pensareinprofondo

Archivio per 6 Dicembre 2008

Scalfari ed Uriel disegnano scenari e previsioni

In economia, guerre on 6 Dicembre 2008 at 2:33 pm

Navigando ho trovato questo scambio di opinioni tra Uriel e Scalfari, ve lo propongo.

Scalfari
NON c’è un solo allarme rosso sul quale occorra tener fisso lo sguardo per comprenderne le cause e prevederne gli effetti con quotidiano monitoraggio. Ce ne sono tre, che insidiano la nostra vita dei prossimi mesi alimentando le nostre incertezze e i nostri timori.

Due hanno dimensioni nazionali e sono l’allarme sul funzionamento della giustizia e quello che viene definito la questione morale. Il terzo ha dimensione mondiale ed è la crisi dell’economia, la recessione americana diffusa ormai su tutto il pianeta, il pericolo che la recessione si trasformi in deflazione e che questa degradi ulteriormente in depressione.”

Uriel
“Vediamo di dare qualche astratto di questi numeri. Gli Hedge funds hanno creato pseudo-valore per una cifra che e’ 20 volte il PIL del mondo.

Esatto. Il PIL DEL MONDO. Si sono inventati soldi per cifre pari a 20 volte un anno di PIL di tutto il mondo. Lo hanno fatto crescendo “lentamente” ma inesorabilmente, pagando premi di miliardi di dollari all’anno ai loro dirigenti (si’, avete letto bene: miliardi di dollari di compenso) e specialmente, piano piano hanno inquinato ogni cosa.”

Scalfari
“Il capitalismo americano (e sul suo modello tutto il capitalismo internazionale) ha vissuto da decenni sulle bolle speculative. Sono state le bolle a far battere al massimo i pistoni del motore americano, locomotiva di tutto il resto del mondo. Le bolle, cioè il credito facile, cioè la speculazione.

Ma le bolle, dice Stiglitz, dopo la durissima crisi che stiamo vivendo non si ripeteranno più. Non nella dimensione che abbiamo visto all’opera negli ultimi anni. E quindi non esisterà più un capitalismo come quello che abbiamo conosciuto, basato per quattro quinti sui consumi.”

Uriel
“Ma non e’ questo il punto: il vero punto e’ il dato numerico: 20 volte il PIL mondiale.

Questo significa essenzialmente che non c’e’ nulla da fare. E’ come se un pianeta con la massa di Giove si dirigesse verso la terra: non abbiamo strumenti per fermarlo. E lo stesso per gli Hedge Funds. Non ci sono strumenti.

Anche mettendo insieme tutti gli stati del mondo in uno sforzo straordinario, non si riuscirebbe a scalfire la massa di cartaccia nella quale bot, monete, azioni, si trasformerebbero.”

Scalfari
“Subentrerà probabilmente un capitalismo basato sugli investimenti e su una redistribuzione della ricchezza mondiale e, all’interno dei vari paesi, della ricchezza tra i vari ceti sociali. Si capovolgerà lo schema (finora imperante) che vede la redistribuzione del reddito e della ricchezza come una conseguenza dipendente dalla produzione del reddito e dei profitti. Sarà invece la redistribuzione a mettere in moto la produzione e i pistoni del motore economico.

Ricordo a chi non lo sapesse o l’avesse dimenticato che fu l’allora giovane liberale Luigi Einaudi a propugnare (era il 1911) un’imposta unica basata sui consumi e un’imposta patrimoniale di successione che al di là d’una certa soglia di reddito passasse i patrimoni con un’aliquota del 50 per cento da impiegare per ridistribuire socialmente la ricchezza. Forse, con un secolo di ritardo, ci si sta dirigendo verso soluzioni di questo tipo. Lo chiameremo ancora capitalismo? Oppure come?”

Uriel
“Ci sono tantissime variabili macroeconomiche in gioco.

  1. Gli Hedge hanno investito spessissimo in titoli di stato da usare come titoli di riferimento “risk-free”. Direttamente o indirettamente, il lorofallimento blocchera’ le aste dei debiti pubblici. Non importa che una nazione abbia il 30% del PIL di debito il 106%: se l’asta va deserta, il paese va in default oppure stampa soldi. In caso di fallimento di qualche Hedge, i governi sovrani accetteranno di andare in default pur di restituire soldi ad entita’ gia’ fallite, prive di eserciti, e peraltro eticamente discutibili di fronte agli elettori e ai cittadini? Difficile.
  2. Gli Hedge hanno spesso speculato sui mercati forex. Con cifre mostruose, assorbendo parte delle mostruose inflazioni del mondo, quali l’indice M3 del dollaro, per dirne una. Nazioni militarmente possenti accetteranno un disastro economico provenire da questi enti, o faranno leggi ad hoc per annullare i debiti con gli Hedge funds?
  3. Gli hedge hanno speculato nel mondo dei futures, specialmente sulle materie prime. Oggi che il petrolio e’ crollato, triliardi di dollari stanno tornando in circolo perche’ ai compratori di petrolio non serviranno piu’. Gli Hedge stanno realizzando ancora scommettendo al ribasso sui futures, cosa che produce il ribasso perche’ loro ne detengono quantita’ impressionanti. Ovviamente ad un certo punto i produttori non avranno convenienza a vendere ad un prezzo cosi’ basso, e si aprira’ una forbice tra futures e prezzi. Ed i futures diventeranno carta straccia. Paesi esportatori , grandi importatori, paesi molto commerciali accetteranno di avere le economie in ginocchio pur di rispettare i contratti futures, o li renderanno invalidi con leggi ad hoc?
  4. Fondi pensionistici. Gli Hedge funds hanno, mediante fondi di fondi, o fondi di fondi di fondi, investito o reinvestito in fondi pensionistici. I paesi con dei welfare gestiti dallo stato rimarranno a guardare (eccetto quando a loro volta i fondi pensione non rinnoveranno piu’ i loro titoli di stato). Nazioni come gli USA si possono permettere di perdere quasi tutto il loro sistema pensionistico? Esiste la possibilita’ politica di mettersi contro cosi’ tanti elettori?

Scalfari
Anche in Italia tuttavia, come altrove, la crisi finora ha soltanto graffiato la pelle ma non ha ferito né i muscoli né i tendini. Si consuma un po’ meno, si investe poco o nulla
Il nostro governo e il nostro ministro dell’Economia sostengono che in Italia le cose andranno meglio perché le banche qui da noi sono più solide che altrove e i conti pubblici “sono in sicurezza”. Salvo il debito pubblico, ma la colpa di quella voragine fu creata negli anni Ottanta e quindi riguarda la precedente generazione.

Quest’ultimo punto del ragionamento è esatto; che le nostre banche siano solide è una fondata speranza; ma che le nostre prospettive siano migliori degli altri paesi è una bufala delle tante che il governo ci propina. Noi non stiamo meglio, stiamo decisamente peggio, ci tiene ancora a galla l’euro senza il quale staremmo da tempo sott’acqua. Stiamo peggio perché non abbiamo un soldo da spendere.”

Uriel

“Boh. In generale, sarebbe opportuno che i valori stampati NON superassero il valore del PIL mondiale. Ma e’ un sapere che conta poco, perche’ bisognerebbe disciplinare tutte le nazioni del mondo. Figuriamoci.

Potremmo dire che la creazione di valore cartaceo dovrebbe essere monopolio delle banche centrali, ma anche questo serve a poco. Piu’ volte la FED ha stampato soldi per andare incontro ai problemi degli speculatori. Quindi, neanche le banche centrali sono una garanzia. E poi, lo dite voi agli svizzeri che devono comandare le banche, quando sono le banche a comandare gli svizzeri?

Potremmo dire che la globalizzazione abbia fallito, ma gli Hedge sono stati un fenomeno anglosassone. Che colpa ne hanno, che so io, i paesi africani?

Qualsiasi cosa diciamo, il problema vero e’ che nessuno sta proponendo qualche cosa, qualsiasi cosa, nel caso falliscano gli Hedge. Anche gli analisti che provano a pensarci sopra, non fanno altro che sciorinare consigli generici.

Insomma, potrebbe cadere il cielo. Non sara’ la fine, ma sicuramente sara’ un nuovo inizio.

Di che cosa, onestamente non lo sa nessuno.

Se sentite dire che e’ fallito un Hedge, fate scorta di cibo e comprate un’arma. Magari non servira’. Nel caso…”

Scalfari
“La stampa americana parla ormai correntemente di “great depression, part 2″ riferendosi a quella del ‘29, le cui conseguenze devastarono gli Stati Uniti e l’Europa per otto anni. Ce ne vollero poi altri due affinché cominciasse un nuovo ciclo di crescita economica il cui mostruoso motore fu l’industria degli armamenti e la guerra scoppiata nel 1939, con i suoi milioni e milioni di morti, compresi quelli di Hiroshima e Nagasaki e lo sterminio dell’Olocausto.”

Il PD, stante lo scenario, ha deciso di occuparsi di altro.Ferrero è interdetto perché non conosceva gli hedge, i riformisti( che più riformisti non si puo’ )vedono realizzata la profezia del mago “Otelma” sulle ANALOGIE tra destra marziana e psudo sinistra salottiera (però sono interdetti anche loro avendo già sparato la cartuccia Keynes e quella Sraffa).
Berlusconi, per rilanciare i consumi e l’economia, farà regali a tutti.

Fonti
http://blog.wolfstep.cc
http://www.repubblica.it/2008/12/sezioni/economia/crisi-5/scalfari-7dic/scalfari-7dic.html?ref=search

Questo post è stato scelto da: www.comedonchisciotte.org (2420 letture)

Mosley, decrescita ed elementi di socialismo nella formula 1

In CRONACA, economia on 6 Dicembre 2008 at 11:53 am

Quella che segue è una intervista di Mosley che detta la sua ricetta per “salvare” la formula 1.
Perché tratto l’argomento? Perché ,paradossalmente, le indicazioni del nostro individuano alcune “soluzioni” che riportano un po’ al tema dello sviluppo “infinito” di un sistema che, alla fine, non riesce più a trovare il bandolo della relazione tra chi crea ricchezza (vera) e chi no, tra un sistema che, a fronte di risorse scarse, cerca delle soluzioni alternative per dare un futuro al sistema stesso e chi pensa di poter adottare politiche da “pannicello caldo” per risolvere situazioni giunte al punto di rottura.
Ci sono elementi di decrescita nella ricetta di Mosley? E che conseguenza hanno sull’intero sistema aggregato (fornitori di servizi, lavoratori iper specializzati etc.)
Scherzosamente potremmo pensare che il “Kompagno” sadomaso Mosley pensi ad una redistribuzione delle risorse e ad una rinuncia da parte di chi più ha.
Un uso della tecnologia di base utile per tutti contro una tecnologia che offre vantaggi infinitesimali ed antieconomici, impercettibili dal punto di vista del loro “valore d’uso”.
Il taglio dei costi che il sistema non si può più permettere.
Una limitazione della concorrenza agli elementi utili al sistema.

Se rapportiamo tutto ad una scala diversa che cosa possiamo immaginare per il nostro futuro?Che tipo di società ne può venir fuori da una ricetta del genere?Quali regole?
Ieri Repubblica ospitava un articolo che trattava di economia con la logica del dietologo. Secondo quell’esimio pensatore il “sistema economico” deve dimagrire dai propri eccessi per ritrovare la forma e ripartire.Come se non stesse già dimagrendo di suo.E poi, parlando di gente in carne ed ossa, chi dovrebbe dimagrire?
Il recente rapporto del Censis è stato brutalmente sintetizzato in uno slogan” gli Italiani sono nel panico, ma c’è futuro”
A parte la considerazione che futuro ci sarà sempre ( a meno di cataclismi e processi di estinzione del genere umano) la questione è capire su quali contenuti si costruirà questo futuro.

C’è chi vede un ritorno alla terra di masse infinite di individui, la riscoperta dell’orto e del villaggio e via discorrendo.Anche fosse così ( ma nel 1929 che accadde negli USA? tutti contadini o poveracci itineranti senza bussola?) ma su quali relazioni baseranno i rapporti quegli individui? Su quali valori di fondo cementificheranno la loro società ed il loro modello di vita?
Costruiranno steccati intorno al loro orticello o no? Permetteranno la libera circolazione di individui e di carovane piene di manufatti o no?Tenderanno a far crescere il loro pezzo di terra condividendolo con altri e cooperando o penseranno di cooptare i più deboli ed i meno capaci?
Avranno bisogno di scienza o confideranno solo sulla loro esperienza?
Ed una società che tende a chiudersi genera o elimina questioni come il razzismo, la paura del diverso?

Giovedì scorso ho ascoltato su “annozero” una intervista ad alcuni componenti dell’Onda.Erano studenti universitari che, più o meno, esprimevano la stessa posizione.Parlavano della propria condizione di precari, sottopagati, stagisti che regalano tempo e valore alle aziende ricevendone in cambio nulla, come di qualcosa di nuovo (dal punto di vista sociologico) nella società.
I discorsi che ho ascoltato, anche se coinvolgenti dal punto di vista emotivo e solidale per la loro situazione (che è anche la mia), non mi piacevano per nulla.
Davano la sensazione di persone impegnate si in un movimento ma avvitati su se stessi e basta.Come se la loro sofferenza fosse il risultato di cambiamenti epocali nella organizzazione del lavoro, e non un prosieguo di scelte e politiche che non sono una novità per nulla. Scelte cristallizzate (come ha scritto qualcuno da Pensatoio) da norme e consuetudini giuridiche vecchie di secoli. Perché manca la coscienza a costoro? Perché manca il salto logico nei discorsi che fanno? Perché non provano a ricostruire un tessuto di classe che, partendo dalla condizione e dal posto che occupano nella società, si organizzi e rovesci il tavolo ed i commensali che vi siedono attorno?Classe, non soggetti.Moltitudine, non individui frustrati ed incazzati ma soli.Società con un progetto, non mille rivoli di pensiero senza denominatore comune e forza.

Nella storia dell’umanità quelli che non mancano sono proprio i riferimenti storici, le esperienze.La crisi finanziaria non è una novità, forse (sicuramente) ha una forza diversa e più invasiva ma è già stata sperimentata da segmenti di società sempre più complesse ed articolate nel corso dei secoli.
Non manca quella memoria storica eppure ci sono ricascati dentro.Tutto questo cammino per ritornare al punto di partenza?
Ritornare all’orticello per iniziare un cammino che ci riporti qui tra 30 anni, come par di capire leggendo il rapporto del Censis?Ancora con gli stessi interrogativi e senza cambiare, nella sostanza, proprio nulla?

Fonte: Gazzetta dello sport
“Sono in contatto costante con Montezemolo — spiega Mosley — ma le proposte Fota si limitano a ridurre del 20-30% gli attuali budget di 200-300 milioni. Noi proponiamo una riduzione fino all’80%. Con motore e cambio standard, e tutti i tagli, si potrà vincere il Mondiale con 50 milioni al massimo per team”. Attualmente 50 milioni non bastano per il catering delle big.

OPZIONI - Motore e cambi standard, non unici. Le case potranno continuare a costruire propulsori, ma bloccando lo sviluppo, che è già congelato. Mosley propone di tagliare tutto quello che il pubblico, ai circuiti e in tv, non vede. “Solo i meccanici sanno la differenza tra il cambio attuale da 10 milioni, e quello da uno che proponiamo noi e che pesa 5 kg di più. I team spendono un mucchio di soldi per bulloni da fantascienza, dotti dei freni, una quantità di pezzi per ottenere un millesimo di secondo di vantaggio. Limitiamo la concorrenza e la competizione ai soli elementi utili”. Il piano Mosley prevede massima libertà per le geometrie delle sospensioni, da realizzare con materiali poco costosi, invece che multimilionari. Limiti massimi allo sviluppo aerodinamico. Libera concorrenza per il sistema di recupero di energia: “Il Kers sarà su tutti i veicoli stradali tra 40 anni”.
DIPENDENTI E STIPENDI - Tagli massicci al personale: “Non si può più andare avanti con organici di 700-1000 impiegati. Ai box conserveremo il personale visibile, per guasti e rifornimenti, ma gli addetti alle telemetrie, i costi enormi delle telemetrie, possono sparire, non li vede nessuno. Tagli ai compensi dei piloti. “Molto più facile che licenziare 500 persone. Pagare un pilota un milione invece che 20 è sempre molto, rispetto alle alternative per lui”.