratura. A. Z. ed io veniamo interrogati e sottoposti ad una visita medica all’istante dal medico del carcere dottor L., per ordine. Riscontra ecchimosi ed abrasioni sui nostri corpi per cui procede all’apertura di un’inchiesta controfirmata da noi, e dal medico stesso. Dopo qualche giorno veniamo convocati dal comandante del carcere il quale ci contesta di aver opposto resistenza e di aver oltraggiato le guardie che ci portarono nei sotterranei (cosa assolutamente falsa, per giustificare le lesioni riscontrate sui nostri corpi).
Ci contesta altresì di aver introdotto una rivoltella del tipo Flobert calibro 6 nello stabilimento, che a suo dire sarebbe stata trovata nell’ufficio dei conti correnti, ove noi cinque svolgevamo il nostro lavoro di impiegati. Naturalmente, non avendo mai posseduto quell’oggetto respingiamo ogni addebito all’interrogatorio del pretore di Volterra. Nonostante ciò, siamo deferiti alla magistratura, pur avendo subito tutti quegli abusi e violenze; non solo, vengo persino citato come teste per un’altra separata denuncia nei confronti di M. V., al quale lo stesso pretore in udienza infligge nove mesi per oltraggio, per aver offeso un agente carcerario, malgrado essendo stato io stesso presente al fatto, abbia confermato dinanzi ai giudici la totale innocenza del compagno M. V.
Questi avvenimenti sono spesso di ordinaria amministrazione in parecchi reclusori italiani, particolarmente in questo di Volterra.
Le guardie carcerarie sono i più bei campioni di sadismo umano, ogni volta è un piacere per loro far parte della squadra di pestaggio, anzi taluni fanno a gara per entrarci, è una cosa bella per loro colpire in venti o trenta contro uno, linciare nel vero senso della parola un poveretto che nella maggior parte delle volte non ha commesso nulla di male, tutt’al più per aver detto qualche parola in sovrappiù…

- Dichiarazione di Sante Notarnicola.

Il pentimento e l’uso dei pentiti

In politica resistenza on 4 Giugno 2008 at 10:04 am
Dopo 24 ore di permanenza nelle patrie galere il sig. Marco Barbone decise di vuotare il sacco.Lui, l’assassino di Walter Tobagi, denunciò quelli che fino a due giorni prima erano state le persone con cui aveva condiviso tutto.
Marco Barbone è figlio benestante di una famiglia tranquilla e borghese.Gli anni a ridosso del 77 gli hanno bruciato l’anima, creato (forse) disagio per quella sua condizione di privilegiato in mezzo a tanta gente incazzata e, come tanti figli della borghesia del tempo, ha pensato di rimettere un po’ di quella “colpa” di classe imbracciando il fucile.
Di lui parla un recente libro di Fabrizio Calvi, “ragazzi di buona famiglia”.
Quello che qui voglio ricordare, è il diverso destino di chi in un modo o nell’altro ritornò pentito tra le braccia di quella classe che, per un momento di follia, aveva abbandonato.
Quello che queste persone non smettono di fare è dare lezioni e consigli agli altri.
Nella sua nuova attività il Barbone ha, tra le altre cose, recensito un libro di Jannuzzi sul caso Andreotti e sull’uso dei pentiti.Tra le parole scritte meritano una certa sottolineatura le seguenti
…Jannuzzi vi guiderà nell’intricato svolgimento di quella che chiama ‘Opera dei pupi’, il dipanarsi dei pentimenti grandi e piccoli, e del loro utilizzo…”, finendo con l’affermare “…non potete non leggere questo libro che proponiamo come testo obbligatorio di educazione civica”.

Ora, noi non siamo tra quelli che non riconoscono al pentimento una forza “morale” che fornisce all’individuo il motivo per andare avanti e non voltarsi indietro.
Siamo però contrari all’uso che poi un pentito fa di questa sua questione di coscienza.
Sarà un caso, ma un simile personaggio è finito tra le braccia di quelli che osteggiava con la pistola nel pugno.

Precedente, a quanto citato, fece un certo scalpore un suo intervento su Tempi

I terroristi? Figli che “giocano” nel cortile di casa ex-post-neo comunista. Lo dice Bossi? No, un ex “giocatore”

Ci scusiamo con i due grandi del cinema italiano per l’utilizzo del titolo del loro nuovo film. Vorremmo scrivervi qualche considerazione sull’omicidio del Prof. Biagi e il titolo più appropriato ci sembra quello scelto da Salvatores ed Abatantuomo che peraltro hanno ricevuto 500 milioni l’uno e 700 l’altro per le loro fatiche. Non male per due estremisti di sinistra (area Rifondazione) considerando che questa montagna di quattrini si assomma ad altre già percepite grazie ai favori di Silvio Berlusconi. Ma tant’è… Dicevamo delle amnesie: quella sicuramente più drammatica, è l’amnesia del ministero dell’interno che non ha scortato la povera vittima; evidentemente il fatto che le Br abbiano sanguinosamente attaccato il ministero del Lavoro negli ultimi anni, non ha significato nulla (e come vedremo, l’attenzione al ministero del Lavoro ha una sua specifica spiegazione, un significato politico). Questi pensieri ci vengono ricordando le dimissioni dell’allora ministro degli Interni Francesco Cossiga allorché venne rinvenuto il cadavere di Aldo Moro: un gesto di moralità politica che in questa occasione è mancato; e questo non fa onore al governo che pure è parte lesa in questo omicidio. Forse sono passati troppi anni dalla fine degli anni ’80, dalla fine dei grandi processi per terrorismo, per questo siamo ancora lì a titolare: “la pistola è la stessa”. E allora? Che interesse ha questo dettaglio? Nessuno, l’omicidio del Prof. Biagi non è un delitto comune, è un tragico gesto politico e come tale va analizzato.

Girotondini peggio della Cgil

La discussione più interessante si è snodata sulla questione dei girotondini, del loro livore politico, capace secondo la vulgata di centrodestra, di generare violenza politica e altro. Ha reagito vivacemente anche la Cgil dichiarandosi non disposta a rinunciare ai propri princìpi, alla lotta contro la modifica dell’articolo 18, anche e soprattutto dopo l’omicidio Biagi. (Potremmo chiosare informandovi che l’art. 18 in Italia non può essere invocato in caso di licenziamento da parte dei sindacati! Proprio così, sia che siate un dirigente sindacale sia un semplice addetto amministrativo, per voi non c’è la possibilità di reintegro perchè i sindacati sono esentati dall’art. 18. Altro poco limpido esempio di moralità politica). Ma tornando alla questione centrale, cioè se i toni debbano restare accesi o riportarsi verso un clima consociativo per evitare la deriva terrorista, come ha sostenuto fra gli altri Gad Lerner in una trasmissione su La 7, devo dire che penso che abbia ragione Sergio Cofferati, che la lotta politica non debba essere condizionata nei suoi tempi e nei suoi temi dall’iniziativa della lotta armata. Negli anni ‘70 la lotta armata ebbe una forte diffusione anche perché in realtà era divenuta l’unica forma di opposizione nel momento in cui si andava verso l’unità nazionale con il governo Andreotti, sostenuto dal Pci, che poi finì con l’omicidio Moro.

Peggio l’odio di Sciuscià di chi alza la voce

La passione politica, l’estremismo non sono di per sè motivi scatenanti della violenza politica, anzi possono esserne una causa ri-tardante. Questo anche quando l’esagerazione è feroce, come quando si vede a Sciuscià un vignettista di grido scriversi col pennarello un numero sul braccio e con lo sguardo pieno di odio aggredire verbalmente un ministro israeliano rinfacciandogli quel gesto: nel caso di specie l’amnesia è verso la Shoah, verso i kamikaze palestinesi che fanno strage di israeliani di qualunque età solo per il fatto di essere al mondo, perpetuando il genocidio nazista da una comoda poltrona mediatica e di sinistra. Fa impressione vedere una vecchia gloria dell’Autonomia operaia (Franco “Bifo” Berardi) usare argomenti come “a chi giova” o “sedicenti Br” o “regolamento di conti interno al governo”, che francamente non si sentivano più dai tempi del sequestro Sossi (1974) quando insomma per il Pci le Br erano definite sedicenti e si diceva che il terrorismo era solo fascista.

Le Br non sono marziani

Ma la vera questione ci pare essere l’appartenenza ideale ed ideologica delle Br alla sinistra italiana. Rossana Rossanda qualche anno fa parlò di album di famiglia; i brigatisti nei loro libri testimonianza, hanno sempre sottolineato la loro militanza nella sinistra storica italiana, perfino nel sindacato. Il punto è che leggendo la rivendicazione delle Br e le loro prolisse risoluzioni strategiche, si riscontra sì un tono da Terza Internazionale e c’è una forte attenzione sui temi sindacali e del lavoro, ma questi non sono marziani, definirli killer seriali non aiuta; le Br sono la deriva violenta dell’iniziativa politica superideologica che sostituisce le piazze al voto democratico, che considera il proprio avversario un nemico, soprattutto un simbolo da colpire. Il linguaggio dei brigatisti è perfettamente omologo a quello delle frange operaiste del sindacato.

Il “milieu” del terrorismo

I girotondini costituiscono, che gli piaccia o no, il milieu culturale al cui interno una scelta sciagurata come la lotta armata trova appoggio, silenzio, conformismo omertoso di stampo mafioso. Avete mai fatto caso all’atteggiamento verso i pentiti di mafia, anche i più squalificati? Ebbene costoro hanno sempre goduto nell’intellighentsia di sinistra di un trattamento di buona considerazione soprattutto quando si facevano strumento di lotta politica accusando qualche Dc di connivenza mafiosa. Ma qual è stato, invece, l’atteggiamento degli stessi intellettuali verso i pentiti del terrorismo? Tacciati di infamia e tradimento, isolamento civile e sociale (e questo lo sappiamo bene). Il peccato era ammettere le responsabilità dirette nella lotta armata di chi aveva militato nella sinistra, discutere seriamente sul fatto che l’estremismo sociale e sindacale (l’operaio sociale che oggi Negri ha mandato in pensione) era parte integrante della sinistra e aveva fatto scelte di violenza e di morte.

È la lotta di classe che genera mostri

Ma si dirà che a contraddire tutto ciò c’è l’evidente silenzio verso i G-ottini, i no global: amnesia, vi diciamo per l’ennesima volta. Le Br sono sempre state un gruppo a forte vocazione operaista, non hanno mai fatto reclutamenti di massa e hanno avuto una profonda distanza se non vero e proprio conflitto politico verso i movimenti spontaneisti, verso quella che un tempo era l’area dell’autonomia. Insomma vogliamo ricordare che in un gruppo di licenziati dalla Fiat nei primi anni Ottanta (i famosi 61, per chi non soffre di amnesia) c’erano delegati sindacali che poi si rivelarono brigatisti regolari a tutti gli effetti; era, ed è tuttora, quella dell’estremismo sindacale l’area di reclutamento brigatista. In definitiva l’amnesia è grave e a tutto tondo perchè da allora sono passati pochi mesi, perchè tutto è stato detto e scritto e i delitti politici non sono tragici gialli su cui accanirsi morbosamente, come nel caso della tragedia di Cogne. Se l’ideologia politica, il sonno della ragione genera mostri, è la lotta di classe che genera il terrorismo rosso e dall’altra parte l’amnesia ci impedisce di confrontarci con la tragica realtà che in Italia, all’interno della sinistra di classe, c’è ancora oggi chi fa una scelta di violenza politica e agisce nella clandestinità di un movimento politico, le Br, che nessuno, ricordate, ha mai ufficialmente dichiarato sciolto.

di Barbone Marco

Impressionante, vero?
Ora, chi scrive ha avuto la “fortuna” di prendere un’altra strada all’epoca.Sarà questo che mi porta a scavare ancora dentro un periodo così di merda? Forse, come si dice, non me ne sono fatto una ragione e non ho finito di elaborare il lutto.Però quando rivedo o leggo le parole di certa gente non posso non pensare che ha più dignità, per me, chi ha finito di scontare con la galera la sua “colpa” o che al massimo ha usato la dissociazione per riflettere “politicamente” su quel periodo e su quanto di devastante si produsse tra di noi.
Perché è devastante pensare ad uno che recluta “terroristi” quando ha probabilmente elaborato l’inutilità di quella cosa.E lo è ancor di più vederlo mentre uccide Tobagi sapendo quanto, in realtà, sia pronto a fare mercimonio di quel suo gesto.

Rimane la questione del periodo e delle sue ricostruzioni.Noi ci siamo ancora dentro, con il dolore, a quell’epoca per poter pensare di avere il sufficiente distacco nel produrre giudizi.
Guardiamo però alla ricostruzione e rimarchiamo la nostra distanza dai “moralisti” che si pentirono e che, per questo, mandarono in galera gente la cui sola colpa fu la partecipazione ad una riunione.
A futura memoria un vecchio articolo di Wu Ming 1

da Giap n.5, quinta serie, “Sinfonie forcaiole e dissonanze di libertà”, 29 marzo 2004

Sarà in distribuzione dal 31 marzo il libro Il caso Battisti. L’emergenza infinita e i fantasmi del passato, a cura della redazione di Carmilla, con interventi di Valerio Evangelisti, Giuseppe Genna, Wu Ming 1, Serge Quadruppani, Mauro Bulgarelli, Girolamo De Michele, Pierre Vidal-Naquet, Enki Bilal, Bernard Henri-Levy, Daniel Pennac e altri.
L’editore è NdA Press, costa 8 euro. Chi non lo trovasse in libreria può ordinarlo direttamente sul sito dell’editore.
Nell’attesa, consigliamo vivamente di leggere l’articolo che Valerio Evangelisti sta pubblicando a puntate su www.carmillaonline.com, “E Frankenstein fabbricò la sua creatura. L’orrore della stampa e dei media italiani rivelato dal caso Battisti”. Evangelisti smonta una per una le bubbole sulla vicenda giudiziaria, umana e professionale di Cesare Battisti propinate senza vergogna dall’informazione nostrana.
Nel frattempo, anche l’opinione pubblica francese è soggetta a incredibili pressioni da parte di italiani (VIP e carneadi uniti nella guerra sucia), i quali inondano web e stampa d’Oltralpe delle stesse frottole che noi continuiamo a smontare documenti alla mano pur sapendo che Lorsignori le ripeteranno facendo finta di niente.

Lorsignori sono arrivati a negare che in Italia vi siano mai state leggi d’eccezione per combattere il terrorismo. Bizzarro, dal momento che la faccenda è consegnata nero su bianco alla storia e fu riconosciuta anche dalla Corte Costituzionale nel 1982. Magistrati, giuristi e storici del diritto criticarono aspramente quelle leggi, i primi nomi che vengono alla mente sono Romano Canosa, Italo Mereu, Luigi Ferrajoli e Giovanni Palombarini.
Lorsignori sono arrivati a negare che le condanne a Battisti si basassero prevalentemente sulle voci sentite da un “pentito” a distanza di qualche anno dai fatti (Pietro Mutti).
Lorsignori sono arrivati a dire che “il terrorismo e il colore del terrorismo non c’entrano” perché Battisti sarebbe un criminale comune.
In Francia gruppi di destra hanno divulgato l’indirizzo di Battisti incitando all’aggressione. Per fortuna si trattava di un vecchio recapito.
E tutti a controbattere all’affermazione – fatta da alcune persone, non rappresentative dello spettro di posizioni nella campagna pro-Battisti – che nell’Italia degli anni ‘70 vi sarebbe stata la guerra civile. civilwar.jpg
Tutti a dire: “non fu guerra civile”, “non fu guerra civile”, “non fu guerra civile”. Per quel che ci riguarda, non l’abbiamo mai affermato. Il finto dibattito sulla guerra civile, a cui i nostri quotidiani hanno dedicato intere spaginate, è un diversivo per non discutere delle gravi storture giuridiche (e restrizioni delle libertà civili) introdotte dall’emergenza, e della pessima memoria pubblica su quelle vicende.
Anzi, si tratta proprio di una strategia per perpetuarla, questa cattiva memoria, continuando a mistificare le lotte degli anni Settanta (errori e impazzimenti compresi).
Chiunque abbia un po’ di lucidità residua si renderà conto che un dibattito sulla “guerra civile” è oggi prematuro, se si pensa che a sinistra il carattere di guerra civile della Resistenza è stato riconosciuto senza titubanze da poco più di dieci anni, grazie alla monumentale opera di Claudio Pavone Una guerra civile. 1943-1945, saggio storico sulla moralità nella Resistenza (Bollati Boringhieri, 1991).
Tornando a Battisti: una simile campagna bipartisan e transnazionale di demonizzazione mediatica non si vedeva da parecchio tempo. Hanno calpestato la verità in ogni possibile modo, e sepolto nel silenzio ogni voce critica. Chi è riuscito a trovare uno spiraglio per sfidare il conformismo è stato lapidato (ne sa qualcosa Erri De Luca).
Abbiamo notizia di diverse persone che, qui in Italia, hanno contestato le ricostruzioni a mezzo stampa, mandando e-mail a giornali e trasmissioni televisive, o telefonando a talk show radiofonici. Le loro opinioni sono state censurate e/o ignorate.
La consegna è: sbattere il mostro in prima pagina e nei titoli dei TG della sera. Premere premere premere finché il mostro non finirà in galera per il resto dei suoi anni.
A tal fine, qualunque argomento va bene, anche tirare in ballo vittime che non c’entrano niente con questo caso, come Guido Rossa o Walter Tobagi.
In particolare Walter Tobagi viene menzionato senza dire che il suo assassino Marco Barbone fu protetto e premiato dallo Stato, perché si “pentì” e con le sue rivelazioni patteggiate coinvolse mezzo elenco telefonico di Milano, e non solo.
L’orrore del “pentitismo” fu proprio questo: pluriomicidi a piede libero perché si erano venduti gente molto meno “colpevole” di loro, gente che aveva consegnato un volantino o ospitato la persona sbagliata la notte sbagliata o aveva fatto quattro ciacole al bar con un latitante.
Un tempo, non troppo tempo fa, queste cose le diceva anche Giorgio Bocca. Oggi non le dice più. Sic transit gloria mundi.
Oggi Marco Barbone firma articoli su “Tempi”, la rivista del quotidiano “Il giornale”, articoli contenenti perle come questa:
I girotondi costituiscono, che gli piaccia o no, il milieu culturale al cui interno una scelta sciagurata come la lotta armata trova appoggio, silenzio, conformismo omertoso di stampo mafioso“.
aznar.jpg“Il giornale” è sempre il primo organo di stampa a esprimere sdegno per la campagna pro-Battisti e a trasformare in argomento politico e legale il dolore dei parenti delle vittime.
Come mai una parte di questo fervore civile non lo spendono per ricordare i parenti delle vittime dei “pentiti”?
Le elezioni spagnole dimostrano che, in materia di gestione dell’allarme-terrorismo, non sempre paga tirare troppo la corda e cercare capri espiatori. Il problema è che qui in Italia, anche a “sinistra”, sono tutti dei piccoli Aznar.
Contrastare alla pari quest’offensiva è impossibile. Al momento, quel che si può fare è emettere qualche nota dissonante, rovinare almeno un po’ l’esecuzione della sinfonia forcaiola.
Note dissonanti, stridenti, come quelle emesse da Massimo Carlotto nel suo ultimo romanzo L’oscura immensita’ della morte, che affronta proprio la strumentalizzazione statale e mediatica dei parenti delle vittime.
Leggetelo, scendete in strada e unitevi alla sgangherata orchestrina della libertà.

Ma che post è quello di stratex su Kilombo?

In kilombo on 4 Giugno 2008 at 8:33 am

Ieri mattina ho letto questo su Kilombo :

Misteri della redazione

Scritto da stratex
mercoledì 04 giugno 2008
Vorrei capire i motivi di certi ostracismi. Probabilmente abbandonare kilombo sarebbe la strategia più produttiva… almeno per il fegato…

Dopo di che mi sono collegato ed il sito della home page di Kilombo mi rimanda a questo post:

http://www.ilcircolo.net/lia/1538.php.

Quello che viene denunciato è sicuramente molto grave, e siamo sollevati che ci sia gente che si preoccupa di tutelare noi, inconsapevoli beoni, dalle malefatte di “gente così socialmente riprovevole”.Anche se la data dell’inganno e la data della denuncia ci lasciano perplessi .
Su quest’ultima questione, per capire, ho chiesto delucidazioni ad Haramlik sul suo blog e lei mi ha spiegato il motivo di così tanto tempo tra la causa e l’effetto.

Il dubbio che avevo,riguardo al post, è se questo era l’intento della denuncia di Stratex o se per caso lui, in realtà, volesse parlarci di qualcosa d’altro.
Per l’esattezza di questo :http://lampidipensiero.wordpress.com/

Io l’ho chiesto a lui, che mi ha spiegato come in realtà il link fosse ad un post di Dacia Valent.
Quindi la situazione è questa.
E’ in corso una guerricciola, idiota anche se ammantata da sacri principi, nella quale qualcuno maramaldeggia taroccando i post di qualcun altro.
A me non interessa entrare nel merito del contenzioso perché non me ne frega una cippa di niente, però non ho nessuna intenzione di stare qui a leggere che c’è qualcuno che si preoccupa del fatto che qualcun altro abbia gabbato la mia buona fede utilizzando come metodo, per dimostrare questa sua verità, il falso ed abusando della sua posizione.

Spero che questo/i cavalieri e crociati della correttezza, di cui leggiamo il profondo amore per il genere umano, abbiano la compiacenza di togliersi dai coglioni.
Noi ci bastiamo e non abbiamo bisogno di angeli custodi siffatti.

Il Richistan, come si vive nel paese dei ricchi

In economia on 3 Giugno 2008 at 11:05 am
Robert Frank è senior special writer (non chiedetemi cosa significhi) del Wall street journal, ha scritto un libro il cui titolo è Richistan. Io sono stato uno dei 3 che lo hanno acquistato in Italia.
In questo suo scritto Robert ci parla del mondo dei ricchi negli USA, della sua imporanza, di ciò che significa per l’economia americana, dei loro stili di vita e delle loro paure.

Lo “stato” del Richistan ha una sua consistenza di massa negli USA.Le statistiche che vengono citate indicano in circa 9 milioni le famiglie che fanno parte di questo paese.
Di queste circa 7,5 milioni hanno un patrimonio tra 1 e 10 milioni di dollari, 2 milioni tra 10 e 100 milioni di dollari e alcune migliaia superano i 100 milioni.

Questa specie di nazione, così dice Robert, si è lasciata alle spalle gran parte dell’America tanto che se, nel 2005, i redditi medi delle famiglie americane erano sprofondate per il 5° anno consecutivo (3000 dollari in meno rispetto al 2000-cifra adattata all’inflazione), i loro (redditi) sono aumentati con tassi di crescita a due cifre.

L’aumento di questo gap significa, anche, che l’1% dei più ricchi controlla il 33% della ricchezza totale.Così come una fetta corposa dei consumi e dei lavori a questi legati dipende dalla loro consistenza e fortuna.Secondo l’analista finanziario Dan Gross, nella sola città di New York, l’1% dei più ricchi può sostenere circa 150.000 posti di servizio.
La natura di questa ricchezza, il più delle volte, è improvvisa.Nel mix di crescita dei mercati finanziari, nuove tecnologie e libera circolazione delle merci, Robert identifica proprio nella espansione finanziaria l’elemento determinante nell’avanzata di questa classe di soggetti.

Settori quali le assicurazioni, i fondi comuni d’investimento e le pensioni hanno a disposizione liquidità per 46.000 miliardi di dollari che, dal 2000 ad oggi, sono cresciuti di quasi un terzo.
La massa enorme di questo danaro, sommata alla crescita del valore delle azioni scambiate (passate dal 90 ad oggi da 3.000 miliardi a 17.000), al fatto che le riserve della banca centrale sono raddoppiate, fino a raggiungere i 4.000 miliardi, hanno creato le condizioni per nuove opportunità e fortune per figure di “imprenditori” nuove come i Money Mover o i CEO delle aziende che aumentano la loro ricchezza in funzione della crescita del “valore” di ciò che gestiscono da manager.

Il circuito che si è messo in moto trascina, dietro di sé, una serie di elementi “dirompenti”.
In primo luogo, in moltissimi casi,questa espansione viene fatta a debito.
I dati raccolti descrivono bene questo fatto:
-L’1% più ricco, degli statunitensi, ha contratto debiti per 383 miliardi tra il 1995 ed il 2004,
-Mentre l’indebitamento è cresciuto del 235% in 15 anni, la loro ricchezza cresceva meno della metà del debito contratto
-Il 5% più ricco degli USA è responsabile del 20% dell’indebitamento totale.

In secondo luogo questa rincorsa allo status simbol si porta dietro una fetta consistente di classe media.
La filosofia che permea questa parte di società è quella della “dimensione” per apparire.Questo fatto ha come conseguenza nuovi standard che molti cercano di seguire e raggiungere.
La caduta sulla società, per l’economista Robert H. Frank, è quella di una insoddisfazione dei più rispetto al proprio stile di vita, di una crescita “dell’invidia sociale” e di un costante aumento dell’indebitamento individuale per stare dietro ai nuovi stili di vita.
“Di conseguenza, gli americani stanno spendendo più di quanto guadagnano in beni di lusso inutili per dimostrare il proprio status, proprio come fa il paese, che non finanzia adeguatamente settori in difficoltà come il sistema scolastico pubblico, la costruzione di strade e ponti, la sanità e l’ambiente”

In caduta, minore tempo per la famiglia ed aumento del conflitto all’interno del proprio nucleo di affetti ed amici.

Il terzo aspetto, sempre di carattere “filosofico” ,è ben sintetizzato dalle parole di Galbrait “Danno da mangiare molta biada al cavallo sperando che un po’ vada anche agli uccellini”
In questo la “speranza”, secondo Andrew Carnegie, che ” la ricchezza in eccesso dei pochi diventerà la proprietà di molti perché amministrata in vista del bene comune; e se questa ricchezza passa attraverso le mani di pochi, può però diventare una forza assai dirompente per il progresso dell’umanità”
Singolare visione di una elite che, da questo punto di vista, non si pone una questione di “democrazia” consapevole e partecipata per lo sviluppo, ma assume l’idea della classe eletta.
In attesa che tutto questo si avveri, per il nostro bene, quello che possiamo percepire è che ,nel nome di un progresso a vantaggio di pochi, tutto sia possibile per permettere la sostenibilità del loro costante arricchimento allo scopo di sostenere consumi e stili di vita che per la stragrande maggioranza sono una chimera.
Nello stesso tempo che percezione possono avere del “bene comune” persone per le quali, come dichiarano nel libro, “che differenza volete che faccia passare da 40.000 a 60.000 $ per rifornire una barca che ne costa 50 milioni di dollari?”
Però è in questo diabolico inghippo la forza “condizionante” di questa massa di individui.Far percepire come possibile la realizzazione di un “sogno” senza specificare a scapito di chi.

Senza commenti

In kilombo on 3 Giugno 2008 at 6:02 am

Fonte:terrorpilots

La morte di un troll: ho scoperto chi è Franca Brambilla… un tale Sir Percy Blakeney..

5 Novembre 2006 alle 23:20

swampthing

Curiosi eh? Vi dò un aiutino: viene da Como. Scrive su vivereincoma.com, il blog dove sfoga il suo Io represso. Su BlogGoverno fa il troll con il nick “Fabio“. Su OkNotizie vota tutti i post Ok di Inpolitica e NO i miei, il suo nick è Latagliola.

Brambilla è Fabio su BlogGoverno, ci sono dozzine di IP che ho incrociato. Ma Fabio è un troll anche lui.

Quando Brambilla ha fatto il suo primo commento su terrorpilots?
il 21 agosto 2006 alle 16:56 … allora non scriveva come un cretino, scriveva cretinate ma in italiano…
leggete qui: Immigrati, clandestini e Isabella Bertolini

e qui ha fatto un errore, ha commentato con il suo vero nickname su Bloggoverno, stessa data stessa ora, qualche minuto di differenza… vero nickname, perché era un autore di Bloggoverno e, oltre che a fare il troll sul mio blog, stava cercando rissa in tutte le maniere possibili.
leggete qui: Propaganda antisemita…senza frontiere.

Gli IP number coincidono, quindi non c’è possibilità d’errore, in quanto due utenti diversi non possono avere lo stesso IP nel medesimo momento.

Il suo nickname è Sir Percy Blakeney

Senza commenti

In kilombo on 3 Giugno 2008 at 6:02 am

Fonte:terrorpilots

La morte di un troll: ho scoperto chi è Franca Brambilla… un tale Sir Percy Blakeney..

5 Novembre 2006 alle 23:20

swampthing

Curiosi eh? Vi dò un aiutino: viene da Como. Scrive su vivereincoma.com, il blog dove sfoga il suo Io represso. Su BlogGoverno fa il troll con il nick “Fabio“. Su OkNotizie vota tutti i post Ok di Inpolitica e NO i miei, il suo nick è Latagliola.

Brambilla è Fabio su BlogGoverno, ci sono dozzine di IP che ho incrociato. Ma Fabio è un troll anche lui.

Quando Brambilla ha fatto il suo primo commento su terrorpilots?
il 21 agosto 2006 alle 16:56 … allora non scriveva come un cretino, scriveva cretinate ma in italiano…
leggete qui: Immigrati, clandestini e Isabella Bertolini

e qui ha fatto un errore, ha commentato con il suo vero nickname su Bloggoverno, stessa data stessa ora, qualche minuto di differenza… vero nickname, perché era un autore di Bloggoverno e, oltre che a fare il troll sul mio blog, stava cercando rissa in tutte le maniere possibili.
leggete qui: Propaganda antisemita…senza frontiere.

Gli IP number coincidono, quindi non c’è possibilità d’errore, in quanto due utenti diversi non possono avere lo stesso IP nel medesimo momento.

Il suo nickname è Sir Percy Blakeney